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pictureofsethÈ stato un dei romanzi fantasy più amati e chiacchierati dell’anno, nel fandom anglosassone e sulle pagine di questo blog. La sua protagonista è stata il personaggio dell’anno nella classifica stillata da io9 e il suo autore è stato sin da prima della pubblicazione di questo romanzo d’esordio al centro di innumerevoli dibattiti sui contenuti del suo controverso volume.
Ho avuto la possibilità di intervistare Seth Dickinson, l’autore di The Traitor Baru Cormorant, e non me la sono lasciata sfuggire. In coda quanti hanno già letto il romanzo potranno approfondire alcune domande SPOILER dedicate agli sviluppi avanzati del volume e un’ampia anteprima dei contenuti del prossimo romanzo con protagonista Baru!

For english readers: Hello everybody, for the english version of the interview, please skin to page number 2.

Cominciamo dalla domanda più prevedibile, ma comunque inevitabile? Il tuo romanzo ha fatto parlare molto di sé ben prima della pubblicazione ufficiale ma sai, qui in Italia siamo abbastanza lontani dal centro dell’impero, perciò ti prego di presentarti ai nostri lettori.

Ciao! Sono Seth Dickinson, l’autore di The Traitor Baru Cormorant. Ho studiato alla New York University, lavorato alla creazione dell’universo e delle tradizioni culturali del videogioco Destiny di Bungie Studios e ho aiutato a sviluppare la space opera open source Blue Planet. Questo è il mio primo romanzo. Sono molto eccitato di essere qui!

Hai cominciato la tua carriera scrivendo storie brevi, poi hai firmato un contratto con Tor Books per tre romanzi. Come ci si sente ad essere in serie a? Il passaggio dalla forma breve a quella lunga è un passo inevitabile nella carriera di uno scrittore SFF?

Non penso assolutamente che sia inevitabile. Ci sono scrittori come Ted Chiang o Rachel Swirsky che hanno costruito una carriera brillante sulle storie brevi, le novelle e novellette. Poi hai scrittori come Kij Johnson o Catherynne Valente che fanno grandi cose in entrambe le forme. Sotto certi aspetti, la competizione nel campo della narrativa breve è ancora più intensa. Viene pubblicata molta narrativa breve, ma davvero poca viene letta nella pratica, e ciò che attira l’attenzione spesso viene dal lavoro di scrittori eccezionali in questo campo.
Ma sono contento di lavorare a dei romanzi! Una storia breve è come un omicidio, giusto? Devi trovare un bersaglio, colpirlo e scappare. C’è una certa bellezza in ciò, ma un romanzo ti permette di scavare più a fondo. I romanzi sono fantastici per osservare come funzioni qualcosa – una persona, un mondo, un’idea.

Di sicuro è la sensazione che dà la storia di Baru Cormorant. È l’omicidio perfetto in forma di storia breve e ora il lettore può soffermarsi per 400 pagine con protagonisti così affascinanti, che ti fanno secco.
Il passaggio da storia breve a romanzo è abbastanza comune nel genere fantastico e fantascientifico. Come è successo per Baru Cormorant? Ti è stato chiesto di espandere la storia o hai sentito di non aver chiuso i conti con Baru, il suo mondo e la sua storia?

No, nessuno mi ha chiesto di espanderlo ma sapevo che volevo scrivere un libro e questa storia continuava a chiamarmi. La storia breve sembrava il punto centrale di qualcosa, non è vero? Ho voluto capire come Baru Cormorant e Tain Hu fossero finite in questo posto. Cosa guida Baru? Cosa la rende capace di queste scelte?
Inoltre ho voluto scrivere un libro su un ragionamento che vedo ricorrere spesso attorno a me. Le persone parlano di queste fantomatiche storie fantasy che non possono avere donne o persone di colore o omosessuali come protagonisti, perché “realisticamente” dovrebbero affrontare così tanta oppressione che non potrebbero portare avanti una storia. E io odio questo ragionamento perché lasciamo perdere il versante del realismo, anche in un mondo fittizio molto oppressivo, queste persone hanno comunque storie da raccontare. Loro agiscono comunque. Resistono e vivono una vita oltre la loro resistenza.
Ho scelto di scrivere di una donna che affronta ogni tipo di oppressione. Ho voluto esplorare come abbia cambiato quel sistema e come il sistema l’abbia cambiata.

