Tag

, , , , , ,

authority1There was no going back now. There was no going forward either. He was going in sideways, sort of, as frightening as that was. 
Solo a fine lettura mi sono resa conto della clamorosa benedizione ricevuta, nonostante in questi mesi non siano mancate ricerche online e confronti dal vivo con lettori che avevano già ultimato la loro esperienza della Southern Reach Trilogy: ho letto Authority con la sola consapevolezza che la voce narrante sarebbe stata diversa da quella della biologa, protagonista del bellissimo Annihilation.
Rimango fermamente intenzionata nel voler scrivere una recensione spoiler-free del volume, ma l’approccio migliore rimane ironicamente proprio un atto di fede: immergersi in Authority con la sola consapevolezza che, appunto, there was no going back now, senza sapere dove si andrà a parare.
Tranquilli, non dovrete aspettare molto: il secondo volume uscirà nelle librerie lunedì primo giugno, sempre edito da Einaudi.

Se non avete ancora letto Annientamento, consiglio di cominciare da QUI.
Se invece siete ancora qui, vi avverto un’ultima volta: pur non facendo spoiler, racconterò un minimo di trama. Uomo avvisato…
La prima considerazione, banale ma monolitica, è che leggendo Authority non si può che dire addio alla momentanea, fuggevole impressione di Annihilation, tanto che a fine lettura mi sono sentita sollevata dall’aver riletto il primo volume un paio di volte. Il secondo tomo è un’esperienza che invalida la prima, la rilegge, la modella in una forma di bellezza e di mistero non inferiore, ma sicuramente diversa. Authority è un punto di non ritorno per tutti: per la Southern Reach, per il protagonista del volume, per il lettore, perciò avvicinatevi solo se siete pronti a dire addio alle atmosfere rarefatte e allegoriche dell’Area X prima maniera.
Forse è per questo che i pareri su questo secondo volume sono molto discordanti: la materia, la natura dell’Area X e dell’Apocalisse al rallentatore che sta investendo la Terra, è la medesima, ma l’approccio è completamente differente. Ironia della sorte, se come me avete amato molto il sottile file emozionale tra comprensione e mistero di Annientamento che non viene mai reciso, rischiate di essere tra i delusi da questo secondo passaggio, mentre al contrario se la vostra mente analitica ne è uscita frustrata, è probabile che amerete questo secondo volume.

authority2Autorità chiarisce il suo approccio sin dal nome in codice del suo protagonista, Control, il più classico degli pseudonimi del mondo delle spie. Mentre la biologa si lascia cadere all’indietro nell’Area X, si lascia investire dal florilegio di emozioni e visioni con cui l’elemento alieno tenta di ingannarla, Control al contrario cerca disperatamente di portare ordine e comprensione nel quadro degli elementi già in suo possesso. Non è un viaggio privo di emozione, quanto piuttosto l’analisi di come due cervelli, due nuclei emotivi diversi, vivano l’esperienza allucinatoria e straniante di essere di fronte, in maniera concreta e irrevocabile, a un elemento alieno di fronte a cui sono impotenti.
La reazione di Control è la parola chiave di Authority: pura paranoia. Inviato da Central (un potente organismo che pare nato dalle ceneri di CIA, FBI e spionaggio statunitense risorto in maniera ambigua e contorta dalle sue ceneri) nel cuore della razionalità, la Southern Reach stessa, l’agente alla sua ultima possibilità di riscatto viene messo a capo dell’organizzazione con la speranza di rimediare all’ultima, disastrosa spedizione (quella della biologa) e ai suoi ambigui esiti.

It needed dulling to slow it down or to distance itself from the possibility of despair. Beer versus scientist represented a kind of schism between the banality of speech versus the originality of thought. An ongoing battle.”

Authority ha un forte retrogusto di spionaggio da guerra fredda, dove lotte intestine tra correnti di potere muovono pedine più o meno consapevoli sull’orlo della catastrofe. Investito del potere massimo all’interno della cattedrale scientifica che da decenni si frappone tra l’Area X, l’ignoto, e il resto dell’Umanità, Control si trova via via sempre più debole e inerme, sopraffatto da meccanismi che funzionano secondo regole a lui sconosciute, a una routine interna all’organigramma e all’edificio che lo ospita, che anche in assenza dei suoi precedenti capi procede inesorabile, schiacciandolo.
Authority è un romanzo di paura strisciante e tensione palpitante – in alcuni casi, letteralmente palpitante- dove sono le parti e le persone mancanti a plasmare il futuro di quanti sono rimasti: il precedente capo del dipartimento, in particolare, ha lasciato dietro di sé una scia di informazioni ed indizi che Control e il lettore (su due livelli diversi di consapevolezza e conoscenza dei fatti antecedenti) tentano di ricostruire in un quadro coerente: ottenere un’immagine nitida e univoca è ovviamente impossibile, ma l’istantanea che suggeriscono le tessere disordinate è spaventosa.

