Tag

, , , ,

Pashazade ZONA42Il ritardo con cui giunge questa recensione, peraltro molto attesa, non dipende (solo) dal fatto che sono una pessima persona e blogger che stuzzica la curiosità altrui per mesi e poi si fa desiderare. Ancora prima di mettere le mani sul volume fisico, sapevo che Pashazade sarebbe stato per me nella migliore delle ipotesi una lettura gradevole e nulla più. Neppure nello scenario più roseo riuscivo ad immaginare che innescasse la smania tipica delle letture che sono esattamente la tua tazza di tè, per rubare l’espressione inglese. Avevo ragione.
Dato che l’esito è stato esattamente quello previsto, ho deciso di lasciar andare avanti gli altri, gli entusiasti, e di arrivare con il mio moderato coinvolgimento a tempo debito. Là fuori ci sono molti lettori che ameranno questo volume: cerchiamo di capire se potreste essere anche voi nel novero.

Più o meno un anno fa Zona 42 organizzava la sua prima campagna di crowd funding per raggiungere l’obiettivo di pubblicare la trilogia dell’arabesco di uno scrittore fantascientifico pressoché sconosciuto in Italia, Jon Courtenay Grimwood. Seppur non completamente convinta dall’operazione, ho sostenuto la campagna, ricevendo in cambio il volume fisico a un prezzo molto vantaggioso.
Nonostante al momento il mio volume preferito di questa casa editrice rimanga Desolation Road, un Ian McDonald molto apprezzato in Rete, il primo volume che ho in effetti letto e concluso è stato proprio Pashazade, complice un bell’evento milanese in cui è stato possibile confrontarsi con la traduttrice Chiara Reali e con il duo a capo della casa editrice. Posso quindi finalmente confermare l’ottima impressione che la casa editrice dà sin dalle prime battute: confezione perfetta e traduzione ineccepibile, senza contare una breve postfazione scritta dall’autore appositamente per l’edizione italiana.

pashazadePashazade è in effetti un’ottima mossa strategica per una casa editrice che si ripromette di offrire letteratura fantastica a tutti, appassionati e curiosi. Il primo capitolo della trilogia di Grimwood, autore sulla cresta dell’onda a inizio millennio e ultimamente finito un po’ nel dimenticatoio a livello internazionale, presenta quel mix di elementi che lo rendono innanzitutto una lettura scorrevole ma non priva di raffinatezza, a prescindere dal genere di appartenenza. Anzi, questo volume è un po’ la risposta a quel trend inossidabile della produzione fantascientica italiana, tutto noir e investigatori in salsa SF, a cui si è spesso rimproverato di mancare di solidità narrativa e di stile. Grimwood invece è più meticoloso e raffinato anche di alcuni scrittori di best seller thriller da scaffale. Prima di cominciare a scrivere la trilogia, ha lavorato per diversi mesi, in completa solitudine, sulla pianta della città che avrebbe fatto da sfondo agli eventi e da protagonista silenziosa degli stessi. Un approccio di cui comunque l’effetto è evidente; parte del fascino dell’ambientazione arabeggiante sta proprio nella creazione di un’atmosfera sottile e intrigante, sempre chiaramente percepibile. El Iskandryia (una versione alternativa di Alessandria d’Egitto?) è così, tutta vicoli e bar soffocanti, donne velate e giochi di potere nascosti dietro ogni porta, sospesa tra la fascinazione dello stereotipo e un piglio moderno.

pasazade1

L’ambientazione alternativa e ucronica è uno dei tratti distintivi della produzione dell’autore. Come accaduto in passato, il punto di rottura con la storiografia ufficiale è posizionato ad inizio Novecento: grazie alla pace raggiunta da Woodrow Wilson prima che il primo conflitto mondiale si espandesse al di fuori dei Balcani, l’impero Ottomano è sopravvissuto e regna in maniera più o meno continuativa sul Nord Africa, anche se non mancano le ingerenze del Kaiser tedesco, della potenza austroungarica e degli Stati Uniti. Anche questo elemento è saggiamente distillato nel romanzo, intuibile attraverso i ragionamenti dei protagonisti e le loro conversazioni casuali, senza ricorrere al famigerato spiegone.
Schermata 2015-07-24 a 13.16.51Da una parte è quasi distensivo leggere di islamismo futuribile senza che sia legato a doppio filo con terrorismo e volontà dittatoriale, dall’altra si sente che la visione di Grimwood è figlia dello scorso decennio. Non solo l’attuale scenario politico non ha lasciato strascichi (fu pubblicato nel 2003) ma anche la social justice non è mai chiaramente entrata nella problematizzazione del setting. Sia chiaro, nemmeno io leggo con piacere gli strali di quanti condannano a priori gli scrittori occidentali che ambientano le loro storie a Oriente (salvo poi magari tacciarli di eurocentrismo) e il fatto che il contesto egiziano venga presentato attraverso gli occhi di un giovane americano permette all’autore di sentirsi e fare sentire il lettore a suo agio.
Tuttavia non posso che ammettere quanto sia giustificabile la critica di chi sottolinea che i personaggi autentici e positivi del romanzo sono quelli che rinnegano con più forza la sfera religiosa e viceversa gli ortodossi tendano a rivelarsi come meschini e ipocriti.

