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ZONA 42 – DIMENTICAMI TROVAMI SOGNAMI DI ANDREA VISCUSI

Dimenticami Trovami Sognami CopZona 42 ha presentato anche a Milano il suo primo romanzo autoctono, Dimenticami Trovami Sognami di Andrea Viscusi. Bello vedere che l’incontro era tra i più affollati del pomeriggio, con molti lettori ma anche tanti curiosi.
Giorgio Rafaelli- Abbiamo deciso di pubblicare il nostro primo titolo italiano dopo aver letto il libro di Andrea. CI è piaciuto davvero molto e riteniamo che Dimenticami Trovami Sognami (da qui in avanti DTS) sia il primo titolo italiano in cui ci imbattiamo all’altezza dei nostri autori internazionali.
Andrea Viscusi- La gestazione del romanzo non è stata lineare ed è partita da un racconto molto breve in cui era contenuto solo il nucleo della vicenda iniziale. La storia ha come centro un uomo che dopo una lunga assenza torna nel suo mondo, profondamente cambiato, mentre lui è rimasto uguale a se stesso. Un ruolo importante lo ricopre anche il sogno, che è l’elemento legante delle varie parti del romanzo.

In DTS non ci sono i temi classici della fantascienza, è un romanzo dai toni più interiori e personali. Quindi perché lo avete etichettato come SF?
AV- Alla base della storia c’è una teoria sulla natura e il funzionamento dell’universo. A livello di tematiche credo che ce ne siano molte nel libro, e le tre parti da cui è costituita la storia sono tra loro molto diverse, ma la base si rifà sicuramente a questo genere. Volendo cercare delle influenze al suo interno citerei autori come Philip Dick, insomma, non stiamo parlando di hard SF ma di  qualcosa di più psicologico e più profondo concettualmente.
GR- Il punto forte del romanzo è l’estrema fruibilità con cui parla delle domande fondamentali che si pone il genere umano. Anche i protagonisti non sono superuomini o supereroi ma persone comuni, alle prese con rapporti personali e  situazioni del quotidiano.
AV- c’è anche un elemento metanarrativo che si evolve nella seconda parte del romanzo, ma è un po’ spoiler.
Marco Scarabelli- La storia è unica, ma nelle tre parti cambia il focus narrante e la forma narrativa con cui vengono veicolate le informazioni. È un romanzo innanzitutto piacevole da leggere, senza le difficoltà di un testo sperimentale, ma con uno spiccato gusto per una profondità narrativa che arriva alla speculazione cosmogonica.
AV- Vi rassicuro: non è che alla fine si scopre che è tutto un sogno (ride), il sogno è un meccanismo di base che permette di esplorare attraverso questa esperienza ricorrente l’universo e il significato del romanzo.

Il titolo così particolare del romanzo lo avete deciso insieme?
AV- Il titolo, che può apparire melenso, non era quello che avevo in mente. Inizialmente avevo scelto un titolo differente, ret-con, ma era troppo freddo e specialistico e forse non abbastanza rappresentativo del romanzo.
GR- Dato che è innanzitutto una storia di speculazione e relazione tra personaggi e idee, abbiamo scelto questo titolo perché lo presenta in maniera più morbida al pubblico che cerchiamo.
AV- Parlando con gli amici, la loro reazione quando citavo il titolo era sempre “eeehhh?”. A un certo punto mi sono convinto che avrebbe potuto creare una barriera iniziale.

Come mai non scrivere chiaramente la parola fantascienza sulla copertina?
GR- Mettere “fantascienza” sulle copertine non porta certo bene (ride). Non rinneghiamo il nostro genere, la fantascienza, solo vogliamo arrivare a un pubblico più ampio a cui forse il termine fa paura. E’ criticabile, ma anche a livello di progetto grafico ci muoviamo sempre in una direzione non convenzionale.
MS- Sulle copertine ci lavoriamo davvero tanto, quante discussioni! Così per tutto il lavoro di realizzazione dei nostri volumi; per esempio per noi la traduzione è un passaggio delicato e fondamentale.
Domanda finale: ma la barba l’autore se l’è fatta crescere in conformità dell’immagine aziendale?
(ridono tutti)

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