Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

spectre_1Dopo due fine settimana di programmazione (e dopo una mia visione extra perché sì) torniamo a parlare di SPECTRE, stavolta con tutti gli spoiler, le anticipazioni sulle svolte salienti della trama, senza saltarci un’approfondita riflessione sui destini della saga e sul suo andamento al box office.
Il post sarà costruito sulla falsariga dello speciale Listone Bond che con i futuri appuntamenti coprirà tutta la saga, nella speranza di avere tutta la cronologia bondiana mappata qui sul blog per il prossimo film, che uscirà in occasione dell’anniversario numero 55 e sarà il 25esimo film della saga. Considerando che intendevo concluderlo prima dell’uscita del 24esimo, capirete a che livello di dettaglio spaccamaroni si inoltri il post (e la quantità folle di tempo che richieda la sua compilazione).
E dopo questo breve angolo di autopromozione per lasciare il testo prima del cut spoilerfree, scriviamo senza freni (io nel post, voi nei commenti), finalmente!
Per quanti di voi non abbiamo ancora visto il film (ma perché vi ostinate ancora ad avere delle vite sociali, folli!), ricordo che c’è una lunga riflessione del tutto priva di anticipazioni QUI.

BOND

Impossibilitati a fornire anticipazioni rilevanti sulla trama del film da una precisa e sacrosanta richiesta dei distributori in proiezione stampa, i giornalisti italiani (e non solo) agonizzanti per il divieto di spoilerare tutto ciò che valeva la pena essere spoilerato, si sono concentrati su un paio di aspetti extra cinematografici stuzzicanti. Il fatto che sin dall’inizio del tour promozionale Daniel Craig abbia dato segni acuti di insofferenza e scompenso, coronati in un paio di uscite con l’intento conscio o inconscio di farsi cacciare a pedate, ha reso l’attore più che il personaggio al centro del dibattito. Se ne andrà o non se ne andrà? Sarà questo l’ultimo James Bond col volto di Craig?

Come ben sanno i cinefili con qualche anno in più che hanno seguito l’evoluzione di vari attori bondiani, tutti quelli che hanno avuto la fortuna di arrivare al quarto film hanno dato chiarissimi segnali di insofferenza. Oggi ancor più che negli anni ’60, essere il volto dell’agente al servizio di Sua Maestà è un impegno gravoso e totalizzante.
Innanzitutto a livello fisico e sociale, perché non smetti di essere Bond tra un film e l’altro, perciò devi essere sempre in perfetta forma e evitare qualsiasi gaffe che possa riflettersi negativamente sul franchise. Stavolta le riprese del film non hanno rallentato nemmeno quando Craig ha dovuto affrontare una delicata operazione al ginocchio e la conseguente riabilitazione.
Non va sottovalutato nemmeno l’impatto a livello psicologico: oltre all’insofferenza generata dall’essere costantemente identificato con quell’unico ruolo a dispetto di carriere più o meno interessanti (forse l’unico che vive una situazione ancora più stressante è Daniel Radcliffe), a Daniel Craig sembra pesare particolarmente l’identificazione con uno stereotipo maschile machista, sessista e emozionalmente arido e l’esaltazione dello stesso, avendo dato più volte prova di una sensibilità contemporanea, femminista, inclusiva e rispettosa di ogni minoranza che possa venirvi in mente. Cuoricini per Daniel, ovviamente.
Non dimentichiamo poi l’impatto che ha sulla vita personale dell’interprete: tra riprese lunghe e complesse ai quattro angoli del globo, le decine e decine di sponsorizzazioni da soddisfare (dai rasoi alla vodka, dalle autovetture a prodotti davvero bizzarri che vogliono comparire prima o poi al fianco dell’attore) e lo spossante tour mondiale che dura per tutto il periodo di lancio del film (stavolta è cominciato col primo rullo di interviste e shooting a settembre e non è ancora finito, con la presentazione pochi giorni fa in Cina) inclusivo di codazzo di un numero incalcolabile di interviste, apparizioni e red carpet, significa dedicare un biennio della propria vita quasi completamente a una pellicola, riducendo al minimo lo spazio per la propria famiglia e vita personale, figuriamoci per altre lavorazioni.

