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Schermata 2015-01-19 a 19.03.13Dopo il tifo da stadio, l’attesa e le reazioni a caldo durante l’annuncio in diretta Youtube delle candidature agli Oscar 2015, ho raccolto un po’ le idee, letto le statistiche e aggiornato il reparto pregiudizi su quanti film sono ancora inediti in Italia. Il tutto per poter spettegolare un po’ con voi sui candidati di quest’anno alla corsa agli Oscar 2015, facendo un bilancio dello stato di salute del premio cinematografico per antonomasia e preparandosi a un’intera premiazione senza sad Leo faces (sarà durissima).
Trovate la lista completa delle candidature nelle singole categorie sull’apposita pagina Wiki.


Cominciamo con un paio di considerazioni generali: continua ad imperversare l’effetto Nolan e cala impietosamente il numero totale di film coinvolti nella premiazione. Un trend preoccupante, perché ancora una volta le scelte dell’Academy, seppur con qualche sorpresa in più rispetto al prevedibilissimo 2014, si rivelano poco rappresentative del complesso dell’industria americana del cinema e incapaci di premiare con una nomination i beniamini del pubblico e le nuove promesse della critica.

A guidare la corsa all’oro di zio Oscar saranno Birdman e The Grand Budapest Hotel, con 9 nomination a testa. Sarà l’anno della consacrazione di Wes Anderson, fino ad oggi sostanzialmente ignorato dall’Academy? Diffilcile dirlo, ma così a naso direi di no, sarebbe meglio puntare sul film del regista argentino (nominato per la seconda volta nella sua categoria), tenendo in conto pesanti vittorie di Richard Linklater con il suo Boyhood, un film sicuramente poetico ma tagliato su misura con grande lungimiranza sui gusti dell’Academy, anche se tutto sommato da questa pellicola mi aspettavo qualcosa in più.

Osservando la categoria principe di Miglior film notiamo una selezione all’insegna dei gusti dell’Academy, in cui l’aumento delle nomination non coincide come sperato nell’entrata in corsa di film più popolari, cinema d’animazione/documentaristico e/o di grandi successi del botteghino. Al momento in cui scrivo il miglior film al botteghino in questa categoria è il soprendente American Sniper, che è stato una delle sorprese della tornata: poche nomination ma nelle categorie giuste, confermando come il piglio conservatore e patriottico di Clint Eastwood sia l’arma migliore per conquistare i votanti (e il botteghino: gli incassi statunitensi e italiani stanno andando oltre le più rosee previsioni). Altra sorpresa stavolta più gradita ai cinefili è Whiplash, una pellicola che la dice lunga sul traino che ti può dare Cannes anche entrando nelle categorie minori (Quizanne, in questo caso). Da noi il film uscirà il 12 febbraio e non vedo l’ora di vederlo: una sorta di Full Metal Jacket meet Black Swan a tema musicale, con almeno un Oscar in pugno (ne riparliamo dopo). Venezia invece si conferma ottimo trampolino di lancio per le poche pellicole americane che ancora non la snobbano, vedi Birdman dopo Gravity.
Deludono un po’ i contendenti inglesi gemelli siamesi The Theory of Everything e soprattutto The Imitation Game, che qualche mese fa partiva come strafavorito e ora sembra incapace di portarsi a casa alcunché.

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La nomination a Selma dicono tutti sia dovuta, però è anche una paraculata che fa veramente incavolare: un miglior film che non ha miglior nulla in nessuna categoria di rilievo è evidentemente un ripiego in un’edizione da far tremare i polsi a qualsiasi attivista della Tumblr Social Justice: nessuna donna e nessuna persona di colore tra registi e sceneggiatori meritevoli, con notevoli esclusioni come Gillian Flynn (sceneggiatrice di Gone Girl) e Ava DuVernay (regista donna afroamericana di Selma). Insomma, le opere meritevoli le scrivono solo i maschi caucasici e, se considerate i film nela categoria principe, riguardano tendenzialmente maschi bianchi caucasici geniali ma purtroppo incompresi. Una selezione che giusto l’account twitter di Gasparri considererebbe ben fatta.

Nella cinquina dei registi, ha deluso molto la mancanza di David Fincher, mentre sorprende quella di Bennett Miller, regista di quel Foxcatcher capace di ottenere molte nomination prestigiose senza entrare nella categoria più importante (come fecero Skyfall e The Girl with the Dragon Tattoo qualche anno fa).  Alejandro González Iñárritu è il primo argentino alla seconda nomination, Wes Anderson sembra destinato a perdere contro Linklater qui fortissimo. Occhio a Morten Tyldum, il regista inglese di The Imitation Game che si mormora Hollywood voglia lanciare nei prossimi anni.