authority3Jeff VanderMeer si rivela ancora una volta un maestro della suspance e un attento calibratore dell’espansione del mistero che sta intessendo. Lontano da libri confusi e un po’ sperduti nelle loro domande senza risposta, Authority è una miniera di risposte in cui l’autore cala il suo protagonista e il lettore, che ricaverà molte soddisfazioni (e molti colpi di scena) nel riscoprire la dodicesima spedizione, ma ne rimarrà intrappolato inerosabilmente. Ci saranno numerose risposte, a cui però non sarà sempre semplice accoppiare la domanda corretta; il livello di frustrazione in fase di lettura è però ben calibrato, c’è un progresso nell’esplorazione dell’Area X, ci sono nuovi punti fermi da cui cominciare a interrogarsi, di nuovo, sulla sua natura.
Autorità è una rilettura a ritroso della dodicesima spedizione, dei suoi veri intenti, dei suoi protagonisti, è un ritorno nell’Area X senza oltrepassarne l’ingresso, su più livelli temporali e spaziali. Control e il lettore vengono adescati con delle risposte, confusi con gli scenari da incubo che un edificio governativo e le sue misteriosi correnti interne di spie e segreti possono ispirare, infine posti di fronte alla terribile verità sulla Southern Reach, abilmente costruita con piccoli e grandi dettagli: un tappeto scolorito, un persistente, nauseabondo profumo di disinfettante, un’equipe tranquillamente sull’orlo di una crisi di nervi. Tra i meriti incontestabili di Jeff VanderMeer c’è quello di aver nascosto in piena vista uno dei personaggi più affascinanti e carismatici del suo mondo, qui rivelato grazie a una controparte altrettanto enigmatica, Grace, e di essere in grado in più punti di rendere davvero terrorizzante uno scialbo, poco attraente edificio governativo. Fottute pareti, fottuti dipinti, fottuti disinfettanti!

This was what most people wanted: to be close to but not part of. They didn’t want the fearful unknown of a ‘pristine wilderness.’ They didn’t want a soulless artificial life, either.

Purtroppo rischia di passare in secondo piano un altro elemento importante, da molti tacciato di essere eccessivamente diluito: la paranoia montante di Control, la consapevolezza di essere manipolato con modi e metodi che afferra solo parzialmente. Questo non riguardo solo il suo impersonare un’autorità che è drammaticamente più fragile e paralizzata e disperata di quanto sia desiderabile, no, riguarda la sua intera vita, il rapporto problematico con la madre e con il nonno, straziante nell’ambiguità alternata di vero affetto e calcolata manipolazione. Se nel primo volume avevo adorato l’ombra continuamente evocata del marito della biologa, qui ho molto penato per Control e il rapporto con la madre, invischiato sin dai suoi più remoti ricordi, inconsapevolmente, con l’Area X, costretto a una farsa di sostituzione di chi come lui è rimasto indelebilmente segnato da quella X sulla mappa, ma quantomeno ne era consapevole.

jeff

Lo leggo? Come forma mentis sono più predisposta ad apprezzare Annientamento, ma la temuta delusione di fronte ad Autorità non c’è stata, anzi: se da una parte il rammarico di dover dire addio per sempre a quel contatto con l’Area X attraverso gli occhi vergini della biologa un po’ l’ho sofferto, dall’altro non posso che riconoscere a VanderMeer una gestione magistrale, un avanzamento che ha un suo notevole valore come volume unico, che ha un protagonista memorabile, anche se più convenzionale, e che dà una splendida rilettura a un genere che finalmente investe i lettori con emozioni paranoidi palpabili. In molti lo trovano eccessivamente lungo, ma io non sono d’accordo: c’è bisogno di tempo e spazi giusti per montare la paranoia e l’ansia che regalano veri brividi nelle fasi finali.
Schermata 2015-05-29 a 00.48.39Ci shippo qualcuno? Oh, Grace. Ohh, come disse qualcuno “l’ammirazione che sconfina nell’adorazione“. Comunque del certo personaggio così riletto…complimenti!
L’edizione italiana a cura di Einaudi sarà nelle librerie a partire dal primo giugno, sempre con copertina di Lorenzo LRNZ Ceccotti.

Annunci