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cannes 68Ahhhh, il sole, il mare, la Croisette! Ancora abbastanza stupita dall’aver completato il giga post con il riassunto di quanto visto (dagli altri), successo, indossato e discusso sul tappeto rosso di Cannes 68, mi sono detta che quest’anno ero pronta, perciò eccoci: anche io darò un pronostico per la Palma d’Oro, avendo visto solo tre dei diciannove film del concorso ufficiale.
Sicuramente un azzardo, ma se c’è un pronostico che è davvero difficile per tutti è proprio quello di Cannes, dove delicati equilibri geopolitici, artistici e di potere rendono giurie tanto variegate assolutamente impredebilii. Insomma, una scusa bella e buona per parlare ancora un po’ di questa kermesse che sta per chiudersi e di cui speriamo di vedere molto e presto anche nei cinema italiani.

A chi daranno la palma d’Oro i fratelli Coen, Xavier Dolan, Guillermo del Toro, Jake Gyllenhaal e soci? Stavolta è davvero durissima, con un concorso più che mai gremito (ben 19 titoli in gara!) e, checché sostengano certi simpatici tromboni italiani, un livello tale che non permette di escludere a priori così tanti titoli.

cannes son of saulIl fatto che la rosa da cui estrarre i vincitori dei principali premi sia così ampia la dice lunga su questo festival, secondo alcuni funestato dalla mancanza di grandi nomi. Sul serio? Nei mesi precedenti alla kermesse si stava per venire alle mani da quanti registi di prima fascia hanno presentato i loro lavori, tant’è che dopo un primo annuncio, l’elenco dei partecipanti si è ulteriormente allungato e non sono mancati gli esclusi (tu tutti Thomas Vinterberg, regista di casa che aveva ben due pellicole da presentare). Insomma, mancavano solo i grandi esclusi e chi, in concreto, un film per le mani non l’aveva.
Anzi, la selezione è stata criticata proprio per come abbia favorito gli autori svezzati sulla Croisette, andando un po’ sul sicuro (Gus Van Sant a parte). Difficile però a giochi conclusi mantenere questa linea: l’unico esordiente, l’ungherese László Nemes, è stato consacrato per il suo incredibile film e, pattuglione francese a parte, non sono mancati film che hanno convinto la stampa, tant’è che i pronostici delle ultime ore sottolineano come a regnare sia soprattutto la confusione.

cannes mon roiCome diceva qualche giorno fa qualcuno su twitter (un commento che avrei stellinato), se il curatore di Venezia si fosse permesso di inserire così tanti film italiani di bassa qualità in concorso sarebbero stati gli stessi italiani a impiccarlo sul ponte dei Sospiri. Sì, assieme al Giappone, è stata proprio la Francia a deludere di più, con una squadra meno scintillante del solito, a partire dal film d’apertura La tête haute di Emmanuelle Bercot, dignitoso ma non all’altezza del compito assegnatogli, specie considerando che i film più amati della rassegna erano in buona parte fuori concorso. Marguerite & Julien di Valérie Donzelli è stato il film più massacrato dopo il tremendissimo The Sea of Trees di Gus Van Sant e anche Mon roi di Maïwenn non ha fatto battere i cuori dei critici, senza inoltrarci nello scempio compiuto nelle sezioni minori.
Al che la polemica per le poche registe donne va un po’ in crisi: bisogna aiutare il mercato a far emergere più cineaste, non stabilire un recinto a priori in cui infilare qualcosa, soprattutto se poi si ritorce contro la categoria nonostante le buone intenzioni.

3sicarioPolemica che lascia un po’ il tempo che trova in una festival insolitamente gremito di personaggi (e performance) femminili al centro della scena: quasi la metà dei film in concorso hanno protagoniste femminile e fuori concorso è un vero tripudio con la Furiosa Charlize Theron di Mad Max:Fury Road (il film bollato come femminista) e Inside Out con la sua giovane protagonista e le sue vocine nella testa. Oltre al citatissimo amore saffico di Carol, non dimentichiamo il femminilissimo trio di Garrone e la Margherita Buy protagonista assoluta di Mia Madre, le assassine protagoniste del wuxia di Hou Hsiao-hsien, l’acclamata Zhao Tao di Mountains May Depart, le protagoniste che è meglio non far arrabbiare di Macbeth e Sicario (che Hollywood voleva far diventare uomo, come rivelato da Denis Villeneuve) e infine in quartetto protagonista di Umimachi Diary.

