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Jw1La distanza temporale e intellettuale che abbiamo messo tra noi e gli anni ’90 ha consentito di iniziare a provare un senso di nostalgia e vago rispetto per il decennio che fino all’altro ieri era la brutta copia degli anni ’80. In attesa di farci venire i lacrimoni con gli ammiccamenti che adesso il cinema ci regala sul cotonato decennio precedente, in una Hollywood sempre più affamata d’idee vintage da rimettere a nuovo e meno paziente verso la naturale formazione di una stratificazione culturale che ci permetta di provare nostalgia per quello che non è più in superficie, siamo tornati a parlare di dinosauri.
Jurassic World è il ritorno estivo dell’usato sicuro: l’isola con i dinosauri che sono tornati dall’estinzione, quell’orizzonte immaginario che non sembra abbandonare mai i sogni delle generazioni che affrontano la cruciale prova di avere sette anni e sentire la maestra che ti illustra chi abitava la terra tanto, tanto tempo fa.

Il pregio e il difetto di Jurassic World sta tutto nel non avere la benché minima volontà di emulare il primo, storico capitolo della saga, già amatissimo all’epoca in chiave commerciale e ora assurto a status di classico di qualità del cinema e della filmografica spilbergiana tutta (anche perché abbiamo visto cosa è venuto dopo e ci ha molto aiutato a ricrederci).
Certo, non avere alle spalle un romanziere come Michael Crichton è in effetti un bello svantaggio, ma i tentativi di Jurassic World di tentare di essere qualcosa di più di un divertente film estivo con mostroidi più o meno realistici sono davvero sparuti e pericolosamente superficiali.
Sì, c’è lo sfruttamento in chiave economica di una risorsa che porta una multinazionale con molte aziende collegate da misteriose scatole cinesi in una gerarchia poco chiara a compiere delle mosse azzardate, ci sono le giovani generazioni prive dello stupore perché filtrano la realtà attraverso lo schermo di un telefonino…insomma, c’è tutto quello strato di luoghi comuni buttati lì che faranno la gioia del giornalismo italiano.
Jurassic World tira uno scampolo di sceneggiatura fingendo sia una calda e comoda coperta che copra la completa e assoluta mancanza di uno scopo che non sia meramente commerciale, fino a che, per lo sforzo, qua e là si aprono dei buchi. La sceneggiatura di questo film è quanto di più risibile e patetico possiate immaginare, dando già per perdonati tutti gli inevitabili, non bypassabili step attraverso cui la nuova versione dell’isola a prova di dinosauro collassa e la tecnologia nulla può contro l’avanzata dei dinosauri.

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Sarebbe un errore però bollare Jurassic World come un fossile di un’altra epoca rivitalizzato in mancanza d’idee. Qualcuno la cinematografia recente l’ha seguita eccome e le sue influenze fanno davvero la differenza per promuovere il film almeno sotto l’aspetto ludico. Il divertimento, l’attenzione e la concentrazione sulle lotte tra dinosauri non possono che ricordare Pacific Rim, un film che è stato capace di dettare una nuova cifra stilista all’intero genere. Certo, Del Toro per giocosità e coerenza interna (e mai avrei pensato di dirlo!) sta comunque un paio di ere geologiche più avanti rispetto a questo film, che quantomeno dalla boiata atomica quale si presentava si rivela un discretamente piacevole divertimento.
Altra spia che qualcuno ha fatto i compiti è la presenza di Chris Pratt, impegnato nell’ennesima prova generale in vista di un Indiana Jones che ne reclama la presenza. La sua accoppiata con una scelta per certi versi inconsueta come Bryce Dallas Howard funziona eccome, un po’ per la capacità di Pratt di dimostrare sempre un lato umano e simpatetico e riesce a suscitare immediata simpatia, un po’ perché la Howard con bellezza e bravura rende parzialmente credibile uno dei personaggi femminili più ridicoli del cinema d’azione. Sorge il sospetto che Claire sia volontariamente ridicola: oltre alle tempeste ormonali, alle amnesie familiari selettive e ad altre scemenze che mi hanno fatto dubitare all’inizio che fosse stata sostituita da un robot per amministrare al meglio il parco, perché rimarcare un dettaglio ridicolo come quello dei tacchi se poi lo si mantiene intanto per il resto del film?

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La sfumatura più preoccupante è la faciloneria con cui si tenta di chiudere il cerchio. Jurassic Park era un film accattivante e da brivido non solo per i velociraptor i cui artigli ticchettavano sull’acciaio della cucina in cui si nascondevano i ragazzini protagonisti, ma anche e soprattutto perché percorso da quanto di peggio c’è nel capitalismo in quella che doveva essere un’impresa tra le più nobili e scientifiche: non è da tutti piazzare un re del Male con la faccia da Babbo Natale e l’intenzione di non badare a spese per realizzare un sogno dell’umanità.
A fine visione nel 2015, cosa ci rimane? Un messaggio confuso e fin troppo rassicurante, che da una parte ci ricorda la superiorità della natura ma dall’altra, schermandosi dietro figure volutamente esagerate come il militare Vincent D’Onofrio o il malvagio scienziato dai lineamenti orientali di BD Wong che gioca a fare Dio all’insaputa dei suoi superiori, ci consegna ancora una volta una catastrofe di cui siamo sempre vittime inconsapevoli e mai colpevoli che partecipano alla colpa, che lasciano tutto nelle mani del caro e vecchio T-Rex per risolvere la situazione.

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Lo vado a vedere? Il ritorno a Nublar sarà un appuntamento imperdibile per gran parte di cinefili e spettatori in cerca di emozioni. Se lo approcciate come un ritorno divertente il giusto e piuttosto cazzaro, ne trarrete il meglio.
Ci shippo qualcuno? [SPOILER] Non direi, però prendiamo nota: Omar Sy non muore perché dal ’90 ad oggi la social justice è entrata in azione MA è ancora cinematograficamente accettabile portare su schermo bambini con caschi di capelli devastati dal divorzio dei genitori.[/SPOILER]

Lo spiegone di Gardy – Nella prima scena del film viene inquadrata minacciosamente quella che si rivela essere la zampetta di un uccellino. Come ci ha rivelato il paleontologo certificato ed autentico (con tanto di camicia di flanella versione demodé) che ci ha introdotto alla visione, al giorno d’oggi sono proprio gli uccelli la classe di animali che più somiglia ai dinosauri, non i rettili. Io l’avevo già capito da come lasciano con precisione chirurgia dei ricordini sulla macchina. Le lucertole queste cose non le fanno.

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