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truth_locandinaGuardare con sospetto a ogni uscita che si affaccerà nei cinema italiani come riempitivo tra Pasqua, blockbuster vari e la prima ondata di pellicole di Cannes (tra l’altro l’avete vista la locandina ufficiale pubblicata oggi, sì?) è più che legittimo. Non è un mistero infatti come questo periodo relativamente vuoto di uscire di peso venga utilizzato per piazzare pellicole non proprio brillanti, avanzi che non sono riusciti ad entrare in programmazione negli anni passati e almeno un paio di ciofeche inenarrabili che si fa uscire quasi sotto silenzio, nella speranza che la bella stagione induca il pubblico a ignorarle preferendo qualche scampagnata fuori porta.
Cosa centra con questa lega minore un film come Truth, che spara in locandina una coppia prestigiosa Cate Blanchett e Robert Redford? Beh, talvolta carriere scintillanti riescono a far dimenticare che anche il più blasonato degli attori incappa talvolta in film quantomeno trascurabili, proprio come questo Truth.

Mary Maples ha raccontato in un libro verità l’inchiesta giornalista che ha originato la sua quantomeno ambigua cacciata da uno dei network statunitensi più importanti. Editor di servizi giornalistici d’inchiesta, Mary si occupava di mettere insieme un team che indagasse volta per volta su temi scottanti o controversi, lasciando il compito a un giornalista televisivo dalla carriera impeccabile (interpretato da Robert Redford) di metterci la faccia, presentare i risultati della squadra ed intervistare i testimoni chiave. La donna che portò alla luce lo scandalo di Abu Ghraib incappa a inizio film in quella che sembra essere una scottante storia di raccomandazioni e insabbiamenti in ambito militare, capace di coinvolgere l’allora presidente George W. Bush, alla vigilia della rielezione. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta però l’imputata principale diventerà lei, accusata di aver manipolato le informazioni in suo possesso e complottato contro il Presidente.truth4Alle volte per un film sarebbe più semplice essere direttamente brutto. Invece Truth non è un esperimento fallito o una pellicola orrenda, quanto piuttosto una bozza di qualità inferiore, la brutta copia di altri due film che hanno lasciato il segno nella scorsa annata.

Il confronto più immediato è ovviamente quello con Il Caso Spotlight, che permette di dire tutto quanto c’è da esprimere su questa pellicola in una manciata di caratteri. Prendete Spotlight e rimetteteci dentro la retorica, il paternalismo, l’ansia complottistica, il patriottismo bandiera inclusa e l’esasperazione delle vicende personali dei giornalisti protagonisti, tutti elementi la cui sottrazione ha reso Spotlight il vincitore del premio Oscar come miglior film nel 2016. Ecco, il risultato è esattamente Truth, fornito di una storia interessante ma approcciata con un punto di vista alla film politico di George Clooney, che nell’ansia di affondare lo schieramento politico opposto indebolisce il suo, fornendone un ritratto così univoco da risultare poco realistico e, quel che è peggio, vagamente noioso.

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La presenza di Cate Blanchett nel ruolo di protagonista permette di fare un altro confronto, quello con la sua pellicola più rappresentativa del 2015, Carol. Anche qui, nonostante le doti dell’attrice, Truth ne esce sconfitto, il compitino sterotipico della donna forte che non si arrende mai. So di essere in netta minoranza, ma mi riesce difficile tacere come i ritocchi estetici dell’attrice l’abbiano uniformata non solo a un certo canone estetico, ma anche a una sorta espressione standard che un volto tanto levigato ed innaturale costringe a tentare di ovviare, con scarso successo.

A farmi venire il magone però è stato Robert Redford, invischiato in un ruolo che pare un po’ già una celebrazione post mortem dell’attore: sembra una decina di anni più vecchio e fragile di Captain America: The Winter Soldier, che pure è stato registrato solo un anno prima.
Mi ha fatto invece enormemente piacere rivedere Elisabeth Moss di Mad Men, nella speranza di ritrovarla presto in un ruolo da protagonista.truth

Lo vado a vedere? Non postponete la vostra scampagnata per questo film, che potrete recuperare con grande agio quando passerà in TV, forse la sua collocazione naturale per seguirlo magari con aria un po’ distratta.
Ci shippo qualcuno? Ma figurati, qui stiamo cercando la Verità con la V maiuscola!