baru cormorantSì, Baru Cormorant è di certo un gran esempio di questa spinosa questione. Lo scorso ottobre Aliette De Bodard era in Italia e ha detto che come scrittrice di SFF donna e non caucasica percepisce un cambiamento nella giusta direzione, ma si tratta di un processo lento in modo esasperante.
Baru è l’assoluta protagonista di una storia che è pesantemente influenzata dalle sue decisioni eppure è una giovane donna, omosessuale e membro di una minoranza. Ancor di più, il romanzo non suona mai “politicamente corretto” perché Baru è solo uno dei personaggi femminili oppressi dall’impero Masquerade che stanno cercando di affrontarlo allo stesso modo. Questa storia la si sarebbe potuta narrare anche dal punto di vista di Xate Yara o della duchessa Nayauru, per non citare Tain Hu.

Aliette è fantastica! Se non avete letto House of Shattered Wings (il suo ultimo romanzo inedito in Italia NdGardy) dovreste. E sì, il cambiamento è lento in maniera frustrante, specialmente perché non è che sia un qualche tipo di balzo rivoluzionario in avanti includere un cast diversificato. Tutti vogliono vedere persone come loro apparire nella narrativa tanto spesso quanto avviene nella vita reale. Non è un trattamento speciale: è una normalizzazione. Si tratta solamente di rimuovere una distorsione statistica.
Ho visto alcune persone dire che “normalizzazione” è un termine migliore di “diversificazione” perché esprime il desiderio di fare in modo che la finzione narrativa assomigli al mondo reale e non a una sua piccola parte. Non so se prenderà mai piede, dato che non è una parola carismatica, ma ehi, è una proposta.
Per questo motivo non dò molto credito al termine “politically correct”. Non ho mai incontrato nessuno che fosse davvero in grado di definire cosa significhi. Siamo tutti a disagio di fronte a certe cose, giusto? Ci sentiamo offesi se qualcuno insulta i nostri genitori o ci dice che siamo deboli. Siamo tutti d’accordo che per alcune cose vale la pena arrabbiarsi. Tuttavia ci sono anche questioni su cui non siamo d’accordo e quando qualcun’altro è offeso da qualcosa da cui noi non lo siamo, lo chiamiamo “politically correct”. Non penso sia sorprendente che le persone siano ferite quanto vedono cose che le fanno sentire escluse dal mondo.

Sono così eccitato che tu abbia avuto la sensazione che la storia avrebbe potuto funzionare anche dalla prospettiva di Xate Yawa o da quella di Nayauru! Sono assolutamente d’accordo. Ho voluto che la storia avvenisse dal punto di vista di Baru ma che desse l’impressione di poter accadere dalla prospettiva di qualcun altro ed essere comunque interessante – che fosse una duchessa, un soldato di prima linea, o uno dei Clarified o anche un personaggio misterioso come l’Apparitor. È uno stadio della scrittura di una storia che verte su un intrigo. Vuoi che il lettore si chieda cosa stia succedendo nella testa di ognuno.
Sono davvero sicuro che sia possibile raccontare una storia grandiosa ed eccitante con ogni tipo di protagonista, perciò provo sempre a prendere la decisione giusta per il racconto. Baru ha un punto di vista sull’oppressione e su come rimediarvi; altre donne e altri personaggi omosessuali nella storia hanno opinioni differenti. Ci sono elementi della storia che sono influenzati dalla razza, dal sesso, dall’orientamento sessuale di Baru e ci sono elementi che avrebbero funzionato esattamente allo stesso modo se fosse stata, per esempio, proprio come me.
Spero che le persone amino Baru perché è Baru. Ritengo che avrei potuto scrivere di un’altra donna originaria di Taranoke che amava altre donne, spuntando tutte le voci della stessa lista demografica eppure rendendola un personaggio completamente differente e intrigante per altre sue ragioni.

