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the genomeBenché esistano continenti dove la fantascienza letteraria ha un notevole ritorno economico e uno stuolo di appassionati (vedi l’estremo Oriente), per l’appassionato occidentale il bacino di riferimento rimane ancora quello angloamericano, nonostante comincino ad arrivare in traduzione alcuni tra gli scrittori più noti al di fuori dell’insieme di chi scrive in lingua inglese.
In questo trend va iscritto anche il successo dello scrittore russo Sergei Lukyanenko (per comodità e per averlo letto nell’edizione Open Road Media userò la traslitterazione inglese), noto a livello internazionale per la pentalogia de I guardiani della notte e relativo codazzo di film, che ai tempi conquistarono parecchi ammiratori.
A quanto pare Open Road Media ci crede davvero, perché a Dicembre 2014 è uscito un romanzo fantascientifico dello stesso autore, slegato dal ciclo che lo ha reso celebre. The Genome, pubblicato in Russia nel 2000, è stato un titolo di successo in patria, generando successivamente una serie composta di prequel e sequel ambientati nello stesso universo.

Avevo sentito parlare più che bene di quest’autore e, allettata dall’idea di cambiare punto di vista e geografia sulla solita faccenda futuro-astronavi-eugenetica, ho deciso di dare un’occhiata a questo titolo. Se devo essere sincera, inizialmente credevo e speravo che si rivelasse il solito romanzaccio pulp in salsa SF che la copertina sembrava suggerire (copertina che avevo notato per via della somiglianza tra i tratti somatici dell’astronauta e Benedict Cumberbatch), in modo da poterlo abbandonare senza troppi rimpianti e contemporaneamente poter dire di averci provato.
Invece The Genome si è rivelato da subito un libro intrinsecamente russo, con una ricchezza di linguaggio (anche in traduzione) e un’aura letteraria che non mi forniva scuse per abbandonare in prima battuta il romanzo. Niente di eccezionale, sia chiaro, ma gli scrittori russi si lamentano spesso della povertà del lessico inglese e qui la differenza con un certo tipo di autore americano focalizzato sul contenuto ma disinteressato alla letterarietà della forma si sente molto.

The hardest thing is half-knowing, half-truths.
They give you neither freedom, as does complete ignorance, nor any direction, as does truth. But if you are unlucky, they bring you a full measure of defeat.

Sulla trama però sin dall’inizio ho avuto qualche perplessità. Il libro è diviso in tre parti e si presenta per i due terzi come una space opera dallo stampo piuttosto classico. Alex Romanov, il protagonista, è un pilota di astronavi appena ripresosi da un terribile incidente che l’ha costretto a letto per mesi, mentre la metà inferiore del suo corpo veniva rigenerata artificialmente.
Appena dimesso, riesce a trovare un ottimo ingaggio biennale come comandante della Mirror, una piccola astronave moderna. Le coincidenze e le tempistiche con cui ottiene il posto sono così fortunose da fargli dubitare un inganno, ma si trova in disperato bisogno di denaro. I soldi così ottenuti li investe per aiutare una tredicenne di nome Kim, incontrata per caso e sulla soglia della sua metamorfosi senza soldi e assistenza medica.

Il fulcro tematico centrale nel romanzo è infatti l’eugenetica: i terrestri si sono espansi nell’universo grazie agli spesh, una fetta di popolazione programmata geneticamente per assolvere specifiche funzioni (combattente, pilota, prostituta, ingegnere, psicologo, investigatore, astronavigatore), influendo non solo sui tratti fisici, ma anche su quelli comportamentali e caratteriali. A differenza dei naturali, Alex può contare su un corredo genetico migliore e prospettive lavorative più sicure, ma si trova a fare i conti anche con un animo artificialmente filantropico e l’incapacità di provare amore per gli individui, modifiche che si sono sviluppate quando ha superato “la metamorfosi”, un doloroso processo evolutivo a livello fisico e psicologico che avviene in età adolescenziale. La misteriosa ragazza che ha incontrato sta per affrontarlo in condizioni così pericolose da rischiare la vita e Alex è “obbligato” dalla sua stessa programmazione genetica a preoccuparsi per lei e soccorrerla, anche se ciò significa accettare un lavoro parecchio sospetto di cui non sa nulla.

I primi due terzi del romanzo sono abbastanza omogenei e presentano le esplorazioni di vari pianeti alieni da parte di Alex e la progressiva conoscenza del variegato e problematico equipaggio che ha assemblato in poche ore: c’è Janet Rello, un ex soldato di Eben (pianeta messo in quarantena per siglare la pace con alcune specie aliene) programmata da una setta religiosa per uccidere gli Altri (termine dispregiativo per descrivere i non umani) e ora teoricamente inoffensiva grazie a lunghissimi cicli di terapia, c’è il naturale Puck, astronavigatore omosessuale specializzatosi senza aiuti genetici e c’è Kim, fuggita di casa con un segreto prezioso e una specializzazione piena di sorprese. A rendere più complesso questo canovaccio classico c’è sia il confronto con le razze aliene dai rituali e dagli obiettivi inumani (c’è chi prevede l’omicidio rituale, chi ha una società matriarcale con la popolazione maschile geneticamente modificata per amare senza riserve le proprie principesse, il tutto collegato dagli ipercanali, una sorta di autostrada spaziale che permette di saltare da un pianeta all’altro) e soprattutto una riflessione sui destini futuri dell’impero umano. Per esempio, gli spesh sono una razza superiore o sono moderni schiavi, creati per preservare l’umanità sacrificandone l’individualità?

