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predestinationQuando c’è di mezzo la fantascienza, tendo a diventare emotiva. Questo per dirvi che questa volta si comincia con una bella infornata di fatti miei e un quesito implicito: quanto la quantità di informazioni che abbiamo (o non abbiamo) su un film pregiudica la nostra visione? Io Predestination l’ho vissuto più o meno così: arriva l’invito alla proiezione stampa, leggo la prima riga “invito alla proiezione per la stampa di Predestination, film di fantascienza”, smetto immediatamente di leggere e rispondo che ci sarò. Reazione tipica di chi nella fantascienza sempre ci spera, ma ha anche imparato che a volte è meno doloroso se non si sa nulla.
Arriva il giorno stabilito, entro in sala, mi siedo e appare il volto di Ethan Hawke e di un tipo che non riesco esattamente a ricollegare a nulla. Tempo dieci minuti e mi rendo conto con enorme commozione che sono davanti all’adattamento su grande schermo di un racconto di Heinlein letto un annetto fa su Urania (A tutti voi Zombie, su Il mestiere dell’avvoltoio).
Insomma, l’emozione di ritrovarmi per caso davanti a un film che sono riuscita a ricollegare a un racconto breve SF dell’epoca d’oro sulla base della mia memoria di lettrice mi ha così emozionata che adesso mi trovo in difficoltà.
Da una parte il mio approccio non è replicabile tra lo spettatore medio per ovvi motivi di sanità mentale e tra i lettori Urania che leggono queste pagine perché li ho già avvisati io. Dall’altra però è anche vero che, nonostante qualche rimaneggiamento, il film segue così fedelmente il testo che per un lettore viene negata quasi ogni possibilità di colpo di scena.
Il che è un bel colpo, una sottrazione da tenere in conto, dato che tutta la storia ruota intorno a un puzzle la cui immagine, ricomposta solo sul finale, rielabora in maniera classica ma molto ben orchestrata uno degli archetipi del genere. Se lo nominassi però già vi indirizzerei a un approccio troppo preciso, perciò guadatemi: sono in equilibrio sul sottilissimo filo di una recensione in cui vi racconterò del film senza dirvi nulla.

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Predestination non è certamente un film che cambierà le regole del gioco o rimarrà scolpito nella nostra mente. Non è una visione impattante, anzi: è un onesto lungometraggio di medio livello che fa fare il lavoro sporco a un racconto davvero bello di un grande autore dell’epoca d’oro della fantascienza, sfruttando il rigore e l’arguzia con cui Heinlein ha tessuto la sua tela per portare su schermo un intrico con davvero molti piani narrativi, in maniera così sensata e coerente da essere facilmente comprensibile a tutti e con un numero di spiegoni abbastanza limitato.
Il suo contraltare è Looper: non sa mai veramente di nuovo, non è mai dirompente e accattivante, però gode di una struttura così solida e coerentemente esposta da non crollare miseramente quando uno cerca di mettervi un ordine logico e cronologico a fine film. Sì, non perdonerò mai a Looper di aver tirato in ballo il fatto che “il viaggio nel tempo è sempre un po’ magico” per coprire gli erroracci di progressione temporale che gli impediscono di essere un gran film.

Il merito dei fratelli Spierig è quello di aver lavorato non per impressionare lo spettatore con svolte roboanti salvo poi perdersi la coerenza per strada, bensì di aver costruito poco a poco il fascino del loro film, coscienti dei limiti dei loro mezzi ma attenti anche all’estetica della loro creatura. Ecco quindi due volti (quello sempre verde di Ethan Hawke e del notevole e ancora poco conosciuto talento australiano Sarah Snook) che non intendono bucare lo schermo con la forza della loro fama, anzi, che amplificano l’effetto mimetico di una storia ambientata in un bar hopperiano e fumoso come tanti, in una tarda serata degli anni ’50.

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Anche la scelta di non aggiornare la storia ai nostri giorni, bensì di lasciarla scorrere nel lasso temporale originale (lunghi spezzoni dagli anni ’50, ’70 e qualche incursione successiva) si rivela essere una scelta vincente: a tanti anni da un’ambientazione che ai tempi era futuristica già negli anni ’70, è possibile giocare con un gusto retrò, con uno stile retrofuturibile che non è altro che la versione raffinata del vintage di genere. Il rischio pacchianata è subito fugato dall’attenzione estetica con cui si affronta questa sfida e il sapore del suo versante più romantico viene restituito grazie a una fotografia, una scenografia e un approccio tecnico decisamente insolito per un film di questo livello. Il resto lo fa la perfomance di Sarah Snook (che forse sarebbe più apprezzabile in lingua originale), capace di portare su schermo con delicatezza un personaggio che coniuga alcuni tratti tipici della signorina bene degli anni ’50 con un elemento ancor oggi decisamente alieno ai personaggi femminili circolanti: ha un carattere unico, lontano dall’essere una debole, una controfigura ma anche dal spaccare i culi ai passeri con un appeal testosteronico smorzato solo dal suo fascino tutto curve. Snook non è niente di tutto questo, anzi, con i suoi tratti un po’ spigolosi, molto imprevedibili e decisamente alieni alla Hollywood contemporanea, viene sfruttata in maniera efficace. Un talento inusuale che questo particolare genere permette di sfruttare appieno (un po’ com’era accaduto per la talentuosissima Andrea Riseborough, che dopo il suo incredibile exploit in Oblivion è stata utilizzata un po’ ovunque ma senza mai esaltarne e possibilità).

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Lo vado a vedere?Un bel filler di Fringe incontra Gattaca e ci fa un figlio assieme. Se tutti i film di fascia e ambizione medio bassa fossero come Predestination, sarebbe impossibile uscire dal cinema. Erano anni che mi chiedevo perché tanti racconti SF d’annata venissero ignorati per portare su schermo sceneggiature incoerenti, mal costruite e con niente da dire. Gli Spierig invece il lavoro sporco lo fanno fare ad Heinlein (occhio all’apparizione della copia di Stranger in a strange land!) e si concentrano al massimo sul loro lavoro. Il risultato è un film magari prevedibile, però ben fatto, ben scritto, ben recitato, con un lato tecnico inaspettato e una bella atmosfera dei tempi andati, con una protagonista sui generis e un lato SF ben orchestrato e mai rinnegato. Siamo a Luglio: difficile trovare di meglio, spesso anche durante l’alta stagione.
Ci shippo qualcuno? In questa tipologia di storie il rischio c’è sempre ed è insito nella storia stessa.

[SPOILER] Spiegazione del finale di Predestination – per quanto chiaro sia il film, leggo da troppo tempo le chiavi di ricerca su Google per ignorare che in tanti non capiranno bene la sequenza cronologica e interrogheranno disperati il motore di ricerca. Innanzitutto: il barista, la ragazza madre e lo scrittore ermafrodito e il bombarolo sono la stessa persona. Il barista, incaricato dall’agenzia governativa, torna indietro nel tempo per far conoscere alla ragazza la sua versione che ha già avuto la gravidanza ed è già diventata maschio. Una volta nata la bambina, questa viene trafugata e portata all’orfanotrofio. Tutto questo permette di avere a disposizione un agente senza passato, perfetto per questo genere di missioni. Invecchiando, il giovane uomo diventa il barista e va a caccia delle sue copie giovani. Quello che il barista inizialmente ignora è che il bombarolo è una versione ancora più vecchia di se stesso, che ha compreso come la sua presenza stimoli la versione barista di se stesso e garantisca la sopravvivenza dell’Agenzia.


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