Non sono così sicura che i lettori amino Baru. Per quanto mi riguarda è stato amore a prima vista, ma altri lettori l’hanno descritta come ben più spiacevole del protagonista negativo standard, quasi insostenibile nel suo tentativo egoista di combattere Falcrest, non importa con quali conseguenze. Per quanto mi riguarda, fa un po’ paura dirlo ma mi sono sentita molto vicina a lei proprio perché alla fine prende tutte le decisioni egoiste ed ipocrite che prenderei io nella sua situazione. Non che io pensi di essere davvero in grado di gestire un incubo paranoie senza fine di quel tipo, no. Ti aspettavi questo tipo di reazione, che alcuni lettori trovassero la protagonista sgradevole?

Hai ragione, “amare” è il verbo sbagliato. Dovrei dire che spero che i lettori trovino Baru efficace perché è Baru. I protagonisti non hanno bisogno di essere piacevoli. Hanno bisogno di essere persuasivi, di fare in modo che il lettore si preoccupi di quanto succede loro, sia che desideri vederli felici sia che voglia vederli bruciare, o che provi la semplice curiosità di vedere come andrà a finire.
Mi oppongo all’idea che i personaggi debbano essere piacevoli. Achille non è molto simpatico: è una prima donna egoista e imbronciata che tratta Ettore in modo disonorevole. Signy Mallory in Downbelow Station è uno stupratore e un tiranno di stampo militare.Thomas Cromwell in Wolf Hall è determinato, competente e dalla moralità molto flessibile, ma non vorresti neppure rischiare di fare la sua conoscenza. Eppure tutti questi personaggi sono incredibile efficaci. Ci convincono a continuare a leggere, hanno il potere di catturare la nostra attenzione, le loro azioni e relazioni valgono il nostro tempo.
Perciò sì, mi aspetto che molti lettori trovino Baru antipatica! Come molti altri risvolti del libro, è programmata per provocare un dibattito. È un’eroina o una cattiva, i suoi piani sono necessari o mostruosi? È spronata dalla ricerca del potere o della libertà?
Spero davvero che i lettori trovino Baru intrigante. Non posso controbattere a un lettore che mi dica “non posso continuare a leggere, ero così disgustato e volevo smettere di essere nella sua testa”. Va bene. Non tutte le storie sono adatte a tutte le persone! Se lo sono, leggeremmo gli stessi libri e il problema di come scrivere una buona storia sarebbe risolto.

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Parliamo di soldi, dicono che alla fine si tratti sempre di questioni di denaro. È davvero inusuale seguire un contabile come protagonista di un libro fantasy. Di solito nella trama “prescelto contro l’impero malvagio” il protagonista è un guerriero, un principe ribelle, un giovane di umili origini con un dono nascosto. Baru è una ragioniera e l’intero romanzo sembra uno studio di come l’economia sia la chiave per capire e influenzare il mondo, anche se si tratta di uno fittizio e fantastico. Ha un sentore più realistico del romanzo medio di genere fantastico e al contempo uno sviluppo più autentico dei topoi del fantasy più convenzionale. Ed è elettrizzante, anche quando Baru è di fatto piuttosto lontana dal campo di battaglia vero e proprio. Come mai hai scelto questo approccio alla “Armi, malattie e acciaio” in chiave fantastica?

Cos’è il denaro?
C’è un algoritmo per misurare l’importanza delle cose.: “ci tengo a questo, spenderò più soldi in questo”, “ho lavorato duro su questo, voglio più soldi per questo”. È l’unico algoritmo che abbiamo a funzionare, perché non richiede un gran controllo centrale: permette a tutti di usare le informazioni in proprio possesso per decidere a cosa dare importanza. Perciò, in un certo senso, il denaro è l’unità di misura del nostro mondo. In teoria, tu fai cose che le altre persone ritengano abbiano un valore e ne ricavi denaro. Spendi denaro per ottenere cose a cui dai importanza.

