Tag

, , , , , , ,

Belier1Se vivete da cinefili italiani perennemente in soggezione per il confronto spesso impietoso tra il nostro cinema e quello fertilissimo e ispiratore l’Oltralpe, si apre per voi una settimana in cui ridimensionare questo senso continuo d’inferiorità dopo i fasti dei decenni d’oro di Cinecittà. Già da solo la Famiglia Belier redime una manciata delle pellicole tra l’imbarazzante e l’insostenibile che il cinema italiano spesso ci impone, con l’aggravante dell’enorme successo di pubblico e Cesar che la pellicola ha raccolto.
Se siete di quelli che provano del piacere sadico nel leggere le stroncature senza appello, sarà un fine settimana pieno di soddisfazioni. D’altronde, come sbotta la protagonista dopo l’ennesima, imbarazzante figura fattale fare dai genitori e dal fratelli, non è che essere sordomuti giustifichi tutto. 

Nessuno handicap o malformazione potrà mai giustificare un film brutto come questo, che si bea del proprio essere mal scritto, mal prodotto, mal girato e mal recitato perché quale mostro potrebbe mai attaccare una pellicola che mette al centro una famiglia dai complessi legami sentimentali, con una ragazzina adolescente con una voce favolosa e un udito perfetto figlia di due sordomuti e con un fratellino con lo stesso problema? Beh, quel mostro sono io.
Da grande frequentatrice dei festival internazionali, o per meglio dire dei loro calendari online, ricordo perfettamente che mentre questa pellicola puntava sul perbenismo e buonismo dello spettatore tipo per fare quattrini, a Cannes passava un film ucraino un filo autoriale che aveva al centro proprio una coppia di giovani adolescenti sordomuti che esploravano la propria sessualità (ovvero The Tribe, vincitore della settimana della critica), giusto per mettere in chiaro da subito che l’unico singulto di novità del film non è nemmeno così innovativo.

belier4

 

Tornando ai Bélier (la cui “é” è stata immolata sull’altare dei titolisti italiani), si tratta di una commedia familistica e perbenista dal taglio così televisivo che il confine con la fiction Rai che tanto vituperiamo è davvero sottile. Le analogie sono innumerevoli: storia ambientata nel solito paesello di provincia bellissimo che si gira in bicicletta, un nucleo familiare pasticcione ma incredibilmente affettuoso, problemi piccolissimi ingigantiti per reggere l’intera durata dell’episodio. Nella fattispecie Paula è un’adolescente svogliata a scuola e notevolmente impegnata nell’allevamento di famiglia, dallo spalare sterco al vendere formaggi fino al contattare i fornitori e i compratori di latte e formaggi. A ben vedere non tutte le sue incombenze sono direttamente collegate alle sue capacità uditive e il fatto che si addormenti in classe mentre il fratellino è sempre libero di fare quel che gli pare un po’ mi ha irritato, un po’ mi ha fatto sperare in un conflitto, un risvolto drammatico, una qualche forma di narrazione non rassicurante ed idealizzata. Niente di più sbagliato. Anche il motivo che scatena il conflitto, il desiderio di Paula di voler sostenere un provino a Parigi per entrare in una prestigiosa scuola di canto, è risibile e ridicolo. Scoperta la sua qualità canora quasi per caso, la protagonista ci crede e si impegna fino a un certo punto, mai disposta a sacrificare il confortante nido familiare in nome di ciò che crede e vuole.

belier3

Del quartetto di protagonisti solo il fratellino minore è davvero sordomuto: gli altri attori hanno imparato il linguaggio dei gesti e la gestualità delle persone sorde. L’impressione sembra però spesso cadere nel caricaturale e nel grottesco e di contro certe reazioni genitoriali al limite della denuncia (vedi la scena del menarca) non fanno che stigmatizzare la loro sordità, che sembra chiuderli in una bolla in cui guardarli dall’alto al basso nelle loro imbarazzanti uscite e nella loro incontenibile sessualità, dato che tanto, poverini, sono sordi. La giovane Louane Emera invece è stata pescata tra i partecipanti di un talent per la sua bella voce, anche se con la naturalezza davanti alla cinepresa proprio non ci siamo. L’orizzonte e il livello qualititativo di contenuti e contenitori sono proprio quelli della tv alla buona, per un film così prevedibile e scontato e così compiaciuto di esserlo che non lo si può nemmeno assolvere per le sue ingenuità.

Belier2

Lo vado a vedere? Direi che il mio NO emerge abbastanza chiaramente. Immolatevi sull’altare della patria giusto se avete quella cara zia o quella pimpante nonno che vuole essere rassicurato a tutti i costi che quel mondo moraleggiante, estremamente semplificato e perbenista in cui vorrebbe vivere da qualche parte esiste davvero.
Ci shippo qualcuno? Nella misura in cui un personaggio poteva essere gay in una puntata di “Commesse”.

Annunci