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bvs_dawn1Finalmente è arrivato nelle sale l’attesissimo mega cinecomics della primavera che, con tanto di hashtag dedicato, ci invita a chiederci chi vincerà nell’epica lotta tra il mortale, rancoroso Batman e l’onnipotente Superman. Ecco, così ad occhio il primo ad uscire sconfitto è Zack Snyder, almeno a giudicare dalle impietose recensioni che sono scattate dopo le prime proiezioni stampa.
Stavolta però è difficile dare torto ai detrattori, perché non ci troviamo di fronte a un incompreso The Watchmen, bensì a un film che reitera gli sbagli del predecessore Man of Steel e ancora una volta viene affossato e non esaltato dal suo gigantismo.
Peccato davvero, perché in questa giungla di personaggi, metropoli da fumetto e mazzate tra titani c’è anche tanto di buono, che però si perde in una tempesta di troppe cose da dire e da fare, ottime idee affogate nei cattivi costumi del cinecomics contemporaneo e un minutaggio che non fa un favore al film.

Segue recensione rigorosamente SPOILERFREE ma prima un informazione utile: NON c’è una scena extra dopo i titoli di coda.

Stavolta procediamo più in ordine sparso del solito perché in proiezione stampa siamo stati pregati da Zack Snyder in persona (beh, in video) in una piccola clip che precedeva il film di non fare gli stronzi e spoilerare tutto agli spettatori.
Siccome non sono stronza lascio questo compito ai soliti noti e non parlo direttamente della trama se non dicendovi che Batman v. Superman: Dawn of Justice è al contempo il sequel di L’uomo d’Acciaio e il primo film di un nuovo ciclo dedicato all’Uomo Pipistrello. Dopo il massacro seguito al combattimento tra il generale Zod e Superman che ha distrutto mezza Metropolis, Batman comincia a spostare le sue attenzioni sulla città di Lois Lane e Clark Kent, deciso a fermare l’alieno che per lui è solo foriero di morte e distruzione.

Intanto anche Superman ha i suoi grattacapi, dovendo subire le pressioni mediatiche di quanti lo considerano un’agente imprevedibile, pericoloso e sopra la legge. Nell’ombra però qualcuno sta già lavorando per tentare di metterlo fuorigioco e potrebbe trovare un aiuto insperato nel miliardario di Gotham, pronto a battersi con l’immortale kryptoniano. Sempre lontano dai riflettori, anche altre forze dagli interessi misteriosi si interessano ai destini di Metropolis e del suo protettore. Aggiungeteci una marea di mazzate tra supereroi, visioni oniriche stile Uomo d’Acciaio, momenti dal respiro comics, un paio di apparizioni molto attese e manciate di colpi di scena più o meno riusciti e avrete un’idea precisa di Dawn of Justice. Fine. Meno spoiler del trailer.

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ZACK SNYDER

Premessa: io sono tendenzialmente portata ad amare i cinecomics di Zack Snyder. Trovo che sia uno dei pochissimi registi (forse l’unico) al lavoro su questa materia che si preoccupi di riportarne linguaggio ed atmosfere su grande schermo, senza sentire il bisogno di nobilitarla o cambiarla radicalmente affinché sia alla sua altezza. Per questo ero stata tra i pochi ad amare Man of Steel e in particolare la sua meravigliosa prima parte su Krypton, ma soprattutto ho sempre difeso a spada tratta quel film meraviglioso e potente di The Watchmen (e non solo per averci risparmiato il finale tentacoloso della controparte cartacea).
Stavolta però non posso dire di essere uscita soddisfatta dalla proiezione di un film che reitera gli errori del precedessore e si perde per strada alcune delle parti più azzeccate del primo capitolo. Dawn of Justice non solo è ancora una volta troppo lungo (e quindi troppo lento ad arrivare al punto) ma a differenza del capitolo dedicato a Superman ha anche troppi discorsi da intavolare e troppi personaggi a cui star dietro e finisce per tradirne la maggior parte, senza sfruttarne appieno il potenziale degli stessi.
Il gigantismo produttivo ancora una volta non ha pagato, anzi, di fronte a scene di sicura suggestione c’è un appesantimento a livello di trama che rende il film più ingarbugliato e contorto.
Poi ci sono sicuramente momenti in cui la visionarietà di Snyder la fa da padrone (ancora una volta le sequenze oniriche sono meravigliose e inquietanti, così come i combattimenti sono chiari e capaci di rendere il naturale fluire di mantelli e mazzate così come descritti sulle pagine degli spillati), ma tendenzialmente questa è un suo film no, una sceneggiatura a mille teste che lui non solo non riesce a governare, ma a cui deve sacrificare parte del proprio talento. E dire che stavolta si era anche dato una calmata, limitando rallenti e sboronate al minimo. Il peccato originale è ancora una volta voler fare troppi discorsi e rilanciare in alto la magnitudo di scontri ed eventi: ad esserne vittima è purtroppo un film che riesce laddove gli altri anno fallito: è splendidamente oscuro ma mai freddamente realistico, coniuga il calore della tavola del fumetto all’oscurità delle chine: poteva essere un grande cinecomics. Di sicuro c’è il fumetto, ma tanti interessi contrastanti (i sequel, gli easter egg, persino sponsorizzazioni malamente inserite) lo strappano, lo sguaciscono e lo rovivano.