Sono sempre stato affascinato dallo studio del vincitore. Chi vince? Perché? Cosa ti qualifica come “vincente”? La violenza è un buon modo per “vincere”, in senso storico? Come produci un’idea che resista: combatti e conquisti, commerci e studi, preghi e ti converti? Mi sono concentrato per lungo tempo sul risvolto tattico della vittoria. Qualcosa di piccolo può cambiare qualcosa di enorme? Conosci l’adagio: per la mancanza di una lima, il cavallo andò perduto, per la mancanza di un cavallo il re fu perduto, per la mancanza di un re la battaglia venne persa, per la mancanza di una battaglia l’impero collassò. Il successo di un processo di civilizzazione può fiorire da qualcosa di marginale come una tattica particolare utilizzata in battaglia?
Eppure hai comunque bisogno di avere la lima, il cavallo e il re per vincere la battaglia. Hai bisogno di molti meccanismi che lavorino per addomesticare i cavalli, costruiscano una classe feudale, radunino e rifocillino un esercito per le battaglie, trovino qualcuno da combattere. E se il successo di una civiltà fosse guidato da fattori di enorme portata come armi, malattie acciaio, ovvero la sua burocrazia, il suo sistema immunitario, la sua raccolta di denaro e gli animali da soma, persino la sua ideologia? E i soldi… non è un’idea incredibile che potenziando il sistema astratto che le persone usano per assegnare valore si possa rendere il tuo processo di assimilazione più efficiente e potente, senza neppure cambiare il numero di quante persone o risorse stai controllando?

Ho scelto Baru come protagonista con il suo dono di comprendete sistemi, perché lei vede il piccolo che influenza l’enorme pur rimanendo su piccola scala. Una delle mie scene preferite dell’intero libro è all’interno della grande battaglia di fine romanzo, quando Baru vede una scarica di razzi cadere sulla linea di falange fatta da truppe provenienti da molti ducati e istintivamente coglie come i differenti stili di combattimento, l’economia politica e la storia di ogni singolo ducato concorrano a determinare chi vivrà e chi morirà.

baru5Nella lotta silenziosa contro l’Impero, una delle debolezze tattiche di Baru è la mancanza di conoscenza e comprensione profonda (a livello sociale, culturale, politico ed economico) della piccola porzione d’Impero in cui è stata inviata, in modo da poter sfruttare la sua manciata di ducati per i propri propositi. Con disappunto di Baru, viene spedita da Aurdwynn, lontano dal cuore dell’impero Masquerade. I lettori e Baru hanno solo un’Idea molto generale di come sia strutturato l’Impero. A differenza di romanzi recenti e popolari come la trilogia Radch di Ann Leckie e The House of Shattered Wings di Aliette de Bodard, in questo libro l’Impero non sembra essere una versione fittizia di una controparte storica, quanto piuttosto una commistione dei tratti più efficaci, letali e di successo provenienti dai grandi imperi del passato. Come hai creato il sistema imbattibile di Falcrest? Hai lavorato solo a livello astratto (rispondendo alla domanda di come sovrebbe essere strutturato il più potente e oppressivo impero colonialista possibile) o hai tratto ispirazione dalla storia? Per esempio a me e altri lettori italiani Aurdwynn ha ricordato molto l’Italia durante il Rinascimento: una regione con un gran numero di micronazioni concentrate a combattersi tra di loro per il potere, la religione e l’onore, incapaci di vedere il pericolo più grande costituito dagli imperi di dimensioni maggiori oltre i confini regionali (Francia, Germania e Austria) pronti a impadronirsi di territori indeboliti da guerre senza fine coi vicini.

