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unanuova1Grazie a Officine UBU arriva anche in Italia il nuovo film dell’ultimo voyeur della vita sessuale della borghesia francese, François Ozon. Un’uscita non facile, dato l’enorme numero di nuove pellicole approdate nelle nostre sale questa settimana, tra cui spicca la corazzata Disney, pronta a triturare la concorrenza e a colonizzare un gran numero di sale.
Un regista come Ozon, la cui fama con le ultime pellicole (e in particolare il bellissimo Nella Casa) si è ulteriormente rafforzata tra gli amanti del cinema di qualità e i cultori del cinema francese, si rivolge a una nicchia differente, ma rimane una scelta strategica forse poco felice, così come la possibilità di anticipare molte svolte della trama leggendo una recensione. Perciò ve lo dico direttamente prima del cut: se avete già apprezzato le pellicole di Ozon in passato, andate al cinema senza farvi troppe domande.

François Ozon è uno dei tesori del ricco cinema d’Oltralpe, uno sempre capace di tirar fuori dal cappello ogni volta una nuova pellicola di qualità, pur muovendosi in un territorio molto circoscritto. Cultore della borghesia francese e instancabile osservatore dei vizi e delle virtù dietro la facciata perbenista e democratica di sinistra, che parli di adolescenti disinibite o di professori di mezza età in crisi esistenziale, il cinema raffinato ed estetizzante di Ozon punta sempre a perforare la membrana di facciata delle vite dei suoi benestanti protagonisti, coinvolgendo lo spettatore in un gioco maliziosissimo che sfiora sempre il vouyerismo.

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Una nuova amica non sfugge a questa rigida classificazione della cinematografia del regista, che si diverte a spiazzare lo spettatore sin dal fulminante inizio di pellicola, per poi rassicurarlo con quella che sembra per lo più una commedia sentimentale, tutta orchestrata sui lineamenti eteri e l’aspetto acqua e sapone dell’incantevole Anaïs Demoustier, mogliettina borghese alle prese con il lutto per la morte della migliore amica. A ben vedere poi è la stessa presentazione del personaggio di Claire ad escluderne la normalità, tratteggiandola come l’eterna seconda, per bellezza e successo, rispetto all’amatissima amica, con cui dimostra più volte di avere un rapporto amicale e di dipendenza psicologica che sfiora il morboso.
Proprio la morte dell’amica e il senso di responsabilità verso la figlia di cui è madrina spingono Claire ad avvicinarsi a David, fresco vedovo con una bimba a carico e un segreto che la fine della consuetudine matrimoniale riporta a galla e rischia di incrinare quella facciata borghese di perfezione tanto cara al regista.

Se il film procede per buona parte su sentieri prevedibili e già ampiamente battuti, finendo talvolta per somigliare a un Ozpetek d’annata, c’è da dire che Ozon non si nega sul finale una delle sue classiche zampate. Niente d’inaspettato, ma il compiacimento con cui il regista gira attorno alla femminilità di Romain Duris e all’intesa che si crea tra Claire e le varie declinazioni del vedovo è più che giustificato; anche se estetizza al limite del vanesio, Ozon riesce a rendere palpabile una sensazione etera e invisibile come l’attrazione sessuale, infilandosi in un gioco della parti visto e stravisto, ma rinfrescato dal suo tocco personale. Insomma, Ozon quantomeno è sempre gradevole da guardare, anche quando risulta meno destabilizzante e “cattivo” del solito. Quando poi si prende i suoi 5 minuti per essere esplicito, lo fa con una naturalezza e una forza che rende puritano persino il cinema autoriale d’oltreOceano, senza mai scadere nella volgarità.

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Lo vado a vedere? Ozon nella sua forma più rassicurante e gestibile non sfiora le vette di cinismo e micidiale macchina narrativa con cui era arrivato con Nella Casa, ma pur senza stupire diverte e stuzzica molto più che con l’esplicito ma sciapo Giovane e Bella. Se siete alla ricerca di un film autoriale ma le proposte italiane vi sembrano troppo PESO, questa è l’alternativa perfetta.
Ci shippo qualcuno? Ozon ci mette ettolitri di malizia, ma più il volto di Anaïs Demoustier è innocente e struccato, più uno è portato a pensare il peggio del peggio (e, tutto sommato, senza sbagliare poi tanto). La scena della doccia poi ci conferma che anche tra le borghesi francesi si nascondono insospettabili fangirl…grazie Ozon, ho molto apprezzato. Unico momento francamente imbarazzante: la Demoustier che viene spacciata come una tarda adolescente facendole delle treccine.
C’è anche un po’ d’Italia, o almeno una versione musicale francese del nostro panino+vino di felicità: sentitevi la bellissima Nicole Croisille – Une femme avec toi, pt. 1, in cui viene detto che, beh, felice come un italiano quando amore e vino sono a portata di mano. La canzone però è già finita nel mio lettore mp3 e in generale la colonna sonora classicheggiante è molto gradevole.

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