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spectre1State per leggere più che una recensione, una serie di considerazioni del tutto SPOILER FREE riguardanti l’ultimo capitolo della saga dell’Agente 007. A tempo debito arriveranno analisi più approfondite e fangirlistiche. Se siete curiosi, leggete pure senza remore, non mi rovinerò la sorpresa, promesso. 

La prima informazione che immagino vogliate sapere su SPECTRE, che si configura sempre più come la fine di un’epoca con l’addio sicuro di  Sam Mendes e un Daniel Craig sempre più apertamente insofferente, è quanto sia valido in quanto film e in quanto pellicola bondiana. All’interno del quartetto craigiano si piazza al terzo posto, quindi no, non è stato possibile bissare o superare Skyfall, che si attesta come un picco che difficilmente si tornerà ad insidiare a breve. Casino Royale, grezzo e irruento com’era, è di certo migliore, dato che a differenza di quest’ultimo film non ha mille rimandi e storie precedenti da sistemare armoniosamente. Dalla sua però SPECTRE ha una produzione fastosa, delle sequenze d’azione assolutamente fantastiche e la consapevolezza che con la squadra ad oggi formata si tira fuori un gran film d’intrattenimento (e un ottimo film bondiano in toto) praticamente col pilota automatico.

Dato che sulla trama non ho intenzione di spendere una parola in più rispetto a quanto visto nei primi due trailer, farò un discorso molto generale.
Partiamo dalla sceneggiatura, in cui purtroppo si annoverano più punti negativi che positivi. Il primo problema è che, a differenza di altre saghe moderne gestite su più film (zona Marvel, per intenderci) è chiaro che qui la pianificazione di cosa succede quando rispetto a chi è molto più disorganica. Lo avevamo capito già da Casino Royale che qualche accenno qua e là suggeriva la voglia e l’intenzione di inserire la SPECTRE non appena la causa pluridecennale avesse avuto fine (e forse è la principale colpa di quel guazzabuglio senza senso di Quantum of Solace) ed evidentemente la notizia di poter inserire Blofeld e compagnia ha costretto a mettere mano non solo a questa sceneggiatura più e più volte, ma anche al senso dell’arco craigiano. Il problema è che voler dare un’organicità a posteriori a qualcosa rende tanti passaggi inconsistenti e poco credibili, quando non apertamente forzati. Forse sarebbe stato più saggio accontentarsi di quello che è sempre stato Bond al cinema: una serie di film indipendenti accomunati da un unico protagonista, uno stile di narrazione simile e qualche rimando qua e là.

 

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Alla sceneggiatura possiamo attribuire un’altra colpa grave del film, ovvero il sostanziale spreco dell’entrata in scena della stessa SPECTRE. Forse sarebbe stato più saggio attende il prossimo film (il prossimo volto di Bond?) per introdurre il cattivo dei cattivi, che invece qui risulta ben più sbiadito di figure ormai iconiche come Silva e Le Chiffre. A differenza di molti però io un po’ la colpa la darei anche al casting, che ha inanellato almeno tre errori grossolani. Il primo è Cristoph Waltz e so di muovere un’accusa pesante ma trovo che nelle sue ultime prove sia ora poco incisivo, ora troppo sopra le righe. Lo stesso attore di cinque anni fa avrebbe saputo tirare fuori molto, molto di più di un ruolo che in effetti avrebbe potuto essere più studiato.
Altro sostanziale spreco, l’utilizzo di Andrew Scott, vuoi perché come curriculum rende davvero prevedibile la piega del personaggio, vuoi perché ha un ruolo tutto sommato insulso. La piazzo lì: a ruoli invertiti tra lui e Waltz forse la SPECTRE non sarebbe stata così deludente.

