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wekkendNegli strani ed errabondi sentieri che portano i film nelle sale, Weekend ha scelto di prendere la strada più lunga e tortuosa, capace di portarlo all’attenzione di stampa e pubblico non una, bensì due volte, purtroppo per questioni extracinematografiche che non meritano di entrare nel novero di questo post, perciò facciamole fuori subito.
Prima polemica: Weekend è un film del 2011 che solo oggi arriva nelle nostre sale, dopo la distribuzione internazionale, un passaggio al Milano Mix e l’uscita in homevideo e Criterion Collection.
Polemica numero due: il film esce in sole dieci sale in tutta la Penisola perché  osteggiato dalla Commissione nazionale per la Cinematografia gestita dalla CEI, che lo considera il film scabroso, inutilizzabile, sconsigliato per le sue tematiche gay e l’utilizzo della droga che si fa nel film. La CEI è liberissima di valutare i film secondo criteri che col cinema hanno poco a che fare, il problema è che il suo giudizio impatta poi sulla distribuzione in centinaia di sale parrocchiali o gestite da enti religiosi (sbocco naturale in Italia per il cinema autoriale di qualità), di qui la distribuzione rarefatta, lo scandalo mezzo stampa, un’incredibile pubblicità a un film che la meriterebbe per altri motivi.
Non scordiamoci di parlare di Teodora Film però, piccolo distributore che sta facendo meraviglie e che, dopo aver distribuito 45 anni, ultimo lavoro del regista, ha deciso in maniera forte, bella e antieconomica di potere al pubblico italiano anche questo film. Non scordiamocelo prima di lanciarci in discorsi disfattisti senza aver ben chiara questa situazione.

Dopo un preludio al fine settimana come tanti altri trascorso a casa di amici, Russell si reca in un gay bar alla ricerca di compagnia. Dopo un avvistamento e un iniziale tentativo andato a vuoto, trascorrerà la notte con un giovane di nome Glen. Studente d’arte, Glen chiede a Russell di raccontargli le sue impressioni della loro prima volta mentre lo registra, in vista di un futuro progetto artistico: tra ritrosie, timidezze e una palpabile attrazione, quella cominciata come una conoscenza di una notte si trasforma in un progressivo esplorarsi e riscoprire se stessi nel corso di un fulgido, indimenticabile weekend.

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Se il primo lungometraggio importante di Andrew Haigh è finito dritto dritto in una collana eminente come la Criterion Collection, un motivo c’è e va oltre la sua splendida confezione di piccolo film impeccabile che sfrutta l’ambiente anonimo, chiaramente connotato solo nella latente omofobia che ne permea gli spazi pubblici dell’Inghilterra. Girato a Nottingham ma ambientabile in una qualunque periferia di qualsiasi città inglese al di fuori di Londra, Weekend è un film che ruota attorno a una storia romantica universale e particolare, facendo della quotidianità dei protagonisti e delle loro vite il cardine attorno a cui costruire la sua forte valenza emotiva.

La caratteristica più impressionante del film è appunto la sua capacità di muoversi in campo sentimentale rimanendo sintesi di una condizione ora universale e ora particolare. Nel film il personaggio di Chris New si lamenta che un progetto d’arte che parla di sesso gay non attirerebbe mai il pubblico eterosessuale. Il piccolo miracolo di questo film è di riuscire con grande efficacia e realismo a sintetizzare l’amore in quanto tale cogliendone però le implicazioni specifiche della realtà gay, attraverso i suoi dialoghi quotidiani ma mai banali, i trascorsi teatrali dei due protagonisti agli inizi di carriera al cinema e con lunghe riprese prive dell’alternarsi di primi piani durante gli scambi verbali a cui siamo tanto assuefatti.

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Weekend è un film capace di cristallizzare con incredibile precisione un momento ineffabile e specifico dell’innamorarsi, quel imbarazzato ed esplorativo conoscersi reciproco dopo una prima intimità. Un momento che consente non solo di conoscere l’altro ma anche di plasmare o ripensare se stessi, “come una tela bianca”.
Haigh si dimostra sceneggiatore già accorto, sfruttando due personaggi antitetici (un giovane di umili origini che vive la sua omosessualità come una questione privata, un altro di famiglia benestante, studente d’arte e appassionato nella difesa politica della propria condizione), sottolineando ora l’inconciliabilità delle loro vedute, ora una distanza psicologica e sociale che sono ansiosi di colmare. Il tutto costellato da momenti (e rivelazioni inattese) che pescano dal vissuto amoroso di tutti, etero e omo: la gelosia, la timidezza, il tradimento, il senso d’inadeguatezza, la sfiducia nell’amore.

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Proclamare questo film come universale però ne riduce una specificità su cui la pellicola riflette ora per immagini (perché siamo di fronte ancora una volta a cinema capace di raccontare per immagini, anche se non ancora con la raffinatezza del finale di 45 anni) ora attraverso i dialoghi via via più personali di Glen e Russell, coadiuvati dal consumo di alcol e droga, due elementi capaci di sciogliere riserve e inasprire conflitti, senza mai però abbandonare un terreno di felicità trattenuta e diffusa malinconia.
Weekend è insomma un passo enorme per il cinema di genere, tanto a che a distanza di 5 anni è ancora parecchio più avanti di tante pellicole successive (Freeheld, Dallas Buyers Club), proprio per la sua capacità di alludere e mostrare con grande precisione l’impatto della società sulla vita sentimentale di due ragazzi omosessuali. Glen e Russell sono capaci di vivere davvero se stessi solo tra le mura domestiche, trovandosi fuori casa di fronte a un’omofobia meno diretta dell’aperta condanna ma comunque condizionante. In pubblico, anche se obliquamente, il giudizio altrui pesa su entrambi, pur sfociando in reazioni opposte: ritrosia e timidezza o  militanza aggressiva.

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Lo vado a vedere? Se avete la fortuna di vivere nei pressi di uno dei cinema che proiettano questo film è imperativo, altrimenti trovate un modo di recuperare questo film bellissimo, che ha in comune con il più eteronormativo ma altrettanto osannato 45 anni proprio un talento fuori dal comune nel fotografare sfaccettature infinitesimali e spesso ignorate dal cinema dell’innamoramento. Weekend è un film di quelli che ti lasciano addosso una sensazione persistente, un po’ come l’atmosfera intima e malinconica delle mura domestiche dove si consuma in poche ore una storia d’amore ordinaria e indimenticabile.

 

 

 

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