-Sono stata a New York, – lo corresse, e si mise a spiegargli in dettaglio perché si trattasse di due cose completamente diverse. A spiegargli come New York fosse in realtà un pezzo d’Europa che l’Europa si era perso per strada.

Altra carta che pesca spesso Grimwood dal mazzo delle possibilità narrative è quella del monologo interiore, anche se sempre declinato in varianti inconsuete. Stavolta il suo giovane protagonista, il giovane caucasico, fuggitivo e rastamunito Ashraf-al-Mansur, si trova spesso a conversare nella sua testa con la Volpe, un dispositivo tecnologico che ne aumenta le capacità psicofisiche ma, arrivato ai suoi ultimi giorni di vita, mostra malfunzionamenti che la rendono ora una presenza ora arguta, ora sinistra.
Ashraf d’altro canto ha già una personalità così complessa e in parte danneggiata che sentire le vocine nella testa rientra appieno nel personaggio: dopo un’infanzia trascorsa in un collegio scozzese freddo e ostile e dei trascorsi non proprio limpidi in una prigione di stato extra lusso negli Stati Uniti, lo troviamo a rubare l’identità di un pashazade proprio in Egitto, finché eventi e delitti più grandi di lui lo trascineranno nell’occhio del ciclone, da cui proverà ad uscire con aiuto di un detective alcolizzato, obeso e divorziato, una nipotina sensibile costretta a crescere in fretta e una ragazza non troppo propensa a sottostare al volere dell’influente padre. Personaggi non certo innovativi, ma ben congeniali, anche sul fronte femminile, anche se chiaramente figli di una penna maschile.

grimwood

Lo leggo? Pashazade è un thriller dal ritmo cinematografico dove non manca l’azione e l’atmosfera esotica, dove l’ucronia si sposa al thriller in maniera tanto naturalmente da essere una lettura congeniale a chi vuol provare a leggere fantascienza e vuole uscirne quasi deluso dalla familiarità che assumerà quest’esperienza. Anche gli amanti del noir fantascientifico raffinato (ma non celebrale) e gli stimatori di penne maschili, eleganti e sempre inclini all’azione serrata apprezzeranno questa sorta di un ruvido, psicotico e scapestrato fuggitivo in medio oriente. Sicuramente i gadget tecnologici non mancano. Se invece amate lo spazio o il cervellotico, conviene cercare un altro titolo all’interno del catalogo di Zona42
Ci shippo qualcuno? Direi di no ma c’erano delle note yuri che ovviamente qui non sono passate inosservate
Effendi, il secondo volume della trilogia dell’arabesco, è disponibile dal 20 luglio 2015. Chissà, magari troverò l’occasione di leggerlo e parlarvene presto.

strani mondi

Dato che stiamo parlando di Zona42 e di crowd funding, vi segnalo Strani Mondi, una convention dedicata al fantastico, una prima edizione di questo appuntamento dedicato a editori ad appassionati, in programma il 10 e 11 ottobre 2015 a Milano.
Zona 42, Delos e Hypnos si impegnano a portare il loro catalogo, ad organizzare conferenze e a portare ospiti illustri: per ora sono confermati Bruce Strerling, Laird Barron e Aliette De Bodard, e dici poco! Tra gli italiani, Leonardo Patrignani e Alessandro Manzetti.
L’obiettivo è quello di raccogliere 2000 euro per l’organizzazione e non è assolutamente fuori portata. Esistono varie opzioni di supporto, che permettono di ottenere sconti all’ingresso e libri in regalo. E ogni categoria è scifi-related, che figata!
Io sosterrò l’iniziativa e ci sarò, va da sé: spero che questo appunto incentivi anche voi a farci un pensierino e non il contrario. Nel resto del mondo le convention più importanti sono spesso gestite da lettori ed editori specializzati e sono un’importante appuntamento per trovarsi e confrontarsi…non sarebbe male avere anche noi qualcosa di simile no? Anche solo per attirare con questa trappola i nostri scrittori preferiti e costringerli ad autografarci mezzo scaffale, fufufu.
Trovate tutte le informazioni per sostenere l’iniziativa QUI mentre il programma in continuo aggiornamenti lo trovate QUI.