Rimanendo sul comparto degli attori, continuiamo a parlare di luci e ombre: tenebra profondissima su Monica Bellucci, paralizzata dalle iniezioni al volto, inabile a recitare di buona grazia quelle quattro parole in croce che le sono riservate (si fatica a capire cosa dica in italiano!), tanto che sembra quasi venire sfottuta sfrontatamente da Craig per la sua inabilità recitativa mentre invece dovrebbe essere un rapporto tra personaggi. Vero, un ruolo del tutto accessorio, però se riesci ad essere persino peggio del punto più basso di sempre in merito a bond girl, ovvero l’immortale Maria Grazia Cucinotta in mongolfiera con i suoi due minutini scarsi, significa che probabilmente sei la peggior bond girl di sempre. Per dire: Stephanie Sigman in qualità di Estrella dirà una decina di parole in tutto ed è molto, molto, molto più incisiva della Bellucci, rigida come uno stoccafisso e del tutto incapace di recitare. Bocciatissima.
Tanto la Bellucci rovina una prima mezz’ora altrimenti ineccepibile quanto la seconda Bond girl salva un’ultima ora altalenante. Ovviamente ha un ruolo da protagonista, ma Léa Seydoux ha dei momenti in cui è al livello di Vesper, forse la miglior bond girl di sempre, e se lo dico io che Eva Green quasi la venero, potete capire che perla di ragazza ci viene regalata. Il merito è non solo della Seydoux, che praticamente risplende tra abiti semplici e svolte sexy, ma soprattutto della sceneggiatura. La sua Madeleine è il primo, importante tentativo da molti anni a questa parte di uscire dalla logica della bellona femme fatale o damigella in pericolo affiancata a Bond: ha una storia, degli obiettivi, è abile, sa persino menare le mani e soprattutto riesce di nuovo a tirar fuori l’emozione, il sentimento dagli occhi di Craig, e a mantenersi un personaggio distinto e non del tutto influenzabile dall’inizio alla fine del film. Stupenda! Qui bravissimi anche gli sceneggiatori, capaci di avvolgerle addosso un personaggio volitivo e pieno d’orgoglio, che sembra avere molti punti in comune con il carattere della protagonista. Un personaggio che piace anche, e soprattutto, al pubblico femminile, che non si vede lì la solita gnocca che si getta tra le braccia di Bond.
Altra scelta di casting azzecatissima, Dave Bautista: il suo mr. Hinx è il classico villain di supporto del tutto muscolare, ma grazie a delle riprese fantastiche e a una presenza in scena impressionante, fa temere davvero per la vita di Bond e se la gioca alla pari con assoluti capisaldi come Shark o Oddjob.

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Squadra che vince non si cambia e sicuramente uno dei meriti di SPECTRE è di fidarsi come mai prima d’ora del team di amici e aiutanti di Bond, regalando loro un minutaggio e una profondità inediti. Dopo aver salvato Naomie Harris dall’essere la zitella Moneypenny del caso, dandole un’alone quotidiano ma dolce che rende ancor più chiaro in retrospettiva il suo ruolo in Skyfall, il film si premura di dare ampissimo spazio a Ben Whishaw, ormai la miglior spalla per Daniel Craig e fonte di nuovo visibilio per le fangirl, e a Ralph Fiennes, liberato dall’esclusivo ruolo di figura paterna che assegna le missioni. Ci piacerebbe poter dire lo stesso in futuro anche per Rory Kinnear, dato che incidentalmente è pure un notevole attore.
Daniel Craig sta dando i classici segnali di profonda insofferenza da quarto film, un passaggio che è toccato a tutti i James Bond della storia che sono arrivati a questo traguardo. Ci pensi bene però: lui è uno dei migliori Bond in assoluto, forse l’unico davvero in grado di mettersi per complessità e naturalezza al livello di Sean Connery (anche grazie a un’ottima selezione di film, cosa che per esempio un Pierce Brosnan non può certo vantare), capace di incarnare il peggio di 007 senza mai essere antipatico e il lato umano e ferito senza mai uscire dal personaggio, rimanendo sempre Bond, un Bond che incarna solo lui, quello che vive nel 2015.
Un altro elemento che accomuna gli attori bondiani è l’assoluta incapacità di mantenere una buona carriera dopo l’addio ed è davvero difficile pescare un film di Craig all’altezza (a parte l’ottimo e sottovalutatissimo Fincher di Millennium). Vero è che lui a tanta Hollywood e a tanti registi piace, e un sacco, però non è così dotato e poliedrico da poter lanciarsi su qualsiasi ruolo. Daniel, fai un favore a te stesso e a noi: sopporta almeno per un’altra pellicola.

