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himitsucoverQuesto post è la realizzazione di un lungo sogno cominciato il 2 settembre 2007, quando con grande emozione pubblicavo la mia prima recensione online. L’opera oggetto del pezzo in questione (che trovate a tutt’oggi nel titanico archivio dello SMO) era proprio Himitsu. Io ero ancora inesperta e scrivevo con preoccupazione di un manga di cui percepivo l’eccezionalità, che non trovavo modo di esprimere a parole.
A distanza di quasi un decennio, dopo che scrivere recensioni e consigliare prodotti culturali per me è diventata una professione, dopo qualcosa come 550 post solo su gerundiopresente e quasi il doppio le tra varie testate per cui lavoro, la difficoltà rimane la stessa. Non ha nulla a che vedere con l’enorme affezione che provo per i protagonisti di questa storia o per le persone con cui parlo da un decennio degli stessi: è che continuo a percepire il pericolo che la sua natura di manga porti tanti potenziali lettori a non provare un’opera che amerebbero moltissimo. Ora che la graphic novel è stata sdoganata e che tutti apprezzano prodotti fantascientifici come Black Mirror e Hannibal però non ci sono più scuse per ignorare quella che è e sarà una delle migliori uscite del 2016, imperdibile per gli amanti della fantascienza e dei procedurali.

LA STORIA

Per parlare di Himitsu e non passare tutto il post a raccontarvi la storia della mia adolescenza da salvatrice di cause perse, dobbiamo risalire al lontano 1999. L’autrice e disegnatrice di manga (mangaka) Reiko Shimizu diede alle stampe una storia autoconclusiva di una settantina di pagine, intitolata Himitsu (“segreto” in giapponese). Sei anni prima aveva cominciato sul magazine mensile per ragazze LaLa la serializzazione di un manga di enorme successo, Kaguyahime, che le avrebbe valso nel 2002 il premio Shogakukan Manga Award.
Erede del mito vivente Moto Hagio (una sorta di Ursula K. LeGuin dei manga, un’autentica leggenda) e da sempre amante della speculazione fantascientifica, la Shimizu passò da una lunga serializzazione per adolescenti (che non lesinava atmosfere fantascientifiche e tematiche forti) a una one shot dedicata a un pubblico decisamente più adulto e infatti presentata su un’altra rivista che a tutt’oggi la ospita, Melody.

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La prima storia autoconclusiva, con cui si apre la serie composta da 12 volumi, è ambientata negli Stati Uniti del 2055. Una morte molto controversa che potrebbe nascondere un crimine fornisce l’occasione per testare sul campo una tecnica investigativa per la criminologia. Attraverso una innovativa risonanza magnetica tomografica unita a stimolazioni elettriche su un cervello intatto ed estratto entro 10 ore dalla morte del soggetto, è possibile rivedere ciò che il morto ha osservato. Quelle che si ottengono sono immagini di incredibile nitidezza dei due anni precedenti alla morte della persona, comprensive di tutto ciò che è entrato nel suo campo visivo, con un livello di dettaglio di molto superiore a quello che la memoria del singolo consentirebbe.

Questa sorta di film della vita di una persona è però priva di audio, ed è proprio per leggere le labbra dei protagonisti che viene interpellato l’esperto Kevin Loomis.
Mentre i dettagli del decesso si fanno via via più chiari, lo stesso Kevin si trova a prendere decisioni importanti riguardanti la sua vita. Infatti è immediatamente chiaro che questa tecnica, pur consentendo di investigare su eventi prima misteriosi, pone enormi problemi etici: chi avrà l’autorizzazione di scandagliare i dettagli più intimi della vita di ciascuno, in che circostanze, con quali esclusioni? Come la consapevolezza di questa nuova tecnica cambierà la vita delle persone, i crimini e le tecniche investigative?

Nessuno potrà mai smettere di guardare con gli occhi e provare le cose col cuore. Nessun progresso di scienza e tecnologia potrà mai censurarlo. Perché questa è l’unica terra sacra ancora libera che che ci è rimasta.

