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crimsonAllerdale è il maniero protagonista della nuova, attesissima prova alla regia di Guillermo del Toro, Crimson Peak, e come ogni altro aspetto della pellicola più che orrore trasuda amore per tutto ciò che è gotico o meglio ancora victorian romance.
Mettendo da parte il romanticismo per un momento si può dire che l’epoca vittoriana in Inghilterra percepita, raccontata e immaginata oltre che ad essere ormai abbastanza differente dalla realtà storica abbia un’identità così forte da essere quasi un marchio, un’etichetta che indubbiamente è capace di richiamare ammiratori da bacini differenti. Quello horror appunto, quello letterario, quello degli amanti dei film in costume, degli esteti, degli adolescenti in fase creativa e infine degli estimatori degli insterstizi dove convivono romantico e il grottesco. Probabile che Guillermo del Toro faccia parte di questi sottoinsiemi, il che rende le sue pellicole di culto in molte nicchie cinematografiche.
Stavolta però non siamo di fronte a una rielaborazione del genere in chiave personale, a un nuovo prodotto che fa qualcosa di innovativo e memorabile con le basi a disposizione di tutti, bensì a un’operazione quasi tarantiniana.
Mi è difficile parlare male di Crimson Peak sotto qualsivoglia aspetto perché è un conglomerato di elementi assolutamente perfetti per la parte estetizzante, decadente e feticista di lunghe vestaglie bianche e chiome finemente acconciate che chissà come convive con l’emisfero razionale e fantascientifico del mio cervello. Infatti a me Crimson Peak è piaciuto, e molto. Il problema è che non essendo tutti forniti di quel gusto di quanto sopra, rischia di essere una grossa delusione, soprattutto considerando i nomi coinvolti.

Edith Cushing è la protagonista vittoriana dei nostri sogni: delicata e volitiva, innocente ma comunque saggia, romantica ma pragmatica. Il genere di fanciulla che sogna di scrivere un romanzo di successo ma come modello a Jane Austen preferisce Mary Shelley. Il genere di donna che si porta in un maniero con un enorme buco nel soffitto uno straccetto di rete come vestaglia, assolutamente inadatto a coprire alcunché, ma quando finisce per sputare sangue non è certo perché si è presa la tisi, anche se un po’ se lo meriterebbe.
Questo spirito romantico e statunitense rifugge l’idea del matrimonio fino a quando il fascinoso ed indigente baronetto Thomas Shape (Tom Hiddleston) spinge le leve giuste e riesce a catturarla come le delicate farfalle morenti in autunno che popolano gli Stati Uniti…ecco, il punto forte della pellicola non è il realismo. Cosa potrà fare lo statuario e americanissimo dottor Alan McMichael (Charlie Hunnam) se non fare la figura del fesso e farsi portar via l’amore di una vita in un remoto e un filo inquietante maniero dove la terra trasuda argilla rossa tanto da parer sangue?

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A questo punto avrete già capito che Crimson Peak è perennemente sospeso tra la visione orrorifica del meglio Del Toro e il sogno romantico della peggior adolescente in fase gotica.
Di fronte alla scelta di selezionare influssi e spunti, Del Toro sceglie di non scartare nulla, confezionando un film di un’opulenza citazionistica più che barocca, che oltre ai classici letterari dell’epoca (tutte le Bronte e la Shelley e qualsiasi titolo d’atmosfera vittoriana, penny dreadful, ghost story e victorian romance, ma anche la Du Maurier senza tralasciare Conan Doyle e Lovecraft) non molla nemmeno un film d’annata (Bava e Hammer come se piovesse, Shining, tutto il primo Burton, persino Hitchcock) o recente (The Others, tanto per dirne uno), senza tralasciare i suoi tormentoni, in primis legati alla valenza delle presenze soprannaturali che popolano la vita di Edith ancor prima del maniero minaccioso, che verrà introdotto solo a secondo tempo inoltrato.

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Crimson Peak più che un film indipendente è un omaggio a un intero genere in cui è possibile crogiolarsi per ore e ore, visioni e visioni, tanto la ricchezza di spunti visivi, narrativi e citazionistici rende una prima scorsa superficiale. Dal lato visivo è il non plus ultra dell’estetizzante, grazie all’immaginazione di Del Toro e ai dollaroni della Warner Bros. Passatemi il paragone, ma è come Hannibal: una serie di interni ed esterni maniacalmente riprodotti per essere il più finemente confezionati ma anche quasi ridicolmente irrealistici. Non si è fedeli a un’epoca storica, ma a un’estetica creata in anni di riproduzioni culturali: se le case degli classici horror del cinema in bianco e nero erano talvolta evidentemente finte, lo sarà anche Allerdale, che non vuole essere una villa vittoriana, vuole essere l’incarnazione del nostro concetto di maniero sperduto nella brughiera, con tutto ciò che ne consegue.

