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Figlio di un’annata di Cannes che ci si ostina a definire “minore” quando ha presentato – in concorso, fuori concorso o nelle sezioni collaterali – buona parte dei film che stanno finendo in queste classifiche pur tenendosi a maggio, The Lobster è il film romantico migliore dell’annata, contenuto in una struttura distopica estremamente rigida e artificiosa che esalta ancora di più le passioni che tengono il film in perenne tensione. Il sentimento d’affezione naturale diventa materiale esplosivo in un orizzonte (anche visivo e scenografico) che su entrambi i fronti, single e coppie, mira innanzitutto a catalogare, regolare, contenere. A distanza di mesi a sbiadire sono state solo le piccole imperfezioni, mentre rimane vivo il ricordo di un cast portentoso e di tante piccole crudeltà perpetuate sotto l’egida del “per amore”. [RECE]


Se ti è piaciuto: 45 anni, per dimostrare che anche la Berlinale a volte ci azzecca. L’amore in terza età viene spogliato di consuetudini, rassicurazioni e torpori quotidiani e diventa il più precario degli appigli e forse la prova più difficile da affrontare, se unita al rimorso. A proposito di cast eccezionali e finali sublimi.