Everyone’s creating slaves. Strong arms, sharp eyes, excellent mind, beautiful figure – what else to demand from a slave?

Christianity, free enterprise, communism, the genetic revolution…And always the same thing – equal of opportunity…the thing that never existed in the first place.

Sta inoltre prendendo piede la pratica della clonazione, fortemente osteggiata da parte degli spesh stessi, perché sul lungo periodo rischia di renderli obsoleti come gli stessi naturali.

All’inizio della terza parte, quando il lettore comincia a chiedersi quale sia il punto dell’intera vicenda, c’è un vero e proprio salto dello squalo, un cambio così repentino di genere e ritmo da lasciare veramente perplesso il lettore. Non sarebbe nemmeno un difetto così rilevante, se non fosse che lo scrittore stesso ha creato un romanzo squilibrato, costretto ad aumentare vertiginosamente il ritmo per chiudere quanto aperto nella terza parte e a spostare bruscamente il focus dalle riflessioni di Alex dalla sua condizione agli sviluppi di un genere che Lukyanenko non padroneggia al meglio, rendendo piuttosto prevedibile la risoluzione del mistero in questione (e creando un cammeo letterario abusatissimo, pretestuoso e a tratti ridicolo).

Il lato positivo del romanzo è che si sente marcatamente la differente provenienza culturale russa dell’autore e non solo per alcuni dettagli quasi da stereotipo, come la modifica genetica agli spesh perché possano bere a piacimento senza risentire degli effetti negativi. Anche sotto il profilo sessuale è un romanzo più spontaneo e ricco della media puritana americana, con l’autore che ritrae il futuro come un mondo in cui il sesso è riconosciuto come un bisogno da soddisfare senza necessarie implicazioni sentimentali, in maniera giocosa, con consolidate realtà virtuali fornite dai datori di lavoro, dedicate alle perversioni più consone alle modifiche di ogni tipologia di spesh.

Sergei Lukyanenko

Sergei Lukyanenko

Quello che proprio non mi ha convinto è la supposta dimensione parodistica che l’autore dichiara. The Genome infatti vorrebbe essere una parodia della vecchia fantascienza americana alla Heinlein con il suo approccio sessista e machista allo spazio. Il problema è che certe battutacce e alcune problematiche scene di stupro non godono mai di un passaggio che espliciti la condanna o l’intento parodico, tanto che sembra più una copia carbone acritica. Il che è parecchio irritante.
Senza spoilerare troppo, nel libro ci sono due scene forti di stupro: la prima, giustificata dalla trama e pregna di senso, si svolge su Heraldica, un pianeta dove si sono ritirate tutte le famiglie nobili della terra, convincendo un certo numero di persone a diventare spesh servitori sotto il loro assoluto dominio. Dallo spazio sopra il pianeta Alex assiste disgustato a una scena di caccia a una serva, che viene inseguita e poi stuprata dai cacciatori. La poveretta non si rende nemmeno conto di quanto successo, perché “bloccata” dalla sua modifica genetica; una scena raccapricciante in uno dei passaggi meglio riusciti del libro, che apre gli occhi ad Alex circa le implicazioni servili della sua condizione.

La seconda scena però, nelle battute finali del libro, è violenta in modo del tutto gratuito e vede l’aggravante di Alex che induce questo crimine per tentare di prevenirne un altro. Sia in questo che in altri frangenti, Janet e Kim sono personaggi utilizzati esclusivamente ai fini dell’autore e di Alex, sempre pronte a soddisfare i bisogni narrativi di uno e sessuali dell’altro (perché ovviamente al protagonista nessuna donna resiste a lungo), senza una vera e propria libertà d’azione. Se doveva essere parodia, dov’è il ribaltamento, dov’è il passaggio in cui l’autore chiarisce la sua posizione a riguardo? Una scusa o un approccio particolarmente pigro, trend purtroppo costante nella fantascienza odierna, in cui fior fior di personaggi femminili vengono sottoutilizzati o ridotti a oggetti sessuali con il paravento dell’intento parodico o dell’omaggio.

Come sempre, ho realizzato una piccola selezione del meglio del peggio del sessismo spaziale per voi:

Somehow outer space always increased women’s longing for same sex love.

Alex happily noticed her willingness to get snacks ready. Had Janet been a feminist, no one could have gotten her into the kitchen, even at gunpoint.

His best achievement must have been participating in the traditional graduate orgy at the pilot academy.

…or perhaps she did it simply out of every woman’s ineradicable need to look as seductive ad possible.

“Captain, no one treats women more tenderly and gently than we gays!

Lo leggo? Difficile dare un giudizio a un libro che alterna passaggi memorabili, colpi riusciti a micidiali botte di WTF!?, salti dello squalo e stereotipi da taverna. Probabilmente sarebbe meglio cominciare da i guardiani della notte e lasciare questo titolo ai veri fan dell’autore. Sicuramente non lo comprerei.
Ci shippo qualcuno? Macché, figurati.

Ho ricevuto gratuitamente una copia digitale del libro in anteprima dall’editore tramite NetGalley in cambio di una recensione. Data la discreta stroncatura, avrete avuto modo di notare che questo passaggio non ha influito sul mio giudizio. 

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