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zootropolis_gpDopo un periodo burrascoso di interscambi tra Disney e Pixar e una serie poco lusinghiera di lungometraggi il cui scopo principale sembrava il ripopolamento dei Disney Store, negli studi d’animazione della creatura di zio Walt sembrano aver raggiunto una quadra.
C’è quasi da aver paura, perché inanellare con apparente facilità film riusciti e finalmente ben distinguibili per etichette, intenti e scopi significa poter tornare finalmente a concentrarsi sul versante tecnico, quello dove Dreamworks sembrava riuscita ad eseguire un sorpasso. I sogni di Oscar dei concorrenti però verranno di nuovo bruscamente interrotti e per un bel pezzo, che continueranno a tirar fuori prodotti ineccepibili come Zootropolis.

Dopo scambi di creativi e di mezzi, con Inside Out e Zootopia i confini tra Pixar e Disney tornano a farsi netti. Se il primo è stato capace di riprendere il discorso interrotto da troppo tempo dal team di creativi di Toy Story e WallE, il secondo si inserisce alla perfezione nel canone disneyano in senso stretto. Zootropolis è infatti un film dedicato principalmente ai più piccoli, che con la sua città utopica abitata da prede e predatori del mondo animale antropomorfizzati e urbanizzati rispetta quasi sempre il criterio di “prodotto fuori dal tempo” che contraddistingue da sempre le pellicole inserite nel canone ufficiale e consente loro di diventare classici senza tempo. Anche il messaggio augurale e didattico che addirittura apre il film (puoi essere tutto ciò che vuoi se ti impegni al massimo per riuscirci) è tradizionale e guarda al suo giovane pubblico in chiave positiva e moderatamente responsabile, senza perdere in spensieratezza.

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Da adulti però non si liquida Zootopia come un film per bambini a cui fare da meri accompagnatori, anzi, il vero successo del film è mantenere il suo tono gioviale e la sua dimensione serena e luminosa pur calandosi in un mondo adulto e pieno di difficoltà come quello della metropoli in cui la coniglietta Judy Hopps cerca di essere un buon poliziotto. Un mondo in cui non manca la frustrazione per lo stereotipo che la fa penare in famiglia e sul posto di lavoro (i conigli non sono adatti per fare i poliziotti, ma tradizionalmente si occupano in campagna di agricoltura), lo scoraggiamento di trovarsi in una nuova città e di sentirsi falliti a fine giornata, persino una burocrazia lentissima (i bradipi impiegati all’ufficio di motorizzazione strappano amare risate agli adulti) e una frustrazione da cellulare.
Il suo antagonista “naturale”, la volpe truffatore alla giornata Nick Wilde, è anch’essa vittima delle stesse caselle preordinate in cui una società apparentemente utopica in cui i predatori non cacciano le prede ha deciso di preordinarla.

Gazelle è la gazella un po' chiappona alter ego di Shakira, che canta la canzone simbolo del film

Gazelle è la gazzella un po’ chiappona alter ego di Shakira, che canta la canzone simbolo del film

Sotto il canovaccio dell’indagine poliziesca che li porta ai quattro angoli della città (attraversata da varie zone climatiche per i vari residenti) per scoprire chi sta rapendo i predatori, Judy e Nick instaurano una stramba amicizia che è davvero frutto del momento attuale, attraversata da episodi dolorosi di bullismo e dall’ombra del razzismo. Per esempio, il momento in cui Judy chiede a Nick di non chiamarla carina, ovvero “nice”, perché la parola con la n non si usa che tra conigli, è una garbata ma forte istanza che trova eco nella fantomatica e controversa questione della N-word (ovvero nigger, negro, che negli Stati Uniti diventa può essere usato a mo’ di sfottò solo tra appartenenti alla comunità afroamericana, altrimenti un insulto fortissimo).

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Insomma, sotto le strabilianti animazioni di pelliccia e lanuggine che testimoniano un cambio di passo deciso anche a livello di animazione (e la Disney a questo progetto ci ha lavorato per anni, non a caso, investendo molto tempo nella ricerca tecnologica e nell’osservazione dal vivo degli animali, come ai gloriosi tempi de Il Re Leone) e sotto l’innegabile carineria della protagonista e dell’amicizia struggente con Nick, Disney ancora una volta nasconde un cuore pulsante di senso e attualità che chissà, potrebbe rendere Zootropolis memorabile anche negli anni a venire.

Lo vado a vedere? Una commedia ironica, una detective story coi controfiocchi e un duo assolutamente adorabile al timone: Zootropolis è indubbiamente un prodotto davvero gradevole e dalla sala si esce decisamente di buon umore e con una sensazione di calore. Il dubbio è che, chissà, possa spingersi sul lungo periodo anche oltre.
Ci shippo qualcuno? Io adoVo Judy e Nick e una certa tensione c’è. Inoltre lo sapete meglio di me, Disney tira fuori il peggio dalla gente che shippa, ma qui una certa romanticheria è innegabile. Comunque il coefficiente carineria di questo film è talmente micidiale che posso già vedere i gadget giapponesi invadere l’arcipelago (e dai, una Judy la vorrei pure io, awwww!)