daniel_craig2

Il risultato è puntualmente quello: dopo aver ottenuto fama e riconoscimenti, si arriva a un punto di saturazione.
La situazione di Daniel Craig però è profondamente diversa da quella dei suoi predecessori. Innanzitutto su quattro film girati se ne annovera solo un fallimento (una media che nemmeno Sean Connery può vantare), che nonostante la sua cattiva fama non è sul podio dei più brutti della saga, nemmeno lontanamente. Il suo operato come attore non è mai stato messo in dubbio, se non all’annuncio della sua scelta: è passato dall’essere una rivelazione, un ex signor nessuno ad essere un attore noto a livello mondiale, fino ad arrivare ad oggi ad insidiare nel cuore di alcuni fan d’epoca e di tantissime nuove leve il trono di Sean Connery. Soprattutto è il volto di un James Bond che è riuscito a diventare contemporaneo, necessario e irrinunciabile per giovani e anziani, come testimonia l’affollamento nelle sale: potrà sempre rivendicare di aver traghettato Bond nel nuovo millennio, di averlo riportato a contatto con la cultura contemporanea e popolare come non succedeva dall’addio di Connery (Roger Moore è sì amatissimo, ma aveva spostato il discorso più su un livello di fandom).
A livello economico poi ha letteralmente resuscitato la MGM e ha fornito ai produttori storici il denaro necessario per tornare a sognare e girare in grande: che siano poi amanti dell’azzardo lo dimostra come abbiano reinvestito gli enormi guadagni di Skyfall quasi totalmente in questo capitolo, costato una cifra folle (si parla di più di 340 milioni con promozione e sponsorizzazioni!) e costretto a dover essere più che un successo per ripagarsi…cosa che è già vicino al fare in poco più di quindici giorni.

Nonostante l’insofferenza dimostrata, ci sono comunque buone probabilità che Daniel Craig giri un ultimo James Bond. Innanzitutto ha un contratto vincolante ancora per un film che sarebbe oneroso rescindere. Inoltre più SPECTRE incassa al botteghino (e sta andando davvero forte) più gli oneri di rescissione diventano elevati, mentre cresce di pari passo la possibilità di strappare una cifra esorbitante per girare un ultimo film.

Sul lato artistico poi Daniel Craig è proprio l’ultimo Bond a potersi lamentare, dato che la saga sta finalmente investendo sulla qualità anche sotto il profilo tecnico, senza arrendersi alla sua destinazione popolare. Con Mendes è stato diretto da un premio Oscar ed è finito in uno dei film più amati e meglio criticati degli ultimi anni, tanto che la saga ha raggiunto un livello di sofisticazione cinematografica all’inizio impensabile.
Discorso che vale per ogni altro Bond ma, dato il discorso appena fatto, ancora di più per Craig: davvero lasciando la saga potrebbe inserirsi in progetti cinematografici di qualità più elevata? Le carriere post 007 dei sei attori coinvolti sono state in gran parte fallimentari e lo stesso Craig nelle scelte extra bondiane degli ultimi anni non ha certo brillato (a parte il film con Fincher, che a quanto pare piace alla follia solo a me). Davvero sarebbe meglio appendere la PKK al chiodo per ritrovarsi in un Cowboys & Aliens? Dato che quell’involuzione arriverà, non sarebbe meglio ritardarla di almeno un paio d’anni? Daniel, non fare cagate, per favore.

daniel craig_1b

Parlando invece di Bond in quanto personaggio, questo film necessariamente risulta più leggero e meno personale: d’altronde non è che ad ogni film si possa demolire la casa dell’infanzia del nostro e uccidergli la figura materna surrogata. Detto questo, è evidente l’intento di mantenere quella componente di umanità e fragilità che ha colpito gran parte del pubblico dall’inizio dell’avventura craigiana, portando su schermo i fantasmi dei suoi morti, perché i morti sono vivi, come ribadito sin dall’incipit e dai titoli animati. I nemici, le amanti (the big one, Vesper, che come nella saga letteraria rimane una cicatrice indelebile e dolorosa) e le perdite di cui James si sente partecipe e responsabile.
Ovviamente dopo avergli dato del vecchio in quanto persona per tutto lo scorso film si passa a dare del vecchio al suo lavoro, nel difficile tentativo di fare coesistere un modello classico di spionaggio con le inquietudini contemporanee che percorrono soprattutto il cinema d’intrattenimento. Bond prende quindi il ruolo classico di Hunt, l’agente “rogue” che continua a combattere e indagare anche dopo lo smantellamento della sua divisione. Le inquietudini di Craig non devono essere passate inosservate, perché SPECTRE è forse il film bondiano in cui si rinuncia più spesso e volentieri alla presenza di Bond per dare spazio e visibilità al suo team, già predisposto per supportare un eventuale sostituto.
La parte che veramente non funziona per nulla è il rapporto fraterno di amore e odio con il Blofeld. Sulla carta (oltre che ad essere più che intuibile dal trailer) era comunque un risvolto pazzesco, James parente indiretto del suo arci-nemico che da anni tenta di ammazzarlo in maniera più o meno sadica! Avremo modo di parlarne nel capitolo di villain, ma Silva e Le Chiffre sembravano ben più preparati a scavare nel dolore di Bond.

daniel_craig3

Le foto in bianco e nero di Daniel Craig sono tratte dall’intervista esclusiva a Esquire in cui per la prima volta l’attore ha rivelato di voler lasciare la saga. 

BOND GIRL

Adesso che ne possiamo parlare in maniera più approfondita lasciatemelo dire, a Monica Bellucci nostra, prima Bond girl sopra i 50 e ultima di una lunghissima serie di bellone che fanno una comparsatina di qualche minuto:

Can't you see I'm grieving?

No Monica cara, non lo vedo e nemmeno il povero Daniel costretto a sembrare sfotterti nel risponderti che no, nessuno lo vede. Non lo vedo perché sei inabile, congelata dai ritocchini, o entrambe le cose. Ti accorderei il beneficio del dubbio di un ruolo così marginale da essere vagamente offensivo, ma ti giuro che la prima (e anche la seconda) volta che ho assistito alle tue quattro battute quattro, lì, pietrificata manco ti avessero incollato con i tuoi tacchi a spillissimo (un classico della vedovanza romana) al terreno, non so se ero più raggelata o adirata che qualcuno osasse mettere in forse la leadership della Cucinotta come peggior Bond girl della storia.
Sei così inutile e irrilevante e *inserire necessaria citazione di Boris* che non hanno sentito nemmeno il bisogno di ucciderti, pensa te.
Altro particolare: capisco di più Daniel Craig che si sforza di sfoggiare anche frase in italiano che te che gli dai indicazioni stradali, come è possibile?! Come?!

spectre_4

Léa Seydoux, meno male che ci sei tu. Perfetta incarnazione dello stereotipo geografico di cui Bond si nutre e vive, con le tue sopracciglia nobili, le tue mise rigorose ma eleganti e le tue morbide onde bionde puoi farmi anche credere che chiamare una Bond girl francese Madeleine Swann non sia l’ultimo traguardo del pressappochismo anglosassone.
Pazienza se sei lievemente minorenne considerando l’aspetto e la carta d’identità di Bond, pazienza se il tuo ruolo lesbico per cui avrei pianto calde lacrime di gioia e gratitudine (immagino indirizzate a John Logan, perché pare proprio farina del suo sacco) è svanito insieme alla coerenza del secondo tempo del film per colpa del maledetto leak Sony, perché quando ti vedo entrare in quello scompartimento ferroviario penso che tu sia tutto quello che mi aspetto da una Bond girl in questa fase: bella, sexy, indipendente economicamente, realizzata professionalmente, capace di controbattere sul piano della logica a Bond, di piantare comprensibili crisi di nervi post carneficina senza sembrare una ereditiera viziata o una prostituta di alto bordo, ma soprattutto capace di fargli prendere un congedo, di essere importante senza dare di matto perché non sei the big one Vesper. Sai persino sparare e menar le mani, senza diventare la Olga Kurilenko della situazione. Grazie per aver salvato la seconda parte del film e per aver dimostrato che una Bond girl può anche lasciare i suoi cari saluti e andarsene per la sua strada, ancora viva (sebbene rimanga una mossa estremamente pericolosa). Non hai nemmeno sbagliato un red carpet durante tutto il tour mondiale.

LÈa Seydoux SPECTRE

Cara Stephanie Sigman, figuri in questo post perché di natura sono una completista e sei indubbiamente meglio di donna Lucia (LOL), ma diciamolo: possiamo davvero annoverarti tra il novero delle Bond girl quando il secondaggio (minutaggio mi pare eccessivo) a te dedicato equivale a quello della lampada a cui Bond si aggrappa prima di cadere sul divano? Non ne sono sicura, ma dato che l’unico altro ruolo di rilievo da te ricoperto è in Narcos, direi che ti attende una sfavillante carriera tra i corrieri della droga hollywoodiani. Consolati pensando a Benicio del Toro: lui la Bond girl esotica nella scena iniziale non potrà davvero mai farla.
Domanda: perché scomodarsi persino a darle un nome (Estrella) quando potevano tranquillamente inserirla nei titoli di coda come the mexican gnocca?

stephanie_sigman_spectre

Con tutti i problemi di rappresentazione femminile che storicamente affliggono questa saga, non si può non vedere un nuovo approccio qui. Sin dalla scelta di almeno un’attrice più anziana di Bond e la conseguente copulata allo specchio in cui non è il corpo nudo della donna a essere messo in mostra ma la forma di Bond che volutamente copre le nudità della donna, nel riflesso e agli occhi dello spettatore. Bond che prende per mano Estrella, Bond che dice parole d’amore, e non di seduzione, a Lea, durante la tortura. Certo, rimangono una marea di problemi (tra cui vorrei citare quel laccetto macramé al collo di Estrella), ma vedo una luce in fondo al tunnel.

VILLAIN

Che sofferenza. Non credo di aver molto da aggiungere rispetto al post spoiler free, forse perché la storia della SPECTRE è così prevedibile che, giuro!, io e un paio di persona a tutta la storia dell’affido post Skyfall ci eravamo già arrivate riguardando un paio di volte il montaggio del trailer.
Ma poi stessimo parlando di un cattivo sopra le righe e magnificamente teatrale a me potrebbe stare anche bene questo sviluppo, ci fosse un’ossessione proibita, un’invidia del pene, un qualcosa oltre “ho ucciso mio padre e sono diventato il capo del crimine mondiale perché odio i tuoi occhi blu e il fatto che sei bravo negli sport invernali che ti ha insegnato babbo“, ecco. Sarà Christoph Waltz sbiadito, sarà che oggettivamente con tutti gli spoiler che sono usciti con il leak hanno dovuto riscrivere tutto quel pezzo di film in un paio di settimane, sarà che proprio non avevano idee ma ecco, dal ritorno in pompa magna dopo anni di battaglie legali della SPECTRE mi aspettavo molto, ma molto di più.
L’unico momento in cui Blofeld è stato genuinamente terrorizzante è quando è apparso nell’orrenda combo mocassini + pantaloni troppo corti che lasciano scoperto mezzo polpaccio. Sono abbastanza certa che fosse quella la tortura e non gli aghi che ti penetrano nella scatola cranica. Anzi, mi sottoporrei volentieri a una seduta se potessero cancellarmi il ricordo di quella raccapricciante scena.
Fermo restando che il ritorno della cicatrice mi ha ovviamente emozionato, così come il gattone bianco dai cui peli Waltz si spelucca accuratamente la giacca, ecco, se optassero per il classico (e citazionistico) cambio di faccia con la chirurgia plastica e prendessero un altro attore, sarei felice. Peraltro hanno perso un’ottima occasione per fare un cambio di genere e piazzare lì una donna, o un tizio di colore, per la gioia della social justice.

Una riflessione: perché Hinx non perfora anche gli occhi di Blofeld con i suoi pollici metallizzati (un dettaglio molto cattivo menomato o metalizzato alla Bond ahimé poco sfruttato) e prende il comando dell’associazione, dato che incute ben più timore di Waltz che accarezza meteoriti? Fermo restando che non crediamo per un secondo che sia morto e sappiamo già che non appena tornerà in scena Blofeld, sarà lui a farlo evadere. Dato di fatto. La scazzottata sul treno è magistrale e aiuta molto la causa del suo personaggio, quasi quasi perdono persino a Bond di non avergli sparato in testa dopo l’incidente d’auto, un passaggio di sceneggiatura davvero debolissimo.
Tuttavia per essere un sottoposto di questa gente trovo che Silva in Skyfall e il suo piano di far saltare in aria l’MI5 e pubblicare la lista degli agenti segreti su Youtube fossero un filo più destabilizzanti di spiare MI5 da una base segreta nel deserto facendosi pure mettere i piedi in testa dal Sud Africa, divenuto ultimo baluardo del mondo libero. Il Sud Africa.

spectre5

Che poi anche lì, che delusione cocente. Hai una super base segreta con tutti i satelliti, le guardie armate di Uzi e un maggiordomo che si fa consegnare le pistole su un vassoio d’argento, raggiungibile con una Rolls d’annata che ci cita la saga…e basta sparare un proiettile su una conduttura per farla saltare completamente in aria? No ma che davvero? Che esplosione affrettata e demotivante, tanto che Madeleine e Bond si girano a guardarla, sorpresi da una base che esplode lettaralmente da sola, a scoppio ritardato, senza alcun motivo plausibile. Ennesima svolta grossolana di una sceneggiatura non giustificata da un film che si prende un sacco di tempo (e avrebbe fatto tranquillamente a meno di 20, 30 minuti sul montaggio finale).

Ora che ne possiamo parlare: oltre che ad essere uno spoiler vivente che genera più sbadigli che sorprese, ma quanto è girata e montata male la morte di C / Andrew Scott? No perché seriamente, non capisco perché farsi tanti problemi a far vedere che Mallory coppa una persona dopo averci detto che è stato anni sotto copertura in Irlanda.

Insomma, tirando le somme probabilmente il cattivo migliore è il buttafuori che dà dello stronzo a Bond, che credo sia Emilio Aniba, con un curriculum di tutto rispetto in comparsate in film che ci piacciono. Forza Emilio.

MI5

q chacterQuanta eterosessualità in questa posa del character poster di Q, non potevo proprio esimermi dal piazzarlo nel post, nel paragrafo dedicato a un piccolo excursus sulla squadra di Bond che, lo prometto solennemente, non verterà tutto sui due gatti di Q e su quanto questo possa generare fanfiction coccolose di Bond che gli va a dare da mangiare mentre aspetta il rientro di…ehm, dicevo? Sì, la squadra, giusto.
Meno male che Ben Wishaw e Daniel Craig funzionano così bene assieme e ci ispirano un sacco di immagini fanfictionare distraenti, perché veramente, al povero Q toccano due dei passaggi più ridicoli della sceneggiatura.
Punto primo, anticipo un gadget perché quando è troppo è troppo: il piano touch leggiDNA usb che permette dal tuo pratico laptop di trovare tracce di DNA di chiunque abbia indossato un anello negli ultimi dieci anni nonostante Bond lo abbia tolto a un tizio, indossato svariate volte, strusciato nella polvere sulla scacchiera e infine dato a Q, che a quanto pare non ha DNA o impronte di sorta. Il polipo poi ha convenientemente un numero di tentacoli basato solo sui cattivi dei film craigiani di Bond e non sullo sfacelo di tizi accorsi al meeting romano. Inoltre: non sarà un filo conveniente che proprio quell’anello che ha rubato Bond sia quello indossato da tutti i cattivi della SPECTRE a lui noti? No scusate, ma è troppo. È una cagata micidiale e non basteranno le faccette di Ben con il suo maglioncino a righe a distrarmi.

SPECTRE Q alza gli occhi

È bastato invece lo scambio al bar a base di bevande macrobiotiche salutiste (venti punti in più a Bond che si rifiuta di bere qualsiasi bevanda non tenti di ucciderlo mezzo cirrosi epatica) per non farmi notare una cagata ancor più spaventosa che dà l’idea del livello di panico che la riscrittura di sceneggiatura all’ultimo ha generato. Ricordate che in Skyfall Moneypenny andava a dare una mano fare la barba a Bond perché Q ha paura di volare, con mio estremo rammarico perché probabilmente se la scena avesse visto Wishaw protagonista sarei collassata per terra in preda ad un attacco epilettico di arcobaleni? Ebbene, se Bond arriva sul cucuzzolo della montagna con un mega aereo privato perché Madeleine sta in un angolo ad alta quota sperdutissimo d’Austria, come ci arriva Q che odia volare? In arrampicata, con il laptop nello zainetto? CHE NERVI.

Eccettuate queste due sviste super cazzole, la parte del film dedicata al team di supporto all’agente doppio zero è tra le migliori e ci conferma che, in caso di addio di Bond, il prossimo film avrà già una solida base su cui innestare un volto nuovo.
Ralph Fiennes si muove più in questo film che i suoi predecessori nell’intera saga ed è bello vedere come evolva in maniera più umana ma comunque ruvida la figura paterna di riferimento di James. Rory Kinnear è purtroppo ancora sottoutilizzato nonostante sia un signor attore, ma devo dirvi la verità: nella seconda visione un paio di tagli mi hanno dato l’impressione che potrebbe essere lui la talpa in seno all’MI5 che ci darà un serio colpo di scena nei prossimi film.
Naomi Harris è al solito splendida e vorrei la licenza di uccidere per ottenere quel cappotto blu elettrico, il suo intermezzo familiare a stretto giro con la casa di Bond funziona efficacemente per rendere l’idea di quanto sia arido l’orizzonte di vita di James, di quanto lui, appunto, non abbia una vita al di fuori del lavoro. Fermo restando che noi vogliamo vedere la casa di Q!
Altro particolare che ha destato la mia curiosità non soddisfatta: ci faranno mai vedere 009 con i suoi discutibili gusti musicali? Adorerei.

VEICOLI

Che ansia che mi procura questa sezione, ogni volta bisogna parlare di macchinoni. Al solito Bond guida e parcheggia da Dio e solo per questo io posso capire perché le tipe gli si avventino addosso: uno che riesce a trovare parcheggio al primo colpo a Roma guidando una Aston Martin DB10 ha tutta la nostra stima. Certo anche Hinx e la sua Jaguar C-X75 non scherzano, ma trovo che a mettere i brividi nella sequenza dell’inseguimento romano sia più che altro il pensiero di sfanculare gli ammortizzatori sui celebri sanpietrini. Franz Oberhauser è così una pippa che non solo non guida, non solo ha l’autista di colore, ma si aggira con un improbabile Rolls Royce Wraith, quando non con un elicottero che Bond fa atterrare a suon di proiettili di PKK. Spara pure da Dio, James.

spectre-03-1

Passando a veicoli meno blasonati, se la memoria non mi inganna abbiamo: i suvvoni Range Rover e il piccolo velivolo nero dell’inseguimento alpino (il troncare monco le ali e continuare a combattere lo avevamo già visto con la celebre lezione di guida di Roger Moore alla signora attempata anni addietro), una FIAT non meglio identificata (chiedo conferma: è una nuova 500?) guida al signor Stereotipo italiano che ascolta l’opera mentre una Aston Martin gli chiede strada (l’imbarazzo), l’aereo privato di linea che porta Bond sulle Alpi, la barchetta con cui attraversa il lago, il trenino che viaggia in mezzo Marocco dove ti stirano gli abiti e ti servono la cena manco fosse l’Orient Express (maccosa!?!?) e l’Aston Martin che Q in nome dell’ammmmore ricostruisce a partire dal volante dopo lo sfacelo di Skyfall.