La one shot ebbe un tale successo da spingere la casa editrice Hakusensha a commissionare a Reiko Shimizu una serie vera e propria. A due anni di distanza cominciò quindi la serializzazione del primo caso di Himitsu con i protagonisti putativi dei successivi undici volumi, Maki e Aoki.
La storia procede come un vero e proprio procedurale che segue le indagini della nona sezione investigativa della polizia di Tokyo, specializzata nell’uso della tecnica di scansione dell’encefalo. A cinque anni di distanza dal primo utilizzo negli Stati Uniti, la risonanza magnetica tomografica è stata ulteriormente affinata ed utilizzata in numerosi casi, ma sono sorti gravi conflitti morali ed etici.
All’ingresso di Aoki nel team del Nono infatti, la squadra è stata appena rinnovata dopo che la visione del cervello di un folle serial killer ha spinto i membri del team al suicidio. L’unico ad esserne uscito è il vice commissario Maki. Il bellissimo e giovane investigatore ha una resistenza e una capacità di osservare con giudizio le immagini dei cervelli senza pari. Aoki però si renderà presto conto che le sue incredibili doti vanno di pari passo a un carattere talvolta brutale e a fragilità psicofisiche non immediatamente apparenti.

Se vedere equivale a contaminare una terra sacra, allora non voglio più vedere. Uno è disposto a tanto quando ama.

Il primo caso di Maki e Aoki che leggerete riguarderà una serie di suicidi di giovanissimi. Il novellino Aoki si ritroverà di fronte a uno dei problemi della tecnica: allucinazioni, paure e manie di persecuzione del soggetto sono impresse quanto la realtà nella sua visione e spesso non sono facilmente distinguibili. Per esempio se sotto l’effetto di stupefacenti una persona vedrà insetti o fantasmi, la squadra dovrà fare i conti con queste visioni da incubo assolutamente realistiche.
Inoltre la visione in soggettiva è fortemente influenzata dal soggetto stesso: per esempio le persone amate appaiono più belle della realtà, il punto dove cade lo sguardo evidenzia un particolare al posto di un altro (un uomo può concentrarsi sul seno di una donna e on rilevare che di sfuggita i suoi lineamenti).
L’aspetto più drammatico però è l’impatto che questo vaso di Pandora ha su chi lo apre alla ricerca della verità. La vita quotidiana di Maki è dettata dall’ossessione di cadere preda degli incubi visionati. Inoltre la paura della morte è stata soppiantata dal terrore di diventare esso stesso oggetto della tecnica.

LO STILE GRAFICO

Come ogni manga giapponese, Himitsu viene presentato in una veste grafica rigorosamente in bianco e nero: solo alcune illustrazioni ad inizio volume sono a colori.
Lo stile grafico di Reiko Shimizu è ricercato ed adulto quanto le sue sceneggiature: come potete constatare voi stessi da alcuni esempi in questa gallery, è uno stile meno legato di altri alle specifiche del fumetto giapponese.

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Dinamico, elegante ed essenziale, il tratto finissimo della Shimizu riesce ad essere al contempo pulitissimo (le tavole sono leggere, minimali e non appesantiscono la lettura) ma ricco di dettagli.
Alla natura di bishounen di Maki (lo stereotipo del bellissimo protagonista di manga per ragazze, così fine e aggraziato da essere spesso scambiato per una ragazza) si accompagna e contrappone agli scenari da incubo di cui è testimone. Non mancano allucinazioni disturbanti e corpi straziati, tanto di rendere consigliabile la lettura a un pubblico adulto (e a uno che non si faccia facilmente impressionare  da omicidi tanto efferati e borderline). A mancare è solo la morbosità o il sensazionalismo di certi prodotti legati al mondo dei serial killer. Reiko Shimizu ha una spiccata sensibilità che la porta, con un procedimento simile a quello della serie televisiva Hannibal di Bryan Fuller, a creare un’opera che fonde bellezza e orrore in una confezione di pura estetica, senza però mai perdere una certa pietas nei confronti dei suoi personaggi.