Sul fronte polemica rimaniamo sul femminile, con la vergognosa vicenda del heelgate, la vera o presunta cacciata dal red carpet di donne ree di non avere il tacco d’ordinanza. Il risvolto più doloroso è che nessuna attrice, nemmeno Emily Blunt che aveva condannato la vicenda, ha rinunciato al suddetto trampolo.

tot1La pattuglia italiana (Moretti, Garrone e Sorrentino) invece è qualcosa di cui andare orgogliosi, al di là di pellicole che risultano molto divisive (io stessa non ha particolarmente apprezzato Mia Madre). Sono tre film che testimoniano un importante sforzo produttivo per il nostro Paese (o la capacità di persuadere investitori esteri a finanziarlo, come nel caso di Garrone) e la presenza di tre cineasti capaci di imporsi all’attenzione della stampa internazionale, soprattutto monopolizzata dalla nuova prova di Sorrentino. Personalmente il mio favore va a Matteo Garrone: Il racconto dei racconti è il più divisivo e “difficile” dei tre, ma è anche il più rischioso, coraggioso e memorabile, una delle poche sorprese della Croisette.

 

 

PRONOSTICO E TOTOPALMA

Stavolta è difficile, perché il bacino in cui pescare è ampio e, per fare un esempio, nemmeno nella pattuglia italiana si può escludere qualcuno a priori: Del Toro potrebbe sostenere Garrone, Mia Madre ha incantato la critica europea ed è il super favorito per tedeschi e francesi, i Coen hanno pubblicamente apprezzato la carriera di Sorrentino, che piace molto oltreoceano.

Se dovessi azzardare un elenco di titoli da cui pescheranno i vincitori (quelli che richiameranno in Croisette) direi: Carol, The Assassin, Son of Saul, The Lobster, Mia Madre, Mountains May Depart e, in un secondo momento, Youth e Chronic.

2 the lobster

Miglior sceneggiatura: l’unico premio su cui tutti sembrano essere d’accordo andrebbe a The Lobster, vuoi per lo spunto notevole di fronte a film molto convenzionali, vuoi per la predilezione di molti giurati per questo tipo di pellicole.

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Miglior attrice: una delle categorie più contese. Dipende tutto da dove verrà piazzata la palma: se non andrà a Carol, difficile che qui qualcuno la spunti su Cate Blanchett (magari premiata insieme a Rooney Mara che si difende benissimo), già lanciata per una nomination all’Oscar. Se invece Haynes vincesse la Palma, i giochi sarebbero davvero apertissimi: la Buy ha fatto molto parlare di sé, tanto quanto la protagonista Zao Thao di Mountains May Depart, che sembra favorita sulla scelta italiana. Una Emily Blunt sarebbe una scelta nemmeno poi così sorprendente, ma ho l’impressione che Sicario rimarrà a mani vuote.

3 la loi

Miglior attore: Meno competizione in questa categoria. Sembrava una lotta tra Michael Caine e Vincent Lindon (che probabilmente vincerà come contentino per la Francia) ma l’enorme interpretazione di Tim Roth in Chronic ha riaperto i giochi anche in una categoria quest’anno un po’ fiacca, sempre se vogliamo escludere a priori Michael Fassbender, acclamatissimo nell’ultimo giorno di proiezioni.

cannes son of saul
Miglior regia: Quanto saranno coraggiosi i Coen? Dipende tutto da questo. Se non se la sentiranno di far vincere l’esordiente László Nemes (che avrebbe tutte le carte in regola, tranne appunto il pedigree) potrebbero parcheggiarlo in questa categoria solitamente più coraggiosa. In caso contrario, c’è sempre Haynes da consolare, Sorrentino da coccolare, Villeneuve da non ignorare.

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Premio della giuria: il terzo posto, in pratica. Un premio che consentirebbe di celebrare un ritorno come quello di Moretti (che vinse la Palma nell’anno in cui i Coen portarono a casa il premio per la regia) tenendo i premi migliori per le pellicole più forti e sorprendenti. Potrebbe essere una lotta italiana, perché anche Garrone e Sorrentino potrebbero aspirare a questo riconoscimento. Mia Madre insomma.

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Grand Prix: in giro si sente un profumo taiwanese di vittoria che levati. Hou Hsiao-hsien ha veramente colto tutti di sorpresa con The Assassin e non sono in pochi quanti lo creditano per il premio più importante, anzi. Diciamo che quando verrà annunciato il premio a questo film, probabilmente capiremo chi è il vincitore. Non sono poi così convinta ma ci spero un pochino: lesbiche al secondo posto con Carol, americani comunque contenti e

2 the assassin

Palma d’Oro: alla rinascita del Wuxia nel nuovo millennio, The Assassin di Hou Hsiao-hsien.

Le premiazioni si terranno stasera alle 18:40 su Sky Cinema 1. 

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