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the_interFinalmente dopo tanto penare abbiamo un vero e proprio cinemozioni5 di cui parlare! Dopo sei anni è tornata Nancy Meyers, ancora non del tutto fuori dalla sua fase geriatrica (anche se il picco dovremmo essercelo lasciati alle spalle con It’s Complicated) e torna a portare su schermo le aspirazioni del tutto irrealistiche della donna di oggi.
Piccolo excursus per chi è nuovo di questi lidi: dicesi cinemozioni5 quella larga fetta di commedie romantiche scritte da e/o per un pubblico femminile in cui il contesto apparentemente realistico o plausibile lascia via via spazio a una proiezione dei più sfrenati sogni femminili (o di quelli che le major hollywoodiane pensano siano i reconditi desideri inespressi della categoria) che finirà puntualmente sull’apposito contenitore pomeridiano di canale5 (che anni fa portava quel nome), nel ciclo “Julia Roberts” o sulle neonate piattaforme Iris e La5, ultima spiaggia e patria assoluta del cinemozioni5.

Insomma: più il film è stucchevole, melenso e slegato da qualsiasi rapporto con la realtà, più qui lo si disseziona in chiave sociologica per capire cosa ci racconta del suo pubblico.
In un periodo di tale crisi per la commedia romantica (che avevo parzialmente analizzato nella sua versione riveduta e corretta per incastrare il pubblico maschile, Trainwreck) il ritorno di una regina del genere come Nancy Meyers non può che richiedere grande attenzione da noi appassionati di questa nicchia, anche se dopo L’amore non va in vacanza si sono viste solo vacche magre.
Quindi liquidiamo subito l’argomento: The Intern è un film scialbo alla regia e sciatto alla scrittura, salvato parzialmente solo dall’impegno di Robert De Niro e Anne Hathaway, in grado con la loro grande operazione di umanizzazione di personaggi di mitigare il senso di smussatura estrema di ogni conflitto e carattere all’interno del film. Quel che è peggio, non è nemmeno così divertente da vedere per le esagerazioni. Mesto e senza nerbo, mai cattivo e mai graffiante, più che coccoloso, proprio molle.

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Passiamo quindi alla parte più interessante: l’analisi dei significanti e dei significati dei personaggi e delle situazioni di uno dei pochi veri e propri cinemozioni5 contemporanei.

Cominciamo dalla parte geriatrica con Robert De Niro: il suo personaggio si inserisce nel solco dei rampanti over 50 a cui questo genere di commedia ultimamente punta moltissimo, forse perché ultima fascia demografica non conquistata da supereroi e operazioni nostalgia tra ’80 e ’90. In questo caso però per fortuna la parte sessuale è moooolto più sfumata; per chi non se ne fosse reso conto, un paio di anni fa Hollywood ha realizzato che ODDIO, I CINQUANTENNI/SESSANTENNI FANNO SESSO! e ha lanciato un filone davvero imbarazzante per postulare come rivoluzione sociale una verità biologica dalla notte dei tempi (vedi appunto It’s Complicated).
Il tentativo stavolta è quello di creare un personaggio adorabile per chi si identifica con lui – goffo con la tecnologia ma intelligente, gentile, disponibile, naturalmente carismatico ed elegante, saggio e intraprendente badante di nipotini- ma anche per i giovani che guardandolo scuotono la testa e pensano al loro, di nonno/zio, che un video curriculum con la telecamera manco lasciandogli un anno a disposizione.
La parte che mi ha fatto sbellicare è come venga proposto in giacca e cravatta come icona di stile, mentre è sempre decisamente overdressed nell’ambiente di lavoro giovane e dinamico dove è riuscito a farsi assumere come stagista senior. Quando poi Anne Hathaway si chiede come gli uomini siano passati in un paio di decenni da lui ai suoi assistenti in maglietta e jeans, nessuno che le dica “ma LOL, Anne, se non fossimo in un cinemozioni5 tu non saresti vestita come in un film degli anni ’50 e probabilmente avresti la stessa felpina a righe che abbiamo noi più che sembrare Grace Kelly in vacanza!”.