L’Italia è un ottima connessione. Le persone oggi spesso dimenticano che l’Italia non è stata una nazione unita per tutta la sua storia! È facile per noi rapportarci all’idea di stato nazione come a un qualcosa che è sempre esistito e spesso le persone dimenticano che anche la nostra idea moderna di razza è anch’essa abbastanza nuova. Fino alla metà del ventesimo secolo, gli statunitensi o gli australiani probabilmente non avrebbero pensai agli italiani come “bianchi”. Queste cose cambiano.
Questo mi porta a Falcrest. Hai ragione, ho proprio cercato di evitare di romanzare un qualche tipo di impero storico (così come le altre civiltà presenti nel mondo di Baru, che non sono pensate per essere associate ad alcun luogo esistente sulla terra). Non sono sicuro di ritenere l’impero Radch una versione romanzata di un antico impero, ma non ho ancora letto l’ultimo romanzo della serie.

So che volevo un impero che non fosse molto abile con eserciti e soldati, ero interessato al soft power di commercio, raggiri, finanza, chimica, astronomia, scienza navale, psicologia e controllo ideologico. Un impero che potrebbe vincere dando alle persone quello che vogliono e poi minacciando di portarglielo via. Per questo motivo Masquerade non poteva avere una vasta popolazione o molte armate o una storia di dominazione. Ho tentato di dargli trucchi che penso l’abbiano reso efficace. Piuttosto che avere più spade, loro sono più sani, più veloci, più ricchi e hanno più attività commerciali da offrire. Una burocrazia efficiente, una tradizione di educazione e servizio civile, un interesse scientifico in come organizzare lavoro e logistica. Fumo e polvere da sparo. Sapone! Una teoria sulle malattie! Buone vele! Bravi dentisti! Non sarebbero antagonisti interessanti se fossero bravi in tutto, perciò ho provato a dare loro un set intrigante di punti di forza e debolezza. Ho fatto dei controlli a livello storico per verificare la plausibilità e alla ricerca di ispirazione, naturalmente, che è da dove provengono alcuni dei loro trucchi più riusciti come le frecce a razzo o i siluri (e il prossimo libro includerà cose ancor più folli della storia mondiale, inclusi reattori nucleari esistenti in natura).
Ero al college quando nel 2007 esplose la crisi finanziaria e suppongo mi abbia impressionato l’esistenza di questa ragnatela di potere che corre al di sotto delle nostre vite e che altera il corso di intere nazioni, senza che nessuno di noi sappia come funzioni. Masquerade rappresenta quel potere. È figo come una delle migliori tattiche di battaglia di Masquerade sia di limitarsi ad andarsene e dire “vediamo se vi piace stare senza di noi”.

Ah, certo, sulla questione della razza, uno dei vantaggi di Masquerade è che ha un’ideologia unificante di progresso, pulizia e comportamento consono. “Siamo Falcresti, crediamo nell’igene, tu sei di Taranoke, hai bisogno del nostro aiuto”. In un certo senso, il loro vantaggio tecnologico maggiore è quello ideologico. Sanno come dire alle persone chi sono e farglielo credere.

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Come lettrice, trovo che talvolta le interviste agli scrittori riguardanti le nuove uscite siano una buona introduzione ai romanzi ma manchino di informazioni che voglio davvero dopo averli letti. O sono solo molto, molto curiosa. Quale che sia la ragione, mi piacerebbe farti un paio di domande chiaramente etichettabili come SPOILER. Perciò da ora gli spoiler sono ammessi.

