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goyaIn occasione della imponente mostra monografica dedicata al pittore spagnolo alla National Gallery di Lond Goya. The Portraits, è stato realizzato un documentario dedicato alla vita e alle opere dell’artista, focalizzato soprattutto sulla sua posizione di pittore ufficiale alla corte spagnola e famoso ritrattista. Con la consueta formula dell’evento speciale, Nexo Digital porterà domani e dopodomani nei cinema italiani questo documentario intitolato Goya. Visioni di carne e sangue. Ho avuto l’occasione di vedere in anteprima questa imponente produzione, che coinvolge non solo i curatori della mostra e i principali esperti della produzione dell’artista spagnolo, ma anche diverse figure del mondo dell’arte contemporanea, che permettono una visione a tutto tondo della parte meno nota della produzione del genio dietro le celeberrime Pitture nere o i Capricci.

[ELENCO SALE ADERENTI]

Sono un po’ perplessa dalla definizione di film data a questo puntuale lavoro del regista David Bickerstaff. Anche se si tratta in effetti di un ritratto a tutto tondo di uno dei più importanti artisti spagnoli di tutti i tempi e uno dei precursori dell’arte moderna, si parte pur sempre dal fatto che è legato all’attività di promozione della mostra londinese, una delle più complete mai messe insieme riguardanti quest’artista. Mostra che, come vi spiegherà il curatore dell’esposizione, Xavier Bray, si focalizza sulla produzione forse più nota durante la vita di Francisco Goya, mentre nei secoli successivi sono salite alla ribalta opere meno istituzionali e più collegate al suo ruolo di precursore della pittura moderna. Il Goya oscuro e lascivo che conosciamo è solo un parte del pittore che svolse per molti anni il ruolo di ritrattista ufficiale della corte spagnola: anche in questa veste però dimostra caratteristiche uniche e una qualità psicologica del ritrarre i suoi committenti (e attraverso di loro, anche se stesso) che, dalle prime marcate influenze di Diego Velázquez (di cui è erede naturale) lo porterà a diventare l’artista spagnolo più importante e ricercato del suo tempo.

Non vi troverete però di fronte a un’opera come Turner e nemmeno a due ore scarse di visita virtuale alla mostra, bensì a qualcosa di simile a un documentario di Sky Arte o, per chi non fosse avvezzo, a una sorta di versione video delle audioguide che vi vengono fornite prima di una mostra tematica tipo. Ci sono approfondimenti dedicati alle opere più significative della mostra, analizzate nel loro dettaglio e contestualizzate all’interno della carriera dell’artista, che viene narrata cronologicamente con lievi accenni anche alla produzione non presente nella mostra.

Quello che vi troverete di fronte è dunque un ritratto biografico di Francisco Goya, pittore dalla lunga vita (morì a 92 anni) e dall’esordio tardivo nel mondo dell’arte. Lo seguirete alla ricerca di influenti mecenati fino all’approdo a corte, conoscerete le sue traversie durante il periodo napoleonico. Grazie alla continua analisi dei carteggi tra Goya, i suoi amici e i suoi menecati, il documentario propone anche un ritratto intimo del pittore e delle sue passioni: un uomo di campagna che sapeva apprezzare la vita di città, un amante dei sapori della tavola e della cioccolata, le cui preoccupazioni erano legate alla ricerca di mecenati e al denaro.

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Ad accompagnare e donare dinamismo a questa analisi sono una serie di esperti della pittura di Goya, ma non solo: nel corso del documentario verranno interpretati ritrattisti contemporanei, restauratori e curatori, in modo da capire in cosa consistesse la vita di un ritrattista nel Settecento e come questa attività influenzi il rapporto con i committenti.

A livello tecnico, il risultato è ineccepibile: girato in alta definizione, montato per evitare il più possibile rallentamenti di ritmo, dinamico nel passare dal profilo pubblico a quello privato, capace di dosare l’analisi artistica a qualche succoso gossip dell’epoca, fa davvero di tutto per dimostrarsi accessibile al pubblico generalista, fornendo un’introduzione più che approfondita alla figura dell’artista. La patina promozionale è davvero minima e, più che esaltare il soggetto al centro dell’analisi, fornisce tutto il background necessario per contestualizzarlo storicamente e artisticamente, lasciando poi allo spettatore il giudizio estetico del caso. Un ottimo convenuto divulgativo e didattico.

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Lo vado a vedere? Presupponendo che un interesse in questo genere di prodotto e nell’artista in questione è essenziale, devo dire che sono rimasta gradevolmente sorpresa dal risultato finale. Ho potuto piazzare le scarne informazioni che avevo in una visione complessiva di Goya e farmi un’idea di che tipo di persona potesse essere (oltre che a colmare buchi importanti tipo: non sapevo assolutamente le pitture nere vennero realizzate subito dopo che a seguito di una grave malattia perse completamente l’udito!). Ovviamente l’approdo più coerente sarebbe andare alla Nation Gallery di Londra, ma la visione di questo docufilm permetterà di piazzarsi davanti a un quadro di Goya negli anni a venire in maniera decisamente più consapevole. Inoltre, sarà una manna per qualsiasi professore di storia dell’arte della scuola dell’obbligo.
Ci shippo qualcuno? Voi non ci crederete mai ma…sì! Ma tanto! Mi è fiorito un sogghigno diabolico mentre la voce narrante leggeva le lettere appassionate e amorose di Goya al suo più caro amico e, unendole alla quasi completa mancanza di riferimenti alla moglie, beh, alcuni storici hanno finito per shippare Goya e il suo corrispondente accennare a una sua possibile omosessualità. Non pare il caso, ma ce ne é abbastanza per crogiolarsi un po’ nell’illusione.
Ship Sheep

Un consiglio: se non avete problemi a capire un video in lingua inglese, prima della visione del documentario vi potrebbe tornare utile vedere questo breve video: