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stellaneradinyÈ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che vi ho parlato di un libro young adult. Nel frattempo il comparto cinematografico ha continuato a sfornare adattamenti e ha detto addio all’unico franchise multi-film sotto la cui egida si sono portate avanti le peggior porcate. Gli adattamenti letterari young adult sopravviveranno su grande schermo o scompariranno dopo l’addio di Hunger Games? Il fatto che si parli già di ipotetici sequel della saga di Suzanne Collins fa sembrare questo esperimento più un unicum che un fenomeno duraturo.
In libreria invece si sono da tempo superati i confini del fenomeno e il comparto young adult è una parte redditizia e irrinunciabile dell’editoria attuale. Oggi voglio parlarvi dell’ultima serie (ancora in corso) di una delle poche firme che leggo senza sentire di essere scesa a un compromesso con la mia età: Libba Bray.

In attesa di ulteriori esplorazioni, Libba Bray è l’autrice young adult pura (non prestata alla causa come Paolo Bacigalupi o Philipp Pullman, non tentata dai libri per adult e basta) che leggo più volentieri. Senza contare che i suoni allitteranti, rotondi e corposi del suo pseudonimo mi riempiono di gioia ogni volta che la nominano. Libba. Libba Bray. Lib-ba-Bre-i. Awwww.
La storia di Libba passa nell’infanzia per un doloroso divorzio dei genitori e in età adulta per un terribile incidente che la costringe a numerosi interventi chirurgici. Salto avanti: dopo essersi trasferita nella Grande Mela per abitare con un’amica ed essersi sposata, nel lontano (nell’ottica young adult almeno) 2003 esordisce con il primo volume della trilogia di Gemma Doyle (cfr. Recensionario di oggi) scritta su suggerimento del marito mentre lavorava come pubblicista in una casa editrice newyorkese. Il successo è travolgente e ininterrotto per i suoi numerosi romanzi,  a cui è seguito un progressivo avvicinamento agli autori young adult capaci di influenzare a livello ideologico lo sviluppo del genere (cfr. John Green) e una continua crescita stilistica, difficilmente apprezzabile in Italia, dove la totalità della sua produzione extra saghe è inedita.

Libba Bray
è un’autrice profondamente diversa rispetto ai compagni di nicchia, almeno nella mia limitata esperienza di lettrice di young adult. A pesare è innanzitutto l’età: la Bray è di classe 1964, perciò bastano davvero poche pagine per percepire quanto la mole di vissuto di decenni più sviluppata rispetto ad alcuni colleghi la ponga in una posizione completamente diversa da cui osservare e commentare le proprie storie e i propri personaggi. È sicuramente un’autrice di stampo commerciale e, soprattutto quando si parla dei corposi volumi delle sue saghe, è palese come i libri siano concepiti per essere una lettura scorrevolissima, piena di colpi di scena e batticuore, capace di mantenere un ritmo alto e di fare desiderare al lettore di averne di più. Il punto è proprio questo: Libba Bray è maledettamente brava a incantarti con le sue atmosfere, a farti familiarizzare con i luoghi e farti affezionare ai suoi personaggi. Il livello di affezione è purtroppo direttamente proporzionale agli anni che le servono per completare i singoli volumi: sono qui oggi a parlarvi della sua ultima serie, The Diviners (al momento descritta dall’autrice come una quadrilogia, di cui solo i primi due volumi sono stati pubblicati) disperandomi alla consapevolezza che l’unità di misura che mi separa dalla pubblicazione del terzo volume va espressa in anni.

thedivinersThe Diviners è la serie della maturità per Libba Bray, un enorme sforzo di ricerca, sviluppo e scrittura paragonabile solo all’universo di Gemma Doyle ma fortunatamente graziato dall’inesperienza che si respirava in quelle prime prove. Dopo essersi messa alle spalle altre sei opere, Libba Bray torna a concepire un universo di più ampio respiro e si concede di nuovo alle atmosfere che più esaltano il suo stile: quelle retrò della ricostruzione storica. Tra le sue carte vincenti, quella della ricostruzione storica in cui è piacevole immergersi e da cui la storia è profondamente influenzata è tra le più infallibili. In questo caso stiamo parlando dei roaring twenties, in una New York prona alle follie degli spettacoli di Ziegfeld e incurante delle strette norme dettate dal proibizionismo, ma anche percorsa dalle tensioni razziali che le crescenti comunità di emigrati subiscono, dove lo scintillio del progresso non riesce a cancellare la montante ondata di fondamentalismo religioso del Ku Klux Klan. Su questa ambientazione fuori dai periodi storici più gettonati dalle letture per ragazzi s’innestano gli elementi del genere paranormal romance, dove però il paranormale spesso assume le tinte del horror (con splendidi contrasti e accostamenti tematici e cromatici con gli anni del jazz bollente e delle maschiette) e di romantiche smancerie, a ben vedere, non ne rimangono poi tantissime, rimpiazzate da una fitta rete di personaggi che restituisce, ben più che i tanti compiaciuti riferimenti a personaggi e fatti storici puntuali, uno spaccato stratiforme della New York dell’epoca. Posizionando nella sua New York statunitensi ricchi e afroamericani che sbarcano il lunario, migranti di diverse etnie, fuggitivi, ballerine del Follies con corredo di figure adulte che abbracciano o resistono al cambiamento epocale di quel decennio, Libba Bray restituisce una fotografia della scintillante New York di Gatsby cogliendo non solo le frange e gli strass, ma anche la miseria e lo squallore, il calore familiare e le tradizioni che vanno scomparendo, insieme a edifici e storie inghiottite dalla continua metamorfosi della città. Senza mai diventare troppo pesante o provocatorio, ma senza mai nemmeno per un momento rimanere un intrattenimento puro, senza qualcosa da dire, anzi, utilizzando tutte le rappresentanze di minoranze, persone LGBT e persino con handicap o menomazioni in maniera organica e naturale, senza che suonino fasulle o inserite per raggiungere una quota stabilita di correttezza. Tanto che te ne accorgi a posteriori.

fotografia tratta dal sito ufficiale di Libba: stima.

fotografia tratta dal sito ufficiale di Libba: stima.

THE DIVINERS

thediviners2Del primo libro della seria per fortuna esiste anche un’edizione italiana tradotta discretamente con il titolo de La stella nera di New York. Il libro ovviamente svolge una funzione innanzitutto introduttiva, presentandoci un piccolo nucleo di giovani personaggi ancora inconsapevoli di avere un dono speciale che li accomuna, di essere appunto dei divinatori. La protagonista assoluta del primo romanzo è Evie “Evil” O’Neill, una spumeggiante maschietta costretta ad allontanarsi dalla sua città natale dopo aver fatto scoppiare uno scandalo con il suo dono di lettura delle memorie delle persone attraverso i loro oggetti.
Eccitatissima dall’essere finita “in punizione” a New York,  Evie diventa ben presto l’anima delle feste più alcoliche ma anche l’assistente dello zio, il responsabile dello sgangherato museo del paranormale interpellato dalla polizia in cerca di indizi su una serie di delitti dai dettagli riconducibili all’occultismo. Seguono vicende che comprendono poco raccomandabili manieri misteriosi, una ballerina e un pianista dello Ziegfeld Follies sempre pronti a guardarsi le spalle, un assistente taciturno legato a un potente magnate dell’industria, due strambe zitelle occultiste, un guaritore fallito dei quartieri afroamericani e il suo fratellino veggente, un ladro donnaiolo dalla lingua svelta come la mano e una scia di delitti raccapriccianti che punteggia la città.
Pur con una mole notevole, il primo volume si legge tutto d’un fiato, forse con un po’ di rammarico per il finale meno curato del resto del volume. Il setting è fenomenale, frutto di un’evidente ricerca di autenticità che tocca ogni ambito (dal vestiario alle canzoni alla radio) e funziona da calamita fino a quando il lettore non si affeziona ai personaggi. Evie fa ovviamente la parte del leone con il suo carattere sfrontato e deciso, i modi schietti da maschietta ma anche un senso di inadeguatezza cresciute dentro dalla morte del fratello in guerra. Ancora una volta la differenza abissale che intercorre tra i personaggi della Bray e quelli di altre colleghe è la maturità che li caratterizzata, il continuo miscuglio di piccole tragedie personali, relazioni affettive e superpoteri, evitando esagerazioni melodrammatiche o love interest scolpiti nell’immaginario femminile. Senza contare che la parte legata al serial killer è truce e massonica abbastanza da dare una bella svolta gotica all’intera vicenda: il confronto finale con l’alternanza di simboli biblici, rituali satanisti, vergini sacrificali e segrete terrorizzanti fa impallidire parecchie tiranniche distopie di questi anni.