Ho notato che la prima reazione dopo aver finito The Traitor Baru Cormorant è “oh, avevo capito / non avevo capito cosa sarebbe successo!” Il primo segreto di Baru, la sua omosessualità, è abbastanza chiaro sin dal principio. Il secondo penso fosse inteso come indovinabile dal lettore. Il finale può essere persino più potente, perché sai che cosa sta per succedere ma è comunque arduo immaginare le estreme conseguenze. Al contrario, altri lettori dicono che l’aver capito cosa stava per accadere ha creato una distanza emotiva dalla storia, risultando meno impattante del previsto.
Postulare l’esistenza di una segreto taciuto è una grande sfida per uno scrittore: cosa nel pensi del risultato? Volevi che il lettore risolvesse l’enigma, gli hai fornito scientemente abbastanza materiale per provare a indovinare o è solo un caso di lettori che sviluppano le loro teorie sugli intenti dello scrittore sulla base della mera percezione?

Volevo che il lettore fosse in grado di indovinare ma non che tutti ci arrivassero. La speranza era di lasciare gli indizi in bella vista e lasciarvi fare il resto! A Baru è stato offerto un patto: lo ha accettato? Quali erano i termini? Di cosa si preoccupa continuamente? Quali sono esattamente i suoi obiettivi? Se ci pensi, puoi intuire il suo piano, oppure anche se ti limiti a credere che lei si comporterà esattamente come dice farà, per tutto il tempo. E, con un po’ di fortuna, la conclusione funzionerà che tu l’abbia vista arrivare o meno.
Non funzionerà alla perfezione per tutti, ma mi piace l’effetto ambivalente, la possibilità che si possa avere un’esperienza emozionale differente sulla base dell’essere riusciti a predire il risultato oppure no. Risponde alla tua domanda? Devo spiegarmi ulteriormente? Mi piacciono le domande specifiche sul libro!

Hai risposto molto bene alla domanda. Forse puoi dirci qualcosa di più su uno degli sviluppi centrali e più intriganti del personaggio di Baru che viene introdotto nelle ultime battute della storia: ora è mutilata non solo a livello psicologico, ma anche fisico. Come per ogni aspetto che riguarda Baru, la sua ferita è complessa e ingannevole: non è esattamente cieca ma non può percepire nulla alla sua destra, come uno dei pazienti de “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello e altri casi clinici” di Oliver Sacks. Ancora, non è la disabilità classica che si trova nelle narrazioni fantastiche, ma per dirla con le stesse parole di Baru “Non ha assolutamente alcun senso. Eppure è così elegante.” Per quale motivo hai deciso di piazzare uno sviluppo tanto inaspettato dopo il climax? La mancanza della visione destra di Baru ne cambierà la personalità dato che gli emisferi del cervello hanno funzioni molto distinte? C’è una connessione con un il valore simbolico della dicotomia sinistra/destra?

Sono così eccitato dall’importanza che questo dettaglio potrà avere nel prossimo libro. Renderà di certo Baru più debole, ma anche più imprevedibile che mai!
Sarà fantastico nel prossimo romanzo. La negligenza spaziale unilaterale colpisce ogni paziente in maniera diversa, perciò ho molto spazio di manovra per far funzionare la condizione particolare di Baru ai fini della storia e le porrà nuove sfide! Leggere, per esempio, diventa molto difficile se tu stai saltando involontariamente tutte le pagine alla destra. E se questo disturbo si diffondesse anche ai sogni e ai ricordi? Cosa potrebbe succedere se non ti ricordassi la parte destra della tua vita, come potresti convivere con questa situazione?

La negligenza spaziale unilaterale è uno dei primi elementi che sapevo sarebbero occorsi nella storia, perché è un così perfetta incarnazione fisica del conflitto: Baru è in costante pericolo di perdere se stessa tra tutte le maschere che indossa. Dividendo indue il suo mondo si chiederà cosa abbia perso, quali segreti siano stati recisi da se stessa.
Apre però nuove strade al suo sviluppo emotivo. Nel prossimo libro, la più grande paura di Baru sarà l’intimità, la connessione. Crede che chiunque le si avvicini le si rivolterà contro: se lei ha tradito amici, amanti e compagni, come potrà mai credere di nuovo nell’amicizia, nell’amore e nella fratellanza?