La povera Rene Russo, ultimamente in gran spolvero, incarna la versione femminile di un over 50 del tutto vincente: massaggiatrice capace di far venire erezioni ai soggetti sul posto di lavoro senza mai essere inopportuna (come è possibile?!?!?), così priva di un qualche tratto distintivo a parte di essere felice, realizzata e bella da finire a vivere con De Niro dopo il primo appuntamento a un funerale, situazione che non fa ridere per come tutto le scivoli addosso in maniera impeccabile ma impersonale.
La preferivamo conduttrice di StudioAperto in NightCrawler.

THE INTERN

Oltre al guardaroba ineccepibile, impeccabile, elegante ma comodo e perfettamente stirato e abbinato (proprio il genere di vestiti che indossa una persona che dorme quattro ore a notte per lanciare la sua start up, ha una figlia piccola e il marito a casa a fare le lavatrici), Anne Hathaway vive in una dimensione di puro irrealtà che rende il film decisamente poco sentito da parte del pubblico, ma ci dice anche molto di che direzione abbiano preso le aspirazioni di tutte noi, che ovviamente vengono riportate sulla media borghesia con spese sproporzionate al loro supposto budget e problemi che persino nella finzione del film non sembrano poi tali.
C’è stato un deciso spostamento da amore a carriera: il sogno romantico non è mollare tutto per il matrimonio conveniente (o mettersi a fare la libraria/fioraia, cult inossidabile degli anni ’80 ’90), no, ora la donna sogna di fare l’imprenditrice a capo della sua start up. Insomma, la schiava stagista di Il diavolo veste Prada diventa la capa impegnatissima e un filo smemorata, ma gentile, disponibile, dedicata e ineffabilmente chic. Certo, poi magari ti ammazzi di lavoro, ma mangi zuppettine bio, giri in un ufficio tutto sommato contenuto in bicicletta (qui è stato il primo momento in cui volevo urlare NO CAZZO NO!) e sei sempre tanto così dall’essere una hipster piena di white people problem, senza però mai essere non dico odiata, non dico disprezzata, ma nemmeno contestata da qualcuno, manco dal marito con l’amante. Manco la figlia le mette il muso per il poco tempo che le dedica! Tutti sono comprensivi con Anne Hathaway la giovane imprenditrice che lavora 20 ore su 24 ma ha sempre i capelli pulitissimi e dalla piega perfetta.
Spesso nei cinemozioni5 i problemi non sono tali, sono ingigantiti, perché un film che vuole essere pura pornografia di conforto non può mai porre un vero e proprio cruccio, però qui si esagera. Tanto che poi quando arriva la prima situazione vagamente drammatica, la si risolve con lo stesso distaccato aplomb di quando si ha un problema con le bolle di consegna o con una spedizione.

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Lo vado a vedere? Pur essendo così lindo e tiratissimo nel parlarci di una realtà in cui tutti sono carini, gli uomini sempre comprensivi e mai sessisti, pur vivendo in una dimensione borghese, danarosa e totalmente inesistente, non è nemmeno così divertente nella sua proiezione fiabesca della realtà lavorativa e affettiva attuale. Il problema è che oltre ad essere prevedibile, totalmente privo di conflitto e del tutto inutile, nessun personaggio ha un briciolo di carattere o di cattiveria. Persino l’autista che guida ubriaco…è solo vagamente fuori posto.
Ci shippo qualcuno? Ovviamente no.
Ci cinemozioniamo? Sulla carta molto probabile, ma in realtà manca completamente uno dei punti fondamentali. Io non ci sento il sogno, dietro questa proiezione irrealistica della società attuale. Manca il romanticismo, manca l’avvenimento spropositatamente romantico, manca l’amore, manca la dimensione quasi grottesca nel suo puntare a farti sciogliere il cuore!

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