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deadpool_0bPur avendo avuto il suo battesimo di fuoco in uno dei peggiori film surperoistici di sempre (e la prova del nove che X-Men: le origini – Wolverine fosse tale sta nel fatto che nel suo cast risplendeva Taylor Kitsch, portatore sano di disastri al botteghino), tra l’altro in una versione depotenziata e incoerente con la controparte cartacea, Deadpool è alla fine riuscito a sbarcare al cinema con un franchise tutto suo. Nel film si sostiene che sia merito di una grattatina ai gioielli di Wolverine, nel crudele mondo degli studios deve avere contribuito la situazione finanziaria non rosea di FOX. L’eufemismo è tale che hanno puntato su Ryan Reynolds, che di certo questo ruolo se l’era ipotecato già ai tempi e ne aveva detto tutto il bene possibile in ogni occasione propizia, nonostante il suo secondo disastroso round nel mondo dei supereroi al cinema, aka Lanterna Verde.
Per essere un film così fondato su un velato senso di disperazione e sulla necessità di far cassa, Deadpool riesce a portare a casa un binomio bizzarro: è sì il comic movie che sposta più in alto l’asticella del consentito e dello scorretto, ma al contempo è uno dei prodotti più canonici nell’ultimo rullo di uscite di questo sempre più prolifico filone.


Il problema di Deadpool che ti fa storcere il naso a fine visione anche se per tutta la durata hai riso fortissimo è che arriva un po’ fuori tempo massimo. Dal punto di vista di una persona che conosce abbastanza bene il personaggio cartaceo e le sue gag ricorrenti (rompere spesso la quarta parete rivolgendosi al lettore, essere libertino e pansessuale, ricorre a un grado di violenza ben superiore ai soliti buoni, parlare a raffica e con un profusione di citazioni meta e pop) e segue costantemente quello che succede dentro il mondo dei Marvel Studios e nei suoi dintorni, l’effetto comico è al contempo potenziato (cogliendo la quasi totalità del diluvio di battute che piovono sul pubblico, tanto dense che a volte per coglierle tutte ci vogliono un paio di secondi e la risata arriva fuori sincrono) e depotenziato, perché aspettandoti già la carica sovversiva del personaggio, difficilmente rimani sorpreso.

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Anzi, tutto sommato da un film che poteva permettersi un rating più alto della media mi aspettavo qualcosa in più, o meglio, non mi aspettavo che le parti più forti fossero a malapena alluse e mostrate di sfuggita. Che io sia una causa persa ormai è conclamato, ma alludere alla pansessualità del personaggio con una scena di un paio di secondi inserita nella sua eterosessualissima relazione e tagliata al pelo in modo che si abbia solo una vaga idea di quello che sta succedendo è una coloritura sbiadita che non si avvicina alla tuta rosso sangue di Deadpool, per non parlare poi del fatto che un film che presenta con orgoglio le sue scene di sesso alla fine si muova praticamente di soppiatto, guardandosi bene dal mostrare qualcosa oltre l’onnipresente addominale del protagonista.

Se Ryan Reynolds, che ironizza di buon grado sulla sua figura di attore mai veramente arrivato e sui suoi ruoli più infamanti, ne esce come sicuro vincitore con un ruolo che ormai si rigira con noncuranza tra le dita, la situazione non è rosea nemmeno tra villain e love interest.
Il primo, Ajax (Ed Skrein), partiva davvero bene (e con bene intendo in stile primo Iron Man): dottore amorale e sadico che si approfitta di disperati terminali per trasformarli in mutanti e traffica armi con stati canaglia. Niente Terra da conquistare, niente risentimento perché l’eroe ha inavvertitamente ucciso i suoi genitori mentre tentava di salvare qualcun’altro, solo business e tortura. Inoltre è affiancato dall’erculea Gina Carano, ovviamente dotata di superforza. Roba che mi sono quasi commossa quando ho visto l’arrivo dell’attacco VaGeena di Gina, consapevole che avrei potuto rispolverare le tag nate con la sua prima collaborazione con Sodenberg.
Questo bel potenziale, valorizzato dall’esordiente regista Tim Miller che con le prime scene d’azione se la cava davvero bene, viene vanificato da un finale affrettato che trasforma Ajax in un idiota (quello lo chiamereste un piano per fare fuori uno che è praticamente immortale?) e lo scontro tra Deadpool, i due Xmen di sostegno (Colosso e Negasonic) e i cattivi in uno scambio così innaturale da ricorda quando nei giochi di ruolo devi aspettare il turno per far attaccare un personaggio alla volta.

