Tag

, , , , , , , , ,

1931: il regista sovietico Eisensteisenstein5ein ha sconvolto il mondo con i suoi primi tre fim, considerati autentici capolavori della nascente industria cinematografica. La sua fama è tale che gli viene concesso un visto per l’Occidente dal regime di Stalin e, percorrendo l’Europa e l’America, conosce tutte le grandi personalità del tempo, che lo lodano e acclamano.
Approdato in Messico, dove intende girare il suo nuovo film, Eisenstein trascorrerà dieci misteriosi, cruciali giorni a Guanajuato, che ne cambieranno irrevocabilmente l’arte, la fortuna e la vita.
Da sempre grande estimatore del regista russo, Peter Greenaway torna in piena forma con la prima parte di un dittico che è un’evidente, ardente omaggio di un estimatore alla mente e al cuore dietro la macchina da presa de La corazzata Potemkin  (lo cito giusto perché possiate espletare l’urgenza di rievocare la più trita delle citazioni prima del cut, così poi continuiamo senza intoppi). Ci siamo? Vai.

Dici Greenaway, dici cinema autoriale all’ennesimo livello, dove l’artistico sfocia nell’artistoide e, di recente, nell’inutile orpello pronto ad affossare pellicole che hanno già poco da dire. Fortunatamente il dedicarsi a una tematica che ama così tanto ha fatto bene al regista, che sfoggia la sua forma migliore in quello che è un grande film di formazione e un’educazione sentimentale dalle cronologie strambe.
Anche qui c’è profusione di scelte bizzarre e visionarie (in base a come la pensiate sul tema specifico), tra la famigerata camera rotante che vortica attorno ai protagoni per quasi dieci minuti, a tagli e composizioni da teatro, picconate alla quarta parete, nudità a profusione e un dialogo sotto la doccia con il proprio pene.

Einstein2

Stavolta però il guizzo stilistico che è firma del regista inglese è quantomeno messo al servizio di una storia affascinante e suggestiva, resa inconsueta non dalle tematiche ma dai tempi. L’Eisenstein di Greenaway è il folle artista iperattivo che si tende ad associare al suo nome, ma pian piano che il film gli scava dentro scopriamo che tanta bramosia deriva anche da un nucleo rimasto fanciullesco, che brama di saltar fuori ma ne è al contempo terrorizzato, la cui irrequieta esistenza ha alimentato fino ad oggi la sua arte.

Eisenstein3

La saggezza placida e adulta della sua guida messicana Palomino Cañedo riesce a portarlo alla luce in una terra percorsa dalle vene di sesso e morte che pulsano sottopelle e che amplificano l’estasi di Sergej. La piena evoluzione del bimbo dentro al genio dentro il suo sogno di felicità messicano non può che concludersi nel dolore, provocato dal conformismo politico e affettivo su cui il suo genio rivoluzionario non può (e non riesce) ad avere la meglio.

Se l’operazione va in porto non lo si deve solo alla scrittura appassionata di Greenaway, ma anche alle ottime interpretazioni dei due protagonisti: Elmer Bäck oltre a una certa somiglianza fisica rivela una felice propensione all’istrionismo, controbilanciato dal perfetto controllo di Luis Alberti.

Einstein1

Lo vado a vedere? Pur essendo una pellicola finalmente riuscita, una struggente storia d’amore e un anticonvenzionale racconto di formazione, Eisenstein in Messico non è certo un film per tutti. Non mi riferisco all’alto grado di apertura sessuale, quanto piuttosto all’alto coefficiente artistico. Se la sfida non vi spaventa, forse è il miglior film tra i più recenti di Greenaway da cui cominciare: un bel film che mette la vitalità al centro di un’esistenza votata al cinema.
Ci shippo qualcuno? Potrebbe essere un film d’autore, certo, ma anche la versione filmica di una fanfiction angst NC17 particolarmente versata sul lato romantico e sexy. Non c’è tanto da shippare, dato che davvero nulla è lasciato all’immaginazione. Per chi vuole passare ai fatti e ne ha abbastanza delle parole, quelle scritte e sognate su AO3.
Ship Sheep

Annunci