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vice3L’aspetto per me più sorprendente del nuovo film di un regista acclamato come Paul Thomas Anderson è che su tutto regna una sorta di malcelata tenerezza. È una sfumatura certamente non scontata per chi in precedenza ha sfornato perle di durezza e cinismo come The Master e There will be Blood.
Peccato che questo felice equilibrio tra i suo sguardo tagliente e i rutilanti personaggi creati da Thomas Pynchon non abbia ricevuto le stesse attenzioni di altri film del regista, altrettanto belli ma notevolmente più sostenuti e arzigogolati; peccato, perché vizio di forma è forse impercettibilmente inferiore a livello qualitativo, ma estremamente godibile e, per una volta, speranzoso.

Da non lettrice del romanzo originale di Thomas Pynchon trovo mirabile il lavoro di Anderson, che si è messo a servizio della voce dello scrittore, restituendo sensazioni simili a quelle che molti fan dello scrittore (qui anche sceneggiatore) mi hanno descritto a più riprese.
Il mondo di Vizio di Forma è una versione strafatta, coloratissima e ipertrofica degli anni ’70 a Los Angeles, popolata da personaggi rudi e sbandati che sotto sotto racchiudono quasi tutti una certa malinconia e tenerezza.

Questo a partire dal protagonista Larry ‘Doc’ Sportello, uno dei savi che è passato al fumo e a una parvenza di lavoro fisso dopo un passato di dipendenze pesanti e vagabondaggi. Nella vita apparentemente normalizzata dell’investigatore privato però c’è una spina dolorosa che funge da fulcro emotivo del film. Pur abbandonato dall’ex compagna Shasta (Katherine Waterston) in favore di un ricco immobiliarista, per Doc lei rimane la versione in microabito della donna del dolce stilnovo, irraggiungibile ma indimenticabile.
Il film è una continua, dolorosa presa di consapevolezza di Larry di quanto sia per lui profondo il sentimento per lei, che non esita a riapparire nella sua vita con mesta crudeltà per chiedergli di salvare il rivale in amore, oggetto di un complotto volto a toglierlo di mezzo. A ferire e convincere Larry è l’evidente attaccamento che lei dimostra per l’uomo freddo, ricco e in odore di affari sporchi che l’ha conquistata come lui non ha mai saputo fare.

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Joaquin Phoenix, presenza fissa dei cast andersoniani, qui riprende le note melanconiche e strazianti di Her, ma mescolate a un incedere titubante, a svolte paranoiche da cocainomane e a un’innata capacità di cacciarsi in guai di magnitudo via via superiore. L’indagine al centro di questo noir psichedelico infatti ricorda qua e là Chandler, con Sportello che percorre il lungo e in largo la città, confrontandosi con l’umanità sciroccata e irresistibile che la popola e disvelando un complesso intrigo ben più grande di quanto suggerissero le premesse iniziali.
Nonostante l’aiuto di un voice over ironico e la lunghissima carrelata di personaggi dissacranti e genuinamente divertenti, non è sempre facile stare dietro alla trama principale, che finisce per coinvolgere presente e passato del protagonista, del suo perduto amore, del fidato compagno di marineria Sauncho Smilax (Benicio Del Toro) e del suo amico nemico di sempre, il poliziotto Big Foot, interpretato da un rigidissimo Josh Brolin.
Se a volte si ha l’impressione di perdersi, complice la notevole lunghezza e la complessità degli intrecci narrativi (e sicuramente a una seconda visione il tutto risulterebbe più chiaro), l’interpretazione del detective noir fumatissimo di Joaquin Phoenix e l’insistenza con cui i sentimenti riescono a influenzare le vite dei figuri più loschi e irrecuperabili (in primis i personaggi di Jena Malone e Owen Wilson) rendono la visione del film davvero trascinante, seppur con qualche perdita di ritmo nella parte centrale.
Impossibile poi non apprezzare il minuto lavoro di ricostruzione dell’atmosfera psichedelica e coloratissima degli anni ’70, che va ben oltre gli splendidi costumi di Mark Bridges nominati agli Oscar e i set pieni di pezzi d’arredamento d’annata.

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Lo vado a vedere? Sicuramente destinato a un pubblico maturo e incline a un prodotto complesso e per certi versi brutale, Vizio di Forma è un gran bel film, di quelli che quando si è in sala si percepisce il coinvolgimento e il divertimento di chi è intorno a te. Da evitare se non gradite le storie ipercomplesse da seguire con grande attenzione, contiene un Joaquin Phoenix che, al solito, quando si strugge per amore è assolutamente irresistibile.
Ci shippo qualcuno? A parte che Jade e fidanzatina sono adorabili, l’ossessione di Big Foot per Sportello non mi pare proprio limitata al livello meramente fangirlistico, quindi luce verde.

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