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Detto questo, il risultato è semplicemente superbo e uno dei piaceri di Crimson Peak è godere di ogni dettaglio, di ogni piccolo riferimento o spunto: i costumi di Kate Hawley sono metafora palpitante dell’ingenuità e purezza di Edith tanto da ricalcarne ossessivamente colori e fattezze delle farfalle prima citate? Chi se ne frega, se possiamo ammirarla correre per mezz’ora con il lungo crine biondo al vento in una vestaglietta bianca che richiede di lordarsi di sangue. Ogni singolo vestito e accessorio indossato da Jessica Chastain urla a squarciagola Lady Macbeth? Non ci importa, perché sono tutti pazzeschi. Punto. Se dovessi vivere in un maniero sopra un terreno che trasuda argilla che pare sangue e ha un buco enorme nel soffitto, beh, dovrebbe essere arredato da Jeffrey A. MelvinShane Vieau. L’unico versante deludente (e in maniera inaspettata, dato che stiamo parlando di Guillermo!) sono proprio le creature sovrannaturali. Niente da dire sull’aspetto particolarmente truculento e sanguinario (mi pare già di vedere i bozzetti di Del Toro) ma dopo la bellezza artigianale e concreta del Fauno, queste patacche in CGI più che incorporee sono pacchiane.
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Passiamo al quartetto di protagonisti e rimaniamo in ambito adolescente innamorata e in guerra col mondo. Nulla potrà convincere che Charlie Hunnam non sia stato ripescato da Pacific Rim perché si era alla ricerca di un attore abbastanza incolore da non rovinare il delicato triangolo formato dagli altri tre e in questo senso è perfetto. Il fronte maschile in realtà è puramente accessorio e anche Tom Hiddleston non ha modo di far molto altro che essere la versione retrò del suo essere inglese.
Jessica Chastain è fantastica e la scelta di un’attrice come lei, sempre molto trattenuta, calibrata e mai sopra le righe, permette di contenere gli eccessi del suo meraviglioso personaggio e renderla ancora più sinistra.
Io però voglio urlarlo al mondo: qui a risplendere è Mia Wasikowska, una che per fattezze e aura sembra nata per incarnare questi personaggi senza tempo. Non mi riferisco solo a Jane Eyre (che lo ammetto e chiedo scusa: Mia, non ti avevo capita), ad Alice o a Madame Bovary. Certo il suo aspetto “eerie” e quasi fiabesco aiuta, ma è proprio la capacità di dare profondità a ruoli altrimenti incredibilmente poco interessanti, perché ovviamente tra la matta sanguinaria e la povera innocente, chi riuscirà più facilmente a far breccia nei nostri cuori? Lei poi in costume è straordinariamente convincente; l’unica a rivaleggiare con lei per fedeltà all’immagine dell’epoca (ma non altrettanto dotata di talento) è la rinascimentale Holliday Grainger (che infatti guarda un po’, era anche lei in Jane Eyre). Detto spiccio: senza Jessica Chastain il film riesco anche a immaginarmelo, anche se indubbiamente più scream queen, ma senza Mia Wasikowska, no.
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E quindi è bellissimo e correte tutti a vederlo appena arriverà in sala? No, dannazione. Facendo un grande sforzo d’astrazione e imparzialità devo confessarvi che Crimson Peak è poco più di un buon film (considerandolo al di fuori di generi e gusti personali) e sono anzi molto sorpresa che l’accoglienza critica sia stata così calorosa.
Il problema principale è il suo essere un omaggio così spinto nella mimesi ai prodotti che vuole citare, lo rende privo di una sua forte identità e, particolare ancora più triste, poco più che annacquato come film di Del Toro.

Il suo vero punto debole è la prevedibilità: nonostante tutti i tocchi e i trucchi, la vicenda non solo non è minimamente spaventosa (e ve lo dice una a cui mette paura e ansia persino Murder She Wrote) ma mai vagamente sorprendente. Non ci sono colpi di scena e nemmeno svolte vagamente inaspettate perché tutto è una rielaborazione di cose già viste e sentite cento volte o di classici che conosciamo e amiamo tutti, perciò nessuno dei personaggi in scena dice o fa qualcosa che non ci aspettiamo dall’inizio del film. Niente. Zero. Quel che è peggio, anche il tocco di Del Toro alla sceneggiatura si basa su dei temi cardine della sua filmografia, e quindi è scontatissimo, un termine che mai avrei pensato di utilizzare nei suoi riguardi. Senza dimenticare che la magnitudo del film implica una grande spesa ma anche una maggiore influenza esterna, quindi non stiamo parlando di un film autoriale (nemmeno glamour come un The Others) bensì di una pellicola puramente commerciale che esce non a caso nei pressi di Halloween.
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Lo vado a vedere? Dovendo collocarlo nella filmografia di Guillermo Del Toro, Crimson Peak pascola nei territori di Pacific Rim più che nei pressi di Il Labirinto del Fauno.
Ammettiamolo: è un film commerciale che si salva proprio perché Del Toro può permettersi di attrarre un cast attoriale e tecnico e somme di questo tipo. Tuttavia è un film pigro da parte del nostro, che evidentemente si accontenta oggi di farsi notare con grandi pellicole con un gusto di genere e un twist in più ma non sfida come un tempo le convenzioni del genere. Sappiamo che si può fare ottimo cinema di genere con un’autorialità che non ne precluda il successo commerciale, vedi The Others. Qui invece siamo più in un Burtoniano spensierato ed adolescenziale, in un appoggio tarantiniano al genere che, dietro un omaggio bellissimo, non ha un solo pizzico di novità.
Ci shippo qualcuno? Ovviamente no, ma vorrei vivamente ringraziare Del Toro che anche quando è pigro tira fuori personaggi femminili moderni e apprezzabili senza tradire l’atmosfera in cui sono immersi. Edith meravigliosa ma ostinatamente occhialuta, ad esempio. Oppure quella certa scena coniugale, una cosa che in mano a uno che non viene da fuori Hollywood non avremmo mai visto, mai.

 

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