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La vera tragedia è però la controparte amorosa del protagonista, l’ex prostituta senza poteri (per ora) Vanessa, interpretata dalla bellissima Morena Baccarin. Poveretta, si sarà anche stancata di fare il +1 condiscendente in attesa del suo vero amore, dopo aver retto la candela in mille altri contesti (vedi Homeland) a causa del suo essere così gnocca da impedire qualsiasi sviluppo del personaggio. Ovvio che trasformarsi in una mera damsell in distress (solo un po’ più spigliata) quando il film che ti ruota intorno vuole e talvolta è dissacrante ti rende ancora più trasparente della già noiosamente innamorata controparte femminile Marvel tipo.

Che poi a ben vedere, la supposta carica sovversiva di questo film è parecchio latitante. La mia impressione è che arrivi fuori tempo massimo per limitarsi a una mera riproposizione delle gag del cartaceo, perché questo tipo di comicità ironica e parodica è già stata ampiamente sfruttata fuori e intorno al mondo Marvel. Fa riflettere che una delle sequenze più riuscite dell’interno film, i titoli di testa, abbiano un debito più o meno consapevole con gli Honest Trailer, che sono un po’ il Deadpool della promozione cinematografica, sempre pronti a infrangere le convenzioni e sfondare la quarta parete.
Insomma, c’era bisogno di un film molto più creativo e sovversivo, perciò innanzitutto meglio scritto. L’impressione è che FOX invece volesse proprio questa rassicurante pellicola sboccata e sessualmente esplicita, ma comunque pronta a percorrere il sentiero stilistica già tracciato per il racconto delle origin stories (gli antefatti la storia passata) dei supereroi, non potendo mettere in campo le stesse cifre dei Marvel Studios ma sperando di replicare il medesimo botteghino.
Quello che esce oggi nei cinema è invece qualcosa di simile al tremendo prima Wolverine. Sicuramente è divertente e meglio realizzato, ma di fondo anche questa sembra una storia di mutanti che si aggirano nei pressi della casa di Xavier. E non importa se Colosso e Negasonic (Brianna Hildebrand) sono due degli elementi più riusciti nel film, due personaggi mutanti minori in cerca di un protagonista da affiancare, i cui sforzi di puntellamento alle parti più deboli del film sono vanificati da parti davvero mal gestite e appena sbozzate come quella riguardante al motivo che spinge Deadpool a rompere i ponti con la donna della sua vita, salvo poi ripensarci. Quale doveva essere il problema esattamente (quello suggerito è davvero troppo cretino, mi rifiuto di crederci), e cosa gli ha fatto cambiare idea? Forse sarebbe stato meglio fare un disegnino esplicativo anche su quel passaggio.deadpool_4b

Lo vado a vedere? Come uno sketch comico settimanale, Deadpool si poggia pesantemente al vissuto cinematografico, televisivo e sociale, finendo per incidere anche sulla longevità del film per gli anni a venire, quando buona parte della battute diventeranno obsolete e intraducibili. Si tratta quindi di una sfavillante ondata di volgarità e avventura per celare al meglio il solito film introduttivo a un nuovo franchise che abbiamo già visto mille volte.
Ci shippo qualcuno? Sì, fufufu. Combinando l’inutilità di Vanessa e lo speciale rapporto che si sviluppa tra torturato e torturatore, senza contare gli illustri precedenti in casa mutante, direi che si è più che autorizzati a darsi filmati mentali alternativi. La vibrazione che invece proprio non mi aspettavo è stato quella tra Angel Gina e il gentiluomo Colosso…non sono carinissimi assieme mentre si menano?
C’è la scena dopo i titoli di coda / la post credit scene di Deadpool? Sì e come tutto il resto l’intento è parodico e ironico.

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