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rommArriva in Italia portando con sé la protagonista con l’Oscar in pugno, per cui forse la nostra percezione di Room, adattamento del libro best seller di Emma Donoghue del 2010, è un po’ falsata. Solo pochi mesi fa infatti uno dei film protagonisti agli Oscar di quest’anno era una pellicola di dimensioni medio piccole, presentatasi al Toronto International Film Festival con la sola forza della notorietà letteraria della fonte e della protagonista, al suo primo vero ruolo di rilievo.
Chi l’aveva già notata nelle tante, tantissime pellicole in cui si era messa in luce sfruttando ruoli infinitesimali sapeva che Brie Larson era un talento a cui serviva solo una cassa di risonanza per raggiungere la notorietà mondiale. Dopo tanta e paziente attesa nelle retrovie, è arrivata al ruolo di protagonista con il ruolo giusto, nel film giusto. Tutto è andato per il meglio, tanto che da esordiente alla prima nomination si è portata a casa la statuetta.

Una ventenne e il suo figlioletto vivono in una piccola stanzetta squallida, con un lucernario come unico punto di contatto con il cielo e il mondo. Un uomo, Old Nick, fa visita loro ogni sera, portando cibarie e qualche genere di prima necessità. Jack però rimane sempre nascosto nell’armadio, tentando di svelare il mistero della Stanza e dei magici poteri dell’uomo, di cui non comprende appieno neppure il rapporto con Ma, la sua mamma. La giovane gli ha insegnato tutto quello che sa della Stanza, ma presto per Jack arriverà il momento di farsi delle domande su cosa ci sia al suo esterno, oltre invalicabile porta.

'Room' is a journey out of darkness, director says

Fughiamo subito ogni dubbio: il film cresce e si sostenta dell’enorme contributo di Brie Larson, capace di restituire la drammaticità della sua condizione di ex adolescente rapita e divenuta madre senza esasperare nemmeno per un secondo la drammaticità della storia, senza perdere il suo istinto interpretativo, che la guida in una performance naturale, quanto più possibile realistica. A onor del vero non si limita ad aiutare, ma viene aiutata dal piccolo coprotagonista Jacob Tremblay, tanto in gamba nel recitare al suo fianco che in molti lo avrebbero visto di buon occhio una sua nomination.
Insomma, i due protagonisti capaci e fotogenici riesco a replicare il rapporto forzatamente simbiotico delle loro controparti narrative, bilanciando le proprie parti e rimanendo insieme alla testa del film, tanto che è difficile stabilire quale sia il vero punto di vista della pellicola, se quello dell’ex adolescente madre che teme che presto verrà uccisa o quello del figlio della violenza, costretto a imparare in fretta l’esistenza di un intero mondo oltre il suo microcosmo, ignorato fino a pochi giorni prima.

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Tanta bravura però rischia di mettere in ombra altre cause che hanno concorso ad elevare un film così drammatico una spanna sopra la media, soprattutto riuscendo per tutta la sua durata ad evitare un’eccessiva pesantezza o l’impressione di volerti a tutti costi commuovere.
Come non ricordare ad esempio l’ottima regia di Lenny Abrahamson, capace di destreggiarsi negli spazi ridottissimi della Stanza senza mai dare l’impressione di claustrofobia o staticità, ma anzi, facendoci scoprire un nuovo angolo o dettaglio ogni volta? Un gran lavoro di ripresa che consente anche allo spettatore consapevole della drammaticità della situazione di intuire quanto quei pochi metri cubi possano diventare un mondo intero per un bambino nella situazione di Jack.
Altro grande encomio a Emma Donoghue, autrice del libro trasformatasi in sceneggiatrice dell’adattamento, la cui sensibilità per le tematiche già convalidata dal successo del romanzo viene affiancata dalla capacità trasmettere con intensità ma senza esagerazioni le emozioni complementari e antitetiche dei due protagonisti. Il tutto in un medium dal linguaggio visivo come il cinema.

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Lo vado a vedere? Room è indubbiamente un film splendidamente realizzato, che rende digeribile e poetico un argomento altrimenti (e comunque) durissimo da affrontare. Certo, nella seconda parte forse perde qualche colpo, ma merita una visione per toccare con mano il talento del gruppo che lo ha portato al successo.
Ci shippo qualcuno? No.