Tag

, , , , , , , ,

auto1Il secondo, grande punto di svolta di una tecnologia dopo la sua scoperta è la sua diffusione a livello globale, dovuro all’abbassamento di prezzo che la rende accessibile a nuove fasce della popolazione.
Una decina di anni fa Automata, un film popolato da adroidi che condividono lo schermo con attori in carne e ossa, sarebbe stato territorio degli studios danarosi o sarebbe stato girato con una produzione congiunta europeo canadese a scapito del risultato finale, che l’avrebbe irrimediabilmente classificato come un film di seconda o terza fascia, almeno per questioni puramente economiche.
Oggi, 2015, indipendentemente dalla bontà della storia e dalla qualità del risultato finale, con sette milioni di dollari un mondo popolato da androdi e umani visivamente accattivante può arrivare su grande schermo.
Con un annetto di ritardo Automata, una delle pellicole indie di genere fantascientifico più chiacchierate del 2014, arriva anche nelle nostre sale, anche se un po’ in sordina.
Questa nuova rinascita cinematografica del genere scifi, che si espande e contagia anche cinematografie non strettamente statunitensi (ve lo ricordate il bellissimo Europa Report, o lo straniante Aurora?) è la prova che si tratta di un terreno che ispira registi e sceneggiatori, finalmente forniti dei mezzi necessari per dare forma alle loro fantasie e ai loro messaggi.

_YB17927.NEF

Automata non vuole essere rivoluzionario e ardito come i due film che vi ho citato, le piccole sorprese indie degli scorsi anni, ma vuole piuttosto essere la risposta ispanocanadese al genere ormai consolidato del detective umano a caccia di androidi. Sin dal soprabito consumato dalle piogge acide e dalle proiezioni pubblicitarie pornografiche tra i grattacieli, il film dichiara apertamente come padre ispiratore l’indiscusso capolavoro Blade Runner, anche se non manca una certa nota alla District 9 con i ricchi arroccati circondati dalla miseria. Peccato che i ricchi non siano poi così fortunati: il protagonista, che vive dentro le mura della città fortificata, si muove in uno scenario noir e pericoloso, ma non è un intrepido detective dal cuore frantumato da una femme fatale, bensì un assicuratore con una moglie incinta di un figlio che non è sicuro di volere.
Nella stessa settimana il mugnaio Antonio Banderas si spolvera di dosso la farina arrivando al botteghino italiano con due film, Spongebob e Automata. Due ruoli lontanissimi che non ne attestano certo la forma recitativa eccelsa, ma che quantomeno battono un colpo nel vuoto pneumatico della pubblicità. Anzi, la sua aura sbiadita e l’espressione dimessa danno una certa sfumatura rassegnata al personaggio, costretto a verificare casi di malfunzionamento di androidi ed evitare che la ditta costruttrice cada in rovina.

tn_gnp_et_1011_film

Il mondo in cui Banderas si muove è altrettanto quietamente disperato: la desertificazione avanza, gli umani avevano riposto le loro speranze nei Pilgrim, i primi androdi, che avrebbero dovuto costruire strutture tecnologiche in grado di far avviare cicli di piogge artificiali ed evitare il declino della razza umana. I Pilgrim però falliscono e si caricano dell’odio degli umani, sempre più vicini all’estinzione, e dell’onere di costruire le mura che separano quel minimo di civiltà rimasto con una favela dove si porta a compimento ogni genere d’illegalità. Può essere stato un hacker di questa discarica a cielo aperto (magari la dottoressa interpretata da una rediviva Melanie Griffith?) ad aver manomesso alcuni pilgrim in modo che contravvenissero alla direttiva di non ripararsi e cominciassero a prendere coscienza di sé? Allettato dalla possibilità di un trasferimento tanto agognato verso “la costa” rimasta senza oceano, l’assicuratore esce dai confini protetti della città e ovviamente non mancheranno le risposte.

Il problema di Automata è che per un estimatore del genere risulta facilmente prevedibile nelle svolte e nei colpi di scena, persino un po’ semplicistico nelle grandi questioni filosofiche che il rapporto tra androidi e umani finisce sempre per portare a galla. D’altronde stiamo parlando di un film che si poggia sugli assunti di due grandi capolavori (Blade Runner e le tre leggi della robotica di Asimov), prendendo un po’ sottogamba la necessità di fornire soluzioni che reggano il confronto con le risposte che i suoi stessi modelli fornirono ai loro tempi.
Visivamente però è praticamente ineccepibile e il ripescaggio dei volti noti coinvolti forse non lo rende recitativamente eccelso ma garantisce un’ulteriore nota decadente. Contando la scarsità di proposte di genere nei nostri cinema, un posto pagato da appassionati e da chi ha voglia di una pellicola di questo genere tutto sommato se lo merita.

_YB17654.NEF

Lo vado a vedere? Forse il limite principale di Automata è un felice fraintendimento: quando una pellicola  SFF a basso budget arriva sui nostri lidi (o diventa nota alle nostre orecchie) pensiamo subito sia una piccola grande perla di cinema. Fortunatamente per noi, non è più così difficile scovare film di medio livello, magari riservati alla curiosità dell’appassionato, a cui ha voglia di un pomeriggio al cinema senza troppe pretese o alla mania di completismo dei nostalgici degli androidi anni ’80.
Ci shippo qualcuno? No, niente conturbante e palpabile intesa uomo macchina.

Advertisements