Gadget

Sono davvero molto, molto contenta che i gadget stiano tornando sul classico, lasciando le derive ipertecnologiche a Hunt e Bourne, anche perché quando poi ci provano se ne escono fuori con cose come il lettore touch USB di DNA su anelli di dubbia provenienza, già pronto ad entrare nella storia dei peggior gadget patacca di sempre.
Molto meglio il discreto, elegante product placement dell’orologio Omega, in grado di innescare un’esplosione che non brucia il volto degli astanti, ma gli taglia di netto la faccia. Mh.

spectre_orologio
Gli amanti di True Blood avranno avuto uno brivido al sentir citare lo smart blood. Non è la prima volta che tentano di rintracciare Bond per tenerlo d’occhio e questo sì che sarebbe un gadget tecnologico coi controcazzi, ma ovviamente toglierebbe tutto il divertimento, perciò è già andato in pensione.
Bond è poi così di tendenza che anticipa la moda del ritorno ai cellulari non smart, regalandone uno insieme ad un’orchidea a Moneypenny, sicuro che non sarà rintracciabile…peccato che no, ma bel tentativo James.
Mi chiedo cosa avranno pensato i quindicenni di oggi di fronte alle VHS dentro il nascondiglio segreto del padre di Madeleine. Io mi scioglievo dalla necessità di vederne una in particolare, mentre mi crogiolavo di fronte al turbamento di James nel leggerne l’etichetta. Peccato che ne abbiano mostrato chiaramente il cadavere, perché firmerei per un ritorno di Vesper prima di subito, proclamando con tutta la falsità necessaria che è un ritorno del tutto lecito e per nulla posticcio.

spectre_smartblood

AMBIENTAZIONI

Stavolta ci siamo. Dato per scontato che per budget e atmosfera un segmento londinese è ormai irrinunciabile, non ci si può davvero lamentare delle destinazioni scelte, che riescono a mescolare in giusta quantità l’esotismo di gusto anglosassone e scenari cinematograficamente leziosi ma graffianti.
La destinazione che mi ha convinto di più è stata il Messico, purtroppo confinata alla bellissima scena d’inizio. Vuoi perché i pianisequenza fanno sempre la loro porca figura, vuoi perché c’era anche la festività del Giorno dei Morti a renderla ancora più sfarzosa, vuoi perché Bond ha indossato un costume già iconico con la giacca ossuta e la maschera da teschio e vuoi che per una volta il Sud America non equivale al mercato della droga e donne baffute, il Messico è stata davvero un’ottima sorpresa.

spectre_mexico

Il discorso su Roma è invece molto più complesso, soprattutto perché noi lo viviamo dall’interno e tendiamo a riconnetterlo alle più recenti vicende di cronaca, mentre dall’esterno probabilmente è solo un altro ritrovo esotico per gli incontri della SPECTRE.
Ancora, da italiani è difficile sovrapporre i macchinoni di Bond alle passeggiate di Geppi Gambardella, anche se poi rimane sempre il sospetto di quale sia l’effettività praticità di inseguirsi sui San Pietrini. Rispetto a ritratti da cartolina come quello di Operazione U.N.C.L.E., la decisione di girare in notturna buona parte del segmento richiama atmosfere più cupe e criminali rispetto allo standard estero con cui si guarda alla città eterna.
Certo, poi non potevano mancare gli stereotipi dell’italianità come donna Lucia (LOL, di nuovo), il cimitero monumentale e tirato a specchio, le ville decadenti della nobiltà romana, lo spazzino attonito e ovviamente lui, il vecchietto che ascolta l’opera nella sua FIAT nuova di pacca. Complimenti a Marchionne per l’imbeccata, che giunge proprio quando a Londra si cominciano a vedere delle FIAT parcheggiate qua e là.

La location meno sfruttata è di certo il Marocco, che è costituito più che altro da interni (l’albergo, il treno, la base super segreta) e un paio di scene di transizione che potrebbero essere girate praticamente ovunque. Per la serie i nostri amici arabi, ecco. L’atmosfera decadente dell’albergo però si riaggancia a un certo gusto per le vestigia delle spionaggio passato caduto in rovina che sta animando gli ultimi Bond e, citazione di James che parla col topolino compresa, parecchio suggestiva. James ubriaco, James che va in bianco, James che suda…non sono passaggi così scontati, a ben vedere.

spectre6

Ambientazione che si ricollega di più al passato della saga e incredibilmente suggestiva è invece l’Austria. Le destinazioni innevate sono un po’ un grande classico del franchise sin da quando abbiamo scoperto che James Bond scia tanto bene quanto guida, però qui, soprattutto nel primo segmento della baita abbandonata, tra fotografia e regia è tutto un citare la parte finale di Skyfall, che è come sempre un’ottima idea. Le atmosfere ultra essenziali e patinate della clinica e la sua collocazione invece non possono che ricordare la clinica svizzera contro le allergie di Al Servizio segreto di sua Maestà…sono che qui non si gioca a curling con la gnocca.