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Infine l’addio pesantissimo che è già scritto, quello di Sam Mendes. Stavolta non ha al suo fianco il miglior team di sempre e l’immagine è meno accattivante (sapete come la penso, ma ditemi quale parte di SPECTRE può eguagliare visivamente la casa che brucia o il combattimento tra le meduse elettriche fotografati da Re Roger Deakins?) ma è davvero un peccato che se ne vada per presumibilmente tornare a dirigere film autoriali, perché è davvero un maestro del cinema d’azione, delle sequenze di combattimento, chiaro e preciso, veloce e adrenalinico, capace di gestire set enormi, comparse a fiotti, caratterizzazioni psicologiche tra un pugno e l’altro. Senza menzionare la bellezza di certe messe a fuoco, di certi passaggi di piazze e laghi, particolari accessori ma capaci di rendere uno stato d’animo o l’atmosfera di un luogo senza bisogno di far aprir bocca a 007, riuscendo persino a girare con grazia ma mai senza un briciolo di camp le gag più comiche (e no, chi a tirato fuori il paragone con Roger Moore evidentemente non se li ricorda, i saltelli tra alligatori o i nemici che esplodono di Moore!).

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Lo vado a vedere? SPECTRE quindi è un film con tante problematiche ma anche solido, compatto, divertente e magnificamente girato e quasi sempre recitato. I problemi ahimé sono più produttivi che interni, ma dopo la necessaria decostruzione di personaggio e saga, riesce in qualcosa di mai visto prima, il suo più grande merito: è più rischioso ma anche molto più semplice far funzionare un grande film di Bond eliminando tutto il canone classico, rendendolo di fondo un film d’azione e spie contemporaneo. SPECTRE invece è il primo Bond con Daniel Craig pienamente all’interno del canone, capace di rendere lo stesso avvicente ed enormemente godibile per un pubblico che entra in sala nel 2015. Il che è un risultato enorme, che io disperavo di vedere dato il successo della piega vagamente bondiana preso negli ultimi film. Il suo più grande difetto è di sprecare un paio di occasioni che avrebbero potuto rendere questa storia potente quasi quanto quella di Skyfall, ma va bene così.

Il futuro è una grande incognita: Bond non ha mai brillato per talenti dietro la macchina da presa e sarà fondamentale rimpiazzare adeguatamente Sam Mendes e fare in modo che lo sforzo di realizzazione rimanga al livello del grande evento che oggi è ogni uscita di Bond, grazie al lavoro che si è fatto da Casino Royale. Se Daniel Craig rimarrà sulla nave ancora per un film, forse si potrà evitare di ripartire di nuovo da capo, cosa di cui francamente il franchise ora non ha bisogno, perché il reboot è riuscitissimo, ora bisogna svilupparsi verso altre frontiere e verso classici approdi.

Chi shippo qualcuno? Ogni volta che Ben Whishaw entra nella stessa inquadratura con Daniel Craig (e sono tante, davvero tante!) abbiamo un nuovo tassello da utilizzare per le nostre fanfiction mentali. Quanto amore. Certo, non tanto come quando Silva ci provava con Bond (al solo pensiero mi sento mancare) però parleremo al più presto di un paio di particolari che awwwwwwww!

Ship Sheep

 

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