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brooklynUltimo film protagonista di quest’annata di Oscar e uscita di rilievo in una settimana di riempitivo con tante uscite minori,  finalmente arriva nelle sale italiane Brooklyn. L’accoglienza calorosa agli Academy Awards conferma che a differenza del resto del pubblico pagante, tra il blocco più tradizionalista di votanti c’è ancora voglia e bisogno di melodrammi e film sentimentali.
Abbiamo già avuto modo di riflettere sugli ultimi mesi sulla crisi del genere sentimentale tutto e del cosiddetto “cinema per donne”, che rimane comunque una galassia in cui si trova una varietà notevole di film. Questo adattamento letterario dal cuore irlandese e dagli scenari di una New York di altri tempi (1952) di femminile ha più che altro un punto di vista, rifacendosi al grande filone della migrazione che coincide con la scoperta del mondo e della propria libertà individuale.
Quando poi lo spettatore è invitato a scoprire gli Stati Uniti e la propria libertà attraverso gli occhi azzurrissimi di un’attrice talentuosa come Saoirse Ronan, allora il film finisce per fare il salto di qualità che manca a tante pellicole carucce ma nulla più a tema sentimentale

Eilis Lacey è una ragazza cresciuta nell’Irlanda più conservatrice e provinciale, incapace di permetterle di esprimere le sue potenzialità. Attraverso la chiesa è però riuscita a trovare un posto di lavoro negli Stati Uniti e, spronata dalla sorella maggiore, decide di partire alla volta di New York. Sospesa tra due mondi completamente diversi, divisa da una struggente nostalgia di casa e della famiglia e la possibilità di avere un vero lavoro e realizzarsi. Ellis affronterà una crescita personale e sentimentale, ma sarà infine costretta a decidere quale dei due luoghi chiamare casa.

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La nomination a miglior film di Brooklyn è sicuramente una reazione esagerata, ma indicativa della sorpresa positiva riservata da questo film. D’altronde dietro la scorza del film lacrimevole per signore di una certa età si nasconde un di professionisti parecchio rodati in questo comparto. In primis non si può non citare Nick Hornby che, al fianco di una fama internazionale da scrittore, coltiva con notevole successo il ruolo di sceneggiatore.
La sua specialità sembrano proprio essere gli adattamenti letterari di stampo intimista e dal punto di vista femminile: non scordiamoci che prima dell’ottimo lavoro fatto sull’omonimo romanzo di Colm Tóibín, aveva scritto le sceneggiature di An Education e Wild, film distintisi proprio grazie alla capacità di mantenere su schermo la ricchezza emotiva della pagina scritta.

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Se Hornby ha mantenuto intatta la sostanza del romanzo guadagnandosi una nomination all’Oscar, alla forma ci ha pensato il regista John Crowley. Il risultato non è nulla di stupefacente, sia chiaro, ma sicuramente la confezione è adatta allo stile codificato nel tempo per questo genere di film, gradevole dal punto di vista estetico e capace di sfruttare a pieno il potenziale da cartolina ora della verdissima Irlanda, ora di una New York ancora pittoresca nelle sue vesti degli anni ’50.
Il tutto è poi declinato in una palette cromatica da macaron, con una fotografia curata da Yves Bélanger che da sola è capace di vendere il film al suo pubblico di riferimento.

Questo basta a distanziare un buon numero di adattamenti letterari di opere magari strepitose ma manchevoli della cura necessaria a farle risaltare su schermo, diventando colossali delusioni per chi il libro lo ha letto e chi sperava il film fosse all’altezza in modo da poterlo saltare.
Da qui ad ottenere questa pletora di nomination agli Oscar però manca parecchia strada ed è tutta percorsa dalla meravigliosa Saoirse Ronan. Inutile negare che incarni già fisicamente lo stilema perfetto per interpretare Ellis, inutile negare che fin dai tempi di Espiazione i suoi limpidi occhi azzurri erano in grado di attirare, da soli l’attenzione.
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Detto questo, pur in un momento ricco di tante promettenti attrici under 30, talenti come il suo sono comunque rari. Da sola accompagna un film che saggiamente si affida totalmente a lei su un piano emozionale struggente e intenso, ben oltre i meriti intrinsechi della storia. La sua coscienziosa, rispettosa ma ferma ragazza irlandese qua e là potrebbe risultare un po’ impacciata o bacchettona, oppure troppo melodrammatica, ma Saoirse Ronan non si avvicina mai nemmeno lontanamente a mettere un piede in fallo, ad essere meno che autentica. Un attore che di solito si fa notare come Domhnall Gleeson semplicemente scompare, come d’altronde tutto il resto, inghiottito da quella che, nonostante le tante pretendenti talentuose nelle generazioni precedenti, sembra incarnare davvero il talento di Meryl Streep.

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Lo vado a vedere? Ovviamente non si tratta di un film universale e richiede parecchia predisposizione a venature tra il romantico e il malinconico e in generale al cinema, al costume e alla vita della metà del secolo scorso. Tuttavia è un esempio perfetto di una prova attoriale così portentosa da trascinare dietro di se tutto il film su un altro livello. Io era da un po’ che avevo voglia di un film in cui la forza della protagonista è tutta interiore e nei gesti, più che nelle parole: se anche voi avete nostalgie retrò in corso d’opera, correte in sala.
Ci shippo qualcuno? No.