COSTUMI

Solitamente non indulgo in questa sezione, ma dopo l’ottima prova estetizzante di Skyfall, assolutamente impeccabile, qui la medesima costumista Jany Temime ha accampato un paio di scelte deludenti e parecchie bizzarre.
Partiamo da Bond, sempre impeccabile anche quando declinato lievemente più sportivo, assecondando l’indole craigiana. Tra l’altro Daniel Craig è uno dei pochissimi che possa permettersi quei maglioncini finissimi a collo alto super aderenti senza sfigurare, anzi. L’unica cosa che mi sento di rimproverargli sono gli orrendi occhiali tondi a mascherina che indossa nell’inseguimento coi SUV. Quelli di Tom Ford che indossano sia lui sia Blofeld al funerale (particolare che inizialmente non avevo colto) invece sono eccezionali, così come l’outfit messicano, completo di cravatta ossuta. ADOVO.

spectre skeleton

Monica Bellucci ed Estrella sfoggiano banalità stereotipate connesse alla loro nazione di provenienza, eh vabbé, croce sopra. Unico momento un po’ straniante: i tacchi a spillo più che proibitivi sfoggiati al funerale dalla nostra donna Lucia preferita.
Léa Seydoux invece, seppur senza grandi momenti d’inventiva, è perfetta. Devo dire che mi è quasi piaciuta di più in versione casual marocchina (con l’elegantissima e molto sexy camicina da notte in seta avorio o il completo bianco con i pantaloni nel deserto) che con l’abito azzurro da gnocca al rimorchio. Dalla sua però ha una sponsorizzazione Prada che ormai la accompagna da diversi film (ricordate Mission Impossible Ghost Protocol?)

Purtroppo al momento non esistono fermo immagine di sorta che mi aiutino a sottolineare l’ORRORE per le scelte di vestiario di Blofeld. Anche mettendo in conto la leziosità del collo alla coreana di tutte le sue giacche, buon dio, quel pantalone che lasciava mezzo metro di polpaccio scoperto con i mocassini/babbuccette da camera, senza contare la palette cromatica pochissimo esaltante dei suoi completi. Jany Temime, cosa ti abbiamo fatto di male?

lea_sottoveste

Meno male che c’è Q con le sue giacchette, i suoi maglioncini a righe morbidosi e i suoi occhialetti saccenti perfettamente incastrati tra i ciuffi ribelli marmorizzati in una posa ordinata e gradevole. Idem per Daniel Craig: lode eterna a chiunque del reparto parrucco abbia ideato questo taglio millimetrico, uno dei pochi elementi di gran lunga superiore a Skyfall (se ripenso a quel taglio di capelli, giuro, mi metto a piangere). Se guardate per bene i primi piani romani si vede il senso del movimento di un taglio di capelli curato al millimetro, regolare ad ogni singola ciocca. Chiunque tu sia grazie.

spectre_ben

SCENA DI APERTURA

Uno dei passaggi migliori del film, di gran lunga e, con l’iconica sequenza vista attraverso la canna della pistola finalmente restaurata dopo tutte le variant version provate nell’era craigiana, un ottimo modo per ribadire sin dall’apertura il ritorno al canone bondiano.
Cosa si può dire di fronte a un pianosequenza (vero o presunto tale, da qualche parte potrebbe esserci una sottile limatura, come avvenuto per Birdman) del genere, che coordina grandeur produttivo, un numero di comparse rimarchevole e un passaggio interno/esterno, strada/camera e qualsiasi altro incubo uno possa farsi venire in mente per complicare una scena già complessa?
Sam Mendes verrà ricordato soprattutto per la sua interpretazione di questo segmento, una volta più votato a plot twist del tutto inaspettati, ironici, drammatici, una cold open davvero fredda, capace di destabilizzare lo spettatore ancor prima dei titoli di testa. Lui l’ha trasformata in due turni in un momento votato a notevoli esercizi di stile in cui sfoggiare la qualità della regia del film senza troppi vincoli di trama.

