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berl_holmesContinuiamo a parlare di pellicole presentate all’ultima edizione della Berlinale, anche se stavolta con esito meno felice. Purtroppo Mr. Holmes, l’adattamento filmico del romanzo del 2005 A Slight Trick of the Mind di Mitch Cullin, è stato accolto piuttosto freddamente dalla critica, poco soddisfatta dall’ultimo adattamento in ordine cronologico del sempreverde mito di Sherlock Holmes.
Peccato, perché per riportare Holmes su grande schermo in età molto avanzata si era ricomposta la doppietta di Dei e Demoni, con Bill Condon alla regia e Ian McKellen assoluto protagonista, e le aspettative erano alte. D’altronde è un periodo dorato per il canone holmesiano e questo passo falso non scoraggerà sicuramente altri produttori dal produrre adattamenti similiari, tipo, quanto ci vorrà per vedere su grande schermo The Final Solution di Michael Chabon?

1947, la guerra è finita, il Regno Unito sta lentamente riprendendosi e un uomo di 93 anni vive lontano dalla società londinese in un cottage di campagna. Un anziano gentiluomo conosciuto in tutto il mondo per le sue prodezze investigative e per il personaggio fittizio che il suo amico scrittore ha creato a sua immagine e somiglianz

a. Watson, Lestrade, la signor Hudson e tutti i punti fermi della sua vita sono ormai scomparsi: è rimasto solo, in balia del senso di rimorso per un vecchio caso, il suo ultimo caso, che nel 1919 lo spinse a ritirarsi in campagna. Ora, tra le sue amate api e con l’esclusiva compagnia di una vedova di guerra facente funzione di governante  (Laura Linney) e il suo figlioletto Roger (Milo Parker), il signor Holmes si ritrova a fare i conti con un caso che ancora lo tormenta e con il progressivo indebolirsi del dono che lo ha accompagnato e identificato per tutta la sua lunga esistenza.

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Tra le infinite variazioni sul tema, quella di Mr. Holmes ci presenta uno Sherlock piuttosto anziano e provato, consapevole dell’approssimarsi della morte. Un uomo un tempo solitario e brillante, che si ritrova in un mondo privo di tutti i punti di riferimento che avevano puntellato la sua stravagante esistenza. Ha dovuto dire addio ai suoi compagni di sempre e ora, poco prima della morte, si ritrova di fronte al distacco più doloroso e straziante, quello con il suo intelletto, che comincia a vacillare e lo lascia disorientato, incapace di ricordare i motivi che l’anno spinto all’esilio forzato in campagna.
Mr Holmes procede su due linee temporali non sempre chiaramente distinte: quella presente, con Holmes appena rientrato da un viaggio a Hiroshima alla ricerca di un medicamento che freni l’avanzare della senilità, e quella del suo ultimo caso, i cui dettagli appaiono come lampi al confuso detective, che vuole riorganizzarli per dare un resoconto preciso dei motivi del suo rimorso. La presenza di Roger, un bimbo curioso e intelligente, sembra rendergli più semplice questo compito, anche se il legame tra i due non è visto di buon occhio dalla madre del ragazzino.

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Non posso che concordare con quanti hanno affossato questo film. Il problema non è nemmeno la sua bruttezza, dato che si tratta di una pellicola sufficientemente ben realizzata, senza frizzi o lazzi ma nemmeno vistose cadute di stile.
Nonostante la presenza di un attore solido come Ian McKellen e l’intrigante idea renderlo una persona reale che convive con il personaggio fittizio a lui ispirato (la sequenza in cui indulge nella visione di un film stile Basil Rathbone è di gran lunga la più spassosa), il film manca proprio il suo obiettivo principale. Questo signor Holmes non sembra il nostro Sherlock, bensì un omonimo. Il problema non è l’età, non sono le differenze con il canone e nemmeno la mente che vacilla: manca proprio quello spirito che in tutte le sue declinazioni ci fa dire “eccolo, è Sherlock!”. Se poi capita raramente che vengano raccontate storie di personaggi così anziani (e quindi già venuti a patti da tempo con l’imminenza della morte) e con la sensibilità interpretativa di Ian McKellen, è anche vero che il supposto caso e la risoluzione umana ed emotiva del final problem è di una banalità sconcertante, degna di un film geriatrico qualsiasi e non del nostro consultant detective.

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Lo vado a vedere? I fan del personaggio di Conan Doyle sono forse la categoria che più dovrebbe evitare questo film, comunque accessorio anche per il resto del pubblico. Ian McKellen ci mette del suo ma non è abbastanza: Mr. Holmes è tutto fuorché memorabile.
Ci shippo qualcuno? No e quando c’è di mezzo Sherlock questa risposta è una vera delusione.

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