Tra l’altro la negligenza spaziale unilaterale ha alcune caratteristiche curiose. È possibile sapere a livello istintivo cosa sta succedendo nel lato cieco, anche se non ne si è pienamente coscienti. Viene detto visione cieca ed è un fenomeno che avviene inconsciamente. Baru deve imparare a fidarsi di se stessa e dei suoi sentimenti per recuperare parte della sua metà mancante, così come deve imparare a credere nelle persone e a dare di nuovo il giusto valore alle sue emozioni.

Riguardo alla domanda sulla negligenza spaziale unilaterale che potrebbe cambiarne il carattere…penso tradirei il lettore limitandomi a cambiarlo con un semplice colpo di martello, ma Baru dovrà imparare e scendere a patti e potrebbe finire per compiere alcune scelte drastiche per mascherare la sua condizione.

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Beh, ora non posso trattenermi dal chiederti qualcosa sul prossimo romanzo. A giudicare dai tuoi ultimi tweed sei in un momento molto delicato, ma spero ci potrai anticipare qualcosina sul secondo volume. Spero davvero di poter vedere Falcrest…o almeno il suo lato sinistro!

Il prossimo romanzo ci porterà davvero a Falcrest, così come a Oriati Mbo (la grande nazione a sud di Falcrest e il suo ultimo grande rivale). Il primo libro era una storia molto concentrata e limitata emotivamente, un’incisione sulla spietatezza e sull’isolamento. Nel secondo volume, Baru dovrà affrontare le sue peggiori paure. amore, fiducia, amicizia e affezionarsi troppo a persone che teme la lasceranno. Una volta che hai tradito tutto, puoi tornare indietro, puoi tornare a fidarti di nuovo?
Si possono trovare parecchi indizi legendo le lettere alla fine del primo volume. L’utilizzo die mercenari Oriati nella ribellione di Aurdwynn porta Falcrest e Oriati Mbo verso nuova nuova Guerra Armada—immagina la crisi dei missili a Cuba centinaia di anni prima. Appena Baru tenta di sfruttare la tensione per completare la sua missione, i suoi piani si scontrano con quelli dei suoi compagni criptautarchi, ognuno un enorme minaccia.
La tensione avvicina e unisce Baru, la sua vecchia amica Aminata, sua cugina Lao e un Oriati Laman di nome Tau-indi Bosoka. Insieme si confronteranno col programma di eugenetica di Falcrest, con gli intrighi del Parlamento e del Trono, i misteri degli oceani a est e la minaccia del collasso totale della civilizzazione in una spirale di pestilenza, guerra, insetti e cancro.

Questo libro è molto più duro da scrivere del primo; non solo perché è più complesso ma anche perché voglio che abbia una gamma più ampia, voglio gioia, amicizia e speranza così come tradimento, calcolo strategico e disperazione.

Le lettere a fine volume sono così stuzzicanti, sì, le ho rilette almeno un paio di volte alla ricerca di indizi. Wow! Questa sì che è un’anticipazione fantastica (e pollice in sù per tutti i sentimenti positivi…Baru ne ha davvero bisogno!). Non sto nella pelle dalla voglia di leggerlo, ora più di prima.
Penso sia arrivato il momento di farti l’ultima domanda: anche in questa intervista hai provato di essere un lettore molto dedicato al genere, perciò mi piacerebbe chiederti quali titoli raccomanderesti ai lettori italiani che cercano dei buoni titoli SFF pubblicati di recente.

radianceSono rimasto un po’ indietro ultimamente, dato che ho scritto così tanto, ma delle uscite di quest’anno raccomando caldamente
RADIANCE di Catherynne Valente,
UPROOTED di Naomi Novik,
SORCERER TO THE CROWN di Zen Cho,
GRACE OF KINGS di Ken Liu,
THE FIFTH SEASON di N. K. Jemisin,
HOUSE OF SHATTERED WINGS di Aliette de Bodard, e
EMPIRE ASCENDANT di Kameron Hurley. Sicuramente non appena invierò questa mail me ne verranno in mente altri!

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