TITOLI DI TESTA E CANZONE

Anche qui niente immagini, quindi andremo a memoria. La canzone di Sam Smith l’ho un filo rivalutata durante la seconda visione (complice un impianto audio all’altezza), però insomma, è un comodo adagiarsi alla tradizione delle ballatone bondiane senza nemmeno fare uno sforzo per introdurre il titolo del film (Jack White e Alicia Keys erano riusciti a ficcarci dentro un “quantum”, eh!)
Certo, partiamo dal presupposto che la canzone bondiana dell’anno è senza se e senza ma Love Crime, che ha chiuso col botto una stagione fenomenale di Hannibal. L’aggiunta di Sam Smith al canone canoro della saga ha il giusto livello di paraculaggine, rivelandosi solida ma anonima, inserendo su una sua canzone tipo una tirata di violini giusto per entrare in mood bondiano. Sempre meglio che sbagliare, senza ombra di dubbio, ma l’alunno si impegna il giusto.

Sui titoli di testa, anche qui, non male ma idee un po’ confuse e disordinate. Le citazioni del passato, perfette, e anche le silhouette delle donnine nude (attenzione, che sono anche connotate etnicamente!) che vengono avviluppate dai tentacoli erano praticamente irrinunciabili. Daniel Craig, come Roger Moore, ormai ha uno status tale da diventare il volto dei titoli, più che una sagoma maschile o un fugace occhio azzurro a lui attribuibile. Anche se il polipetto alle volte tende a scivolare in un gusto da manga hardcore, complimenti a Daniel Kleinman che ha curato anche stavolta il design dei titoli di apertura. Certo, continua a piacermi il viaggio dentro la psiche di Bond (in particolare mi hanno colpito le donne di fumo e la caduta nel vuoto in cui tende la mano verso una sagoma femminile), ma manca l’idea forte di Skyfall, quel movimento continuo di camera verso la profondità che rendeva l’intera sequenza coesa.
Durante la prima visione però tra anelli, polipetti che creano edifici e sviolinate romantiche mi ero seriamente convinta che ci sarebbe stato un matrimonio, ma per fortuna era solo una paranoia mia.

REGIA

Davvero Sam Mendes, lo sappiamo che sei un raffinato regista premio Oscar di film peso, ma perché tornare ad ammorbare le nostre vite con pellicole che ti fanno male dentro quando potresti dedicarti ai film d’azione, in cui ti sei dimostrato altrettanto impeccabile?
L’apporto di Mendes ha cambiato l’universo bondiano davvero in tanti modi, ma anche Bond ha inevitabilmente contagiato e arricchito la sua carriera. L’apporto davvero importante è che ora Bond non sarà più (si spera) la grande prova commerciale per registi bravi a sfornare blockbuster, ma un franchise di livello tale da costituire una prova desiderabile e ardua anche per grandi registi tout court.

spectre_2

Con l’addio definitivo e incontrovertibile di Mendes, il cambiamento è davvero dietro l’angolo, perché d’ora in poi non sarà la saga a dettare le scelte stilistiche al regista, bensì il regista a rinnovare con il suo stile i canoni della saga. Gira già da alcune settimane una lista di possibili candidati a succedere al trono mendesiano. Ora, il tratto comune pare essere quello di essere giovani registi inglesi di talento (maschi, sia mai) a cui manca il salto di qualità produttivo o la notorietà mondiale. Vedremo.
Il rumour che mi atterrisce di più (a cui in realtà si lavora già da almeno un decennio, con entrambe le parti interessate) è l’approdo di Christopher Nolan nel progetto. Il Nolan di 10 anni fa l’avrei adorato, ma il regista senza limiti nell’ego e nella gestione del progetto di oggi (senza contare il codazzo insopportabile di fan che comincerebbe a sproloquiare in un campo per fortuna mondato dalla loro presenza) non mi pare la scelta ideale a un esercizio di stile su un’icona che richiede una certa dose di umiltà e rispetto nei confronti di quello che è stata e sarà. Senza dimenticare che il Nolan migliore da queste parti è considerato essere Jonathan, e il fratello regista senza supporto dello sceneggiatore non è una carta imprevedibile (e che Broccoli & co consentano un così ampio spettro di libertà sia in fase di sceneggiatura che di regia è pura fantasia).
Inoltre la saga ha già vissuto un profondo rinnovamento nell’ultimo decennio, che è cominciato con una rottura radicale e un lento assestamento su un nuovo livello. 007 non è un franchise come gli altri, o meglio, mantiene il suo aspetto migliore quando abbraccia la sua diversità e il suo stampo classico. Non ha bisogno di continui reboot o origin story, quanto piuttosto di una linfa comune che continui a scorrere lungo i singoli film, che poi fioriscono a modo loro. Infine, scoglio quasi insuperabile: quante scene d’azione ci sono in un film di Bond tipico? Tante. Quante scene d’azione chiare, convincenti e ben dirette ha girato Nolan nella sua carriera? Ecco.

spectre

Annunci