Nota doverosissima: la colonna sonora di Hans Zimmer e Junkie XL spacca di brutto. Puro stile orchestrale potente, però davvero bella.

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GLI INTERPRETI E I SUPEREROI

Facciamo un pagellone? Vai!

BATMAN / BEN AFFLECK – caro Ben, non sei tremendo come mi aspettavo, ma comunque non sei un Batman soddisfacente con il tuo mascellone musone. Peccato perché questa impostazione data al personaggio (molto simile per età e disillusioni a un Cavaliere Oscuro) mi piaceva molto, almeno quanto casa tua e la tua batmobile. Ecco, se poi la sceneggiatura non mandasse tutto in vacca rendendoti protagonista di due delle svolte più cretine del film (quella riguardante un certo impronunciabile nome e quella in cui ti dimostri incomprensibilmente propositivo perso il futuro sul finale).

SUPERMAN /HENRY CAVILL – caro Henry, confermo che tu sei nato per andartene in giro a fare la divinità ed essere capace al contempo di essere un fidanzato modello e protagonista di una delle scene romantiche più sensuali e adulte dell’intero panorama del genere. Detto questo (e il fatto con  che con gli occhiali da Clark Kent mi fa assumere pose da estasi mistica di Santa Teresa) ho sempre amato come venga insistita la tua dimensione semidivina. Purtroppo anche tu vieni sacrificato a delle odiosissime regole non dette del cinecomics odierno che rendono la svolta drammatica del tuo personaggio la peggio barzelletta Marvel. Sappi che comunque ti voglio bene.

LEX LUTHOR / JESSE EISENBERG – Mhhh.Caro Jesse, tu sei bravo e questo è innegabile. Qui però vieni sommerso da un ruolo che forse non è stato adeguatamente trasposto dal fumetto al film, tanto che più che far rabbrividire, la maggior parte delle volte sei solo incomprensibile. Insomma, è più figa la storia del quadro che la tua infanzia a cui accenni qua e là. Rimandato al prossimo capitolo.

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WONDER WOMAN / GAL GADOT – Cara Gal, non mi avevi convinta all’inizio googlando le tue foto dopo l’annuncio che avresti interpretato WonderWoman. Mi sbagliavo: sei di gran lunga il personaggio più riuscito e meglio gestito della pellicola. Sei incontestabilmente fica, indossi dei vestiti da sballo (tra l’abito rosso e quello diamantato sembravi davvero una divinità) e non ti limiti alla comparsata easter egg. Non vedo l’ora di vedere il tuo film, sperando che non mandino in vacca anche te. Che la Marvel prenda appunti, per favore.

LOIS LANE / AMY ADAMS – Quanto avevo amato la Lois Lane attiva e intelligente di L’Uomo d’Acciaio. Continui ad essere una damsell in distress, che quantomeno nei guai si va a cacciare di sua iniziativa. Qui sei protagonista di un foreshadow che è di gran lunga uno dei misteri più interessanti del film, ma anche di un imbarazzante momento tacchi impossibili che mi costringe ad ammettere, con il volto sfigurato dal disgusto, che la ridicola corsa sui tacchi con T-Rex al seguito di Jurassic World ha fatto scuola. Da una intelligente come te posso anche accettare il venire lanciata da edifici dal villain di turno, ma non che non lanci delle scarpe impossibili alla prima occasione utile pur di salvare il suo fidanzato immortale.

ALFRED / JEREMY IRONS – Il maggiordomo oscuro. Jeremy, spacchi. Basta nonni un po’ ironici, mi piace che tu sia oltremodo pungente e anche oscuro come il tuo datore di lavoro. Vai!

MERCY GRACES / TAO OKAMOTO – Non ho capito esattamente se avrei dovuto cogliere easter egg nel tuo ruolo, ma devo ammettere che sono rimasta superficialmente sconvolta dalla tua magrezza per prestarti attenzione.

Lo vado la vedere? Prendete ad esempio Man of Steel: solo se quello vi è piaciuto potrebbe non rivelarsi una delusione totale. Se il genere in generale vi lascia freddini invece lasciate perdere.
Ci shippo qualcuno? Mhhhh beh, le mani addosso se le mettono, ma Ben Affleck mi smorza ogni tentativo di vederci cose. Intanto però in anticipo che la sfida tra i supereroi si combatte anche a colpi di addominale che prende aria (ci mancherebbe anche) e che Ben Affleck si è fatto un mazzo così per essere all’altezza.
Diciamo che questa intera voce viene coperta e soddisfatta da questa visione sublime:
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