LAIR OF DREAMS

lairofdreamsSfortunatamente questo volume è ancora inedito in Italia e la speranza è che Fanucci si sbrighi a tradurlo. Se La stella nera di New York si era rivelata una lettura molto piacevole, è con il corposo e complesso Lair of Dreams che ho sviluppato i classici sintomi da fan della saga, contattando altri lettori, controllando l’esistenza di produzione terze (fan art, fan fiction e fan cast) ma soprattutto cercando ossessivamente notizie circa l’eventuale seguito, purtroppo ancora lontanissimo.
In realtà come romanzo l’ho trovato leggermente inferiore al precedente ma come tassello della saga mi ha appassionato decisamente di più. In primis perché l’autrice è così padrona dei suoi intrecci e così prolifica nel sfornare personaggi di cui al lettore importa qualcosa che può mettere da parte la protagonista del volume precedente (tra le pochissime a memoria di lettrice incastrata in un triangolo in cui non si riesce veramente a capire chi sceglierà chi e si rimpiangono poligoni stra-ovvi in cui sin da subito il personaggio di fondo si trova davanti a una scelta obbligata, presumibilmente di bell’aspetto) per concentrarsi su il resto dei divinatori e in particolare su due personaggi precedentemente di contorno, saliti alla ribalta con le loro patturnie per la capacità di poter visitare i sogni altrui. Il mistero di questo libro è legato a una misteriosa “febbre cinese” che intrappola ignare persone in un sonno febbricitante da cui non si sveglieranno mai più e le pagine più suggestive sono quelle che spostano l’attenzione dall’iconico centro della città a Chinatown e alle altre comunità di migranti, sospesi tra pregiudizio, conservazione e perdita delle proprie tradizioni.
lairofdreams2Mentre l’autrice amplia la struttura centrale della saga, quella attorno al ruolo dei divinatori come custodi e delle complesse vicende che hanno visto protagonisti il governo statunitense e la precedente generazione di persone speciali, le vicende di tutti i protagonisti di Lair of Dreams (ormai almeno una decina, con un punto di vista molto variegato che talvolta cambia varie volte anche nel corso di un singolo capitolo) subiscono decise accelerazioni, in un’atmosfera meno ruggente e scintillante, venata di malinconici rimpianti e di vendette e ritorsioni lungamente accarezzate e forse pronte ad esplodere. Il mistero centrale riflette questo cambio di tono, risultando meno deliziosamente horror e più venato di malinconia, anche se decisamente più prevedibile. Nonostante il finale risulti molto più coerente (e mordente, vedi la chiusa di Theta), il libro è forse un po’ troppo dilatato nella parte centrale e, pur scorrendo a tutta birra, forse non esce completamente illeso dal parziale accantonamento della sua protagonista. O forse sono io che ce l’ho ancora a morte con Libba cara per aver messo in crisi l’asse Evie-Jericho, in quanto appassionata esponente del #TeamJericho. Non lo escludo a priori. O forse ha concorso anche il fatto che i colpi di scena finali delle varie storyline (quella di Jericho e Theta, ma anche quella di Sam o il progressivo appannarsi della stella di Evie) rendano semplicemente inaccettabile dover attendere anni per un seguito. L’unica parte per cui non sento bisogno di affrettarmi è l’evidente disastro in cui si sta cacciando Mable, per dire.

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Lo leggo? Non voleva essere una recensione, quanto un’introduzione chiarificatrice: ovviamente non stiamo parlando di capolavori letterari, ma se siete interessati al filone ma un po’ scoraggiati dalla scarsa qualità che lo caratterizza, beh, Libba Bray è un nome a cui rivolgersi con fiducia, per voi o nel caso abbiate un giovane lettore alla ricerca di un nuovo amore letterario. In attesa che la Paramount si decida a lavorare sul serio all’adattamento cinematografico che potrebbe essere davvero stuzzicante. Intanto io continuo il mio fancast mentale.
Ci shippo qualcuno? Awwwww, manco bisogna sforzarsi grazie alla zazzera bionda di Henry, anche se mai avrei immaginato che Libba adorata dedicasse tante pagine di Lair of Dreams alla sua storia con . Data la quantità di personaggi interessanti e variegati e lo spazio che ognuno di loro riesce a strappare, è praticamente un’ammucchiata: c’è materiale a sufficienza per farsi film mentali di tutti con tutti. Personalmente adoVo Jericho e il suo solido stoicismo impacciato tenerone, che ben si adatta alla sua storia taciuta che non vedo l’ora di vedere dove andrà a parare. Tanti cuoricini anche per Theta (che a questo punto spero sarà protagonista del prossimo volume) e Ling Chan. Sono abbastanza preoccupata per la piega presa dalla povera Mabel (senza poteri in mezzo a tutti questi personaggi carismatici, rischia di prendere la piega del personaggio bacchettone insostenibile) e strozzerei volentieri a mani nude tutti gli esponenti della famiglia Campbell, fino all’ultimo. Sono particolarmente fiera di averci visto cose persino nella parte senior della vicenda, tra William e…non credo avrete problemi a individuare chi (aiutino: perché non vederci cose non proprio consensuali anche con Jericho?). Sono po-si-tute-ly una pessima persona, lo so.
Ulteriori letture consigliate –  una recensione molto più coerente della mia su Lair of Dreams l’ha scritta un’altra grande estimatrice, Marta Corato. Se invece pesate di essere troppo machi per queste letture da “femmine” vi consiglio uno e due ottimi spunti di Yuelung, altro fruitore di libbiche letture,  a riguardo.
Easter egg per fruitori libbici – il cameo di Gemma Doyle in Lair of Dreams: non lo inserisco per esteso per evitare spoiler, ma lo trovate all’inizio del capitolo “A return address”.

(qua e là trovate delle parti cliccabili che rimandano ad alcune elaborazioni grafiche su Tumblr che a mio parere rendono davvero bene le atmosfere dei due tomi. Come sempre Tumblr sia lodato.)

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