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term4Continua l’inarrestabile avanzata della nostalgia canaglia, che si infrange anche sul botteghino italiano in queste ore assolatissime. Ormai abbiamo fatto pace con il concetto disturbante che nessun franchise è al sicuro da un possibile reboot irrispettoso e snaturante, ma fa comunque una certa impressione vedersi alternare nelle nostre sale dinosauri e cyborg a poche settimane di distanza.
Forse è questa la venatura più triste dell’identità culturale del nuovo millennio: nessuno è veramente al sicuro, al di sopra del riguardo che un’opera magari nemmeno eccelsa ma sicuramente importante per un certo numero di persone in un dato momento temporale potrebbe reclamare. Niente è al riparo da una rivisitazione raffanzonata e cannibale, che sostituisce con qualche battuta alle spese dell’originale la mancanza di una motivazione o di una storia solida per tornare sulla scena del delitto. Il box office di Jurassic World ci assicura che a noi sta bene così*.
Fortunatamente gli incassi domestici di Terminator Genisys si sono rivelati così esigui che il sequel già programmato potrebbe presto scivolare nel cassetto dei progetti da dimenticare.
Anche se non sono così d’accordo con quanti in queste ore stanno demolendo la pellicola, certo è irritante vedere un film che, dopo aver convinto Arnold Schwarzenegger ad essere della partita (o forse proprio per questo) si limita a pasteggiare sugli avanzi dei primi due lungometraggi di James Cameron (ad essere sinceri, invecchiati non proprio benissimo anche loro) rimettendone in scena intere sequenze salvo poi dare qua e là un tocco personale.
Per fare un esempio di reboot che ci saremmo risparmiati, Robocop ancor oggi ha una potenza espressiva (e una qualità materica) che il suo pallido epigono si sogna. Terminator invece comincia già ad arrancare, un po’ perché dietro la ben congegnata trama d’azione non c’era un livello più profondo, un po’ perché sembra veramente più vecchio di quanto non sia.

Il problema centrale è che qualcuno aveva già preso lo stesso materiale e tirato fuori un piccolo cult, rielaborandolo con gusto e un’idea precisa. Se non ci fosse stata la FOX con una sua serie tv dedicata a Sarah Connor, forse si sarebbe potuti essere più indulgenti, ma Genisys ha avuto un sacco di tempo per fare i compiti e tirare fuori qualcosa d’interessante.
L’idea di base non era nemmeno malaccio: umani vincono sulla Skynet, fatto, John Connor manda Kyle indietro nel tempo a uccidere il Terminator che tenterà di eliminare sua madre, fatto, Kyle e Terminator atterrano nudi nel 1984…e già qui c’è qualcosa che non va. Mai avrei pensato che un sedere (o la mancanza di) potesse essere così emblematico dell’andamento di una pellicola, ma se insisti tanto nel sottolineare che nella macchina del tempo ci si entra nudi e poi rimetti in scena la celebre panoramica di Los Angeles coprendo il culo di Arnold con provvidenziali chiaro scuri o inquadrando per minuti ogni personaggio che viaggerà nel tempo, significa che forse non hai la volontà necessaria ad essere almeno all’altezza dell’originale.

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Certo, il continuo sovrapporsi di viaggi nel tempo e linee temporali porta al solito guazzabuglio a cui siamo abituati, eppure Terminator Genisys, spiegone dopo spiegone, è più semplice di tante altre pellicole ambiziose viste in questi anni. L’impressione è poi che i buchi narrativi (in primis quello riguardante il personaggio di Schwarzenegger) siamo più fastidiose omissioni con cui confezionare un sequel che un vero e proprio salto logico.
Insomma, il problema di Terminator Genisys non è nemmeno la stupidità, è la pigrizia e la malagrazia con cui butta alle ortiche l’ottimo materiale fantascientifico e umano che ha a disposizione. Ok che d’estate siamo più svagati, ma si aspettavano davvero che non avremmo notato Matt Smith sullo sfondo? Come si può avere per le mani un J.K. Simmons appena premiato con l’Oscar e dargli un ruolo per lui inconsueto ma che risulta ben congeniato…e poi equipararlo all’ultima delle comparse, quando ci si poteva tirare fuori uno spin off? Perché scomodare uno famoso e apprezzato come Byung-hun Lee per un ruolo così anonimo e riempitivo (questa la so: il mercato asiatico)?
Curiosa anche la scelta di Emilia Clarke: uno si chiede se il suo essere alta 157 cm e non avere esattamente il fisico della guerriera la intralcerà (ed è così nonostante tutti gli sforzi) ma la cosa più triste è come rifletta il dramma della predestinazione della sua Sarah: è costretta a girare il film con un cartello al collo con scritto strong female character, mentre la vera forza di Sarah è sempre derivata dalla possibilità di essere bionda e svagata, salvo poi diventare una guerriera perché gira così.

E Arnold? Il caro buon vecchio Arnold Schwarzenegger è l’unico personaggio su cui si sia investito un filo d’impegno. Il procedimento è lo stesso del tirannosauro: lo prendi, lo snaturi e ti affidi alla relazione affettiva che il pubblico ha già con lui e alla detestabile autoironia a tutti i costi per giustificare la tua incapacità a scrivere un personaggio interessante coerente con le sue premesse (cioè che sia un cyborg non influenzabile emozionalmente e non la versione geriatrica di un poliziotto alle elementari).

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Lo vado a vedere? L’avrete capito: non ci troviamo di fronte a un bel film, però i due sequel che lo hanno preceduto non erano poi migliori di questo come tutti si affannano a sostenere. Così come Jurassic Park: sotto l’aspetto economico sta certamente seppellendo questo film, ma non è che abbia nulla di più di cui andare fiero, anzi.
Ci shippo qualcuno? Questa fissazione di Kyle per John era un filo sospetta…o forse è frutto del fatto che Sarah gli aveva detto la frase più clock block del secondo “che cosiamo, arriva la fine del mondo“. E voi vi lamentate dei mal di testa.

*È in momenti come questo che capisci la fortuna di essere accanita fan di uno dei film più denigrati della storia recente. Su quella scena del delitto non ci tornerà davvero nessuno in tempo perché io possa vederlo, nemmeno se si allunga ancora l’aspettativa di vita.

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