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muchloved1Presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs all’ultimo Festival di Cannes, Much Loved è balzato agli onori delle cronache perché ne è stata vietata la diffusione nel suo Paese d’origine, il Marocco. Una nazione i cui lati oscuri sono di sovente ritratti nei lavori del regista Nabil Ayouch, che ha all’attivo anche un film sulla radicalizzazione dell’Islam e sulla diffuzione del terrorismo operata proprio sfruttando la povertà degli adolescenti marocchini.
A valere però la censura e numerose minacce di morte agli attori in gran parte non professionisti è stato quest’ultimo lavoro, Much Loved, un’analisi senza compromessi della prostituzione in Marocco, a ulteriore riprova che il corpo femminile rimane un campo di battaglia e un argomento potenzialmente esplosivo a tutte le latitudini.
Nota preliminare: prima che l’impressione di film PESO vi faccia passar la voglia di aprire il cut, sappiate che è tutto tranne un drammone stereotipato sui malvagi uomini arabi.

Sì, ci sono i malvagi sauditi ricchi e i perversi palestinesi poveri ed esponenti di ogni nazione araba in cui la prostituzione e la libido femminile sono inesistenti, bacchettoni che s’incamminano come i magi seguendo la stella del sesso facile laddove è quantomeno tollerato in via ufficiosa, in Marocco. Il film è stato così contestato proprio perché si teme che lo stigma di donne facili, approfittatrici e dalla mano lesta di cui purtroppo godono le marocchine in Medioriente si estenda anche in Occidente. Nel film però non mancano affaristi e turisti europei, allettati dalla medesima offerta con una nota per loro esotica.

Se il perbenismo marocchino che invocava a gran voce di nascondere la polvere sotto il tappeto vi sta per strappare un commento poco lusinghiero sull’Islam, vi consiglio di andare a leggere la recensione dell’americanissimo Hollywood Reporter che segnala tra le attrattive del film la grande quantità di donne provocanti, disinibite e nude, che sicuramente farà presa su un certo tipo di pubblico.

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Questo per rimarcare come l’esplosività di argomenti come la religione e il terrorismo sia relativa rispetto al guazzabuglio di desideri e pregiudizi che s’incarna ogni volta che il campo da gioco è il corpo di una donna. Il film precedente del regista denunciava come le condizioni di povertà dei giovanissimi marocchini siano terreno fertile per il radicalismo religioso e il terrorismo, qui c’è un bambino ancora non adolescente costretto a prostituirsi, però tutta la polemica ruota attorno alle movenze e alle parole di Loubna Abidar, una delle sensuali protagoniste.

Certo Much Loved non approccia l’argomento dall’angolazione che uno si aspetta: quando ti siedi in sala per vedere un film marocchino non sospetti che la prima scena sarà un dialogo tra tre prostitute che descrivono nei minimi dettagli gli amplessi e le voglie dei clienti appena soddisfatti in egiziano (una lingua considerata più ricca di espressioni peccaminose) di fronte al loro autista e bodyguard marocchino, e poco dopo ecco che una si sfila un preservativo carico di bancone rubate dall’unico posto sicuro in cui poteva nasconderlo.

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La forza di Much Loved non è intrinsecamente cinematografica, dato che l’aspetto è realistico e il taglio sfiora il documentaristico. Sta tutta nella carica erotica e vitale delle sue protagoniste, volgari ed esplicite, quasi divertite dalla consumata professionalità con cui si muovono nel mestiere, talvolta persino capaci di godere genuinamente della loro sfrenata libido in un turbinio di festini pieni di danze, sesso, droga ma anche momenti degradanti in cui emerge il razzismo dei loro clienti, che adorano aizzarle come bestie puntando sul loro inesauribile bisogno di denaro, chiedendo loro di tutto e disprezzandole apertamente quando accettano per qualche banconota.

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Si è accusato il film di essere iperpositivista rispetto al mondo che descrive. In effetti la carica ironica e lo sguardo possibilista verso il futuro di Noha e delle sue compari (la romantica, la lesbica non dichiarata, il travestito e una campagnola incinta appena fuggita in città) non possono che sorprendere, ma non mancano certo le minacce, la violenza, il furto e lo stupro a costellare la loro giornata tipo. Su tutto, è chiarissima l’ambiguità della società marocchina, che vive anche dei soldi di questo commercio di corpi, che consente alle donne di sognare una cosa, una piccola attività, una rendita, ma mantiene inalterata la condanna morale, cosicché le ragazze rimangano ostaggio dei vicini pettegoli, dei poliziotti corrotti, delle famiglie. La parabola di Noha in questo senso è illuminante: fa il mestiere per mantenere la famiglia mentre il fratello si gode l’agiatezza che lei procura e la madre burberissima le sbatte silenziosamente in faccia tutto il suo disprezzo ad ogni visita, spillandole quanti più denari possibile.

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Lo vado a vedere? Incredibilmente scorrevole ed esplicitamente sessuale, Much Loved non è forse un film dal lato artistico superbo, ma compensa la sua forma imperialistica e grezza fornendo un ritratto molto vivido e avvicente del Marocco e delle sue donne, con un film scorrevole da cui si esce sicuramente con un’idea ben più precisa di cosa significhi essere una donna marocchina, dando una picconata allo stereotipo che accomuna tutti gli stati mediorentali in un’unico tratto culturale definito. Il suo limite, quello di abbracciare completamente la visione di categoria delle prostitute, senza curarsi di fornire un contesto anche ai clienti e ai benpensanti, è anche la sua forza più grande.
Ci shippo qualcuno? C’è anche una bella dose di omosessualità, ma curiosamente un film tanto spregiudicato ha deciso di glissare proprio su questo amplesso specifico.

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