Il vero banco di prova per una serata all’insegna delle sorprese sarà, al solito, miglior sceneggiatura originale: una vittoria di Wes Anderson potrebbe preludere a una buona serata per lui, altrimenti dovrà accontentarsi delle nomination ricevute. Una delle poche nomination azzeccate, quella per il regista esordiente Dan Gilroy, autore della sceneggiatura dell’ottimo Lo Sciacallo…peccato che Jake Gyllenhaal se lo siano perso per strada, ancora una volta. Un film che in altri premi si sta togliendo molte soddisfazioni e che vede questa categoria ancora una volta premio di consolazione per gli snobbati dall’Academy.
Nella categoria cugina meno originale le previsioni sono state rispettate ma vorrei ripetermi: Gillian Flynn non è stata perfetta come sceneggiatrice, ma una nomination la meritava.

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Guardando la categoria di miglior attore protagonista la prima domanda che mi sorge spontanea è: dov’è finito Ralph Fiennes, che con il suo ruolo in Gran Budapest Hotel meritava di vincere? Seriamente basta invecchiare Steve Carell per farla franca così indegnamente e sbatter fuori un ottimo Gyllenhaal senza aiuto del make up? Eddie e Ben si faranno concorrenza da soli, mentre su Bradley Cooper preferirei non esprimermi, d’accordo?
Maschietti non protagonisti e nemmeno troppo giovani: in queste due categorie la gerontofilia avanza, e non mi riferisco agli 84 anni di Robert Duvall, più anziana nomination EVAH. Un unico under 35, Eddie Redmayne; cos’è, il talento avanza mentre la gengiva arretra? Lasciamo stare, tanto in questa categoria c’è un vincitore annunciato, J.K. Simmons, così stronzo in Whiplash da non temere la concorrenza di due hulk (Mark Ruffalo e Edward Norton).

Miglior attrice protagonista presenta una delle poche selezioni tutto sommato condivisibili (con buona pace di Jennifer Aniston) e la constatazione che Marion Cotillard si avvia a diventare la novella Meryl Streep, anche se Julianne Moore ha piazzato lì un anno di perfomance a cui si farebbe torto a non dar rilievo.
Approposito di Meryl, MOHBBBASTA. La selezione tra non protagoniste è l’apice del WTF!? cose a caso, la cui unica giustificazione è che vogliano far vincere facile Patricia Arquette, bonci bonci bon bon bon. Laura Dern però vale il cinque alto.

La tragedia della categoria miglior animazione è stata la più chiaccherata: si è già capito che l’Academy ha deciso di rendere omaggio alla Dreamworks per la prima volta, ma sbattere fuori il miglior film animato del 2014, quel The LEGO Movie che ha portato alla nomination una canzone con la collaborazione dei The Lonely Island (LOL) è vergognosa più o meno come la presenza di Big Hero 6.
Anche nelle canzoni però ci si è impegnati a far male, snobbando Lana del Rey e tanta bella gente per John Legend e Rita Ora? Wait what?
Altra categoria musicale, altra piccola delusione: Hans Zimmer ha partorito un altro capolavoro per Interstellar (che è andato già bene, essendo fantascienza dalle recensioni altalenanti, ditelo ai nolanisti in lutto!), sorprendente doppietta per Alexandre Desplat e nomination meritatissima per Jóhann Jóhannsson, ma io avrei voluto qualcosa per Under The Skin, che con Snowpiercer è il vero snobbato scifi dell’anno.

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Sapete quanto amo la categoria Miglior Film straniero, quella difficile da indovinare e piena di regole strane no? Sono molto orgogliosa di me, quest’anno ho indovinato 4 candidati su 5! Favoritissimo Ida, nonostante l’ira dei cinefili che lo ritengono tutta fotografia e niente arrosto…quindi favorissimo per il premio “Chi soffierà l’oscar di miglior fotografia quest’anno al mitico Roger Deakins, alla sua dodicesima nomination senza vittoria?” Secondo me I POLACCHI. Li premieranno pur di snobbare ancora una volta noi del #TeamDeakins.
Per la serie fantasia al potere, è ancora un trionfo di costumi retrò d’epoca per i miglior costumi, dove troviamo un’altra beniamina (già premiata però) da queste parti, la ricercatissima Jacqueline Durran per quel Mr. Turner da cui forse ci si aspettava qualcosa in più.

Infine l’immancabile c’è anche un po’ d’Italia. Dopo la vittoria di Sorrentino, le briciole: una nomination per Milena Canonero, realizzatrice dei costumi per Wes Anderson Grand Budapest Hotel.

Attendo vostri commenti, dubbi e sfoghi e tra un mesetto ci risentiamo per i pronostici e magari un bello speciale sul miglior straniero, categoria che eccita particolarmente solo la sottoscritta. Buoni Oscar a tutti!!

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