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Altra caratteristica non comune dell’autrice è un talento per la composizione che è davvero cinematografica, capace di suggerire il movimento e la stasi e di aumentare l’impatto dei colpi di scena, la descrizione per fasi della scena del delitto, persino le tinte horror della storia. A questo proposito abbiamo la fortuna di poter sbirciare nella realizzazione dell’opera stessa grazie a questa puntata di un programma giapponese pensato per un pubblico internazionale e interamente parlato in inglese. Visione più che consigliata: riassume alla perfezione il manga e la sua storia, contiene un dietro le quinte della realizzazione, un’intervista all’autrice e uno sguardo più ravvicinato alle sue meravigliose tavole a colori, il tutto in una ventina di minuti. Da vedere:

L’EDIZIONE ITALIANA

Seppure famosissima in patria e molto apprezzata nel continente asiatico, Reiko Shimizu non ha avuto grande fortuna in Occidente. Le sue opere pubblicate in Francia e Stati Uniti sono note per aver registrato pessimi dati di vendita.

In Italia si è arrivati alla pubblicazione completa del superbo La Principessa Splendente (come vi dicevo parlando del film dello Studio Ghibli, una rielaborazione scifi e adulta che tra le tante lette negli anni rimane la mia preferita) grazie alle pressanti richieste di un manipolo di fan noti come i Principessiani. La sottoscritta ovviamente ne fa parte e si sentiva morire dentro ogni volta che Planet Manga ribadiva il record negativo di vendite di questa serie.

Questo per farvi capire quanto abbia dell’incredibile l’arrivo di Himitsu The Top Secret in Italia. Certo, rispetto a 10 anni fa il mercato si è molto ridotto: se un tempo si puntava ai grandi numeri, oggi di contro è forse più conveniente puntare su zoccoli duri di appassionati che garantiscono un numero minimo di copie sempre vendute per tutta l’opera. Meglio se poi gli stessi sono militanti che, come la sottoscritta, faranno campagna promozionale diretta e subliminale in ogni luogo fisico o virtuale. In qualità di agguerritissima principessiana fornirò tutto il sostegno possibile a Goen, la casa editrice che ha fatto questa scelta di qualità ma pericolosa.

L’opera è costituita da 12 volumi (più tre di uno spin off intitolato Season 0, di cui al momento non è prevista pubblicazione in Italia). Il prezzo di copertina del primo volume è di 5,95 euro, scontato a 5,50 euro per chi lo acquisterà da subito nelle fumetterie. Non è da escludersi che alcuni volumi avranno un prezzo maggiore, perché per volere dell’autrice ogni singola uscita contiene un caso nella sua interezza (quindi i singoli volumi sono autoconclusivi, figata!); questo vuol dire che alcuni tomi hanno anche un centinaio di pagine in più.

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Negli ultimi anni l’intero comparto dei manga ha conosciuto un generale miglioramento delle confezioni, così anche qui vediamo un volume con sovraccoperta e tavole a colori (se per paradosso riuscisse così La Principessa, me lo ricomprerei tutto senza battere ciglio, anche considerando che alcuni dei miei volumi stanno letteralemente cadendo a pezzi).
Sull’adattamento bisogna purtroppo rivelare qualche typo ed errore di concordanza nella traduzione che mi è parsa puntuale di Anna Specchio. Di recente altre serie sono state funestate da traduzioni allucinanti, quindi speriamo che Himitsu continui così.

Il vero problema saranno i tempi: Goen è molto lenta nelle lavorazioni e questo stesso volume che stringo tra le mani doveva uscire a settembre dell’anno scorso. Ovviamente su questi lidi verrete sempre avvisati delle nuove uscite. Inoltre volumi così dilazionati significano anche spesa distribuita nel tempo.

Sulla reperibilità, dovrebbe essere teoricamente disponibile anche in edicola, ma ovviamente la distribuzione è tutto fuorché capillare. Conviene richiedere all’amico edicolante di ordinarlo, recarsi in fumetteria o provare online (su Amazon è ottenibile a prezzo rialzato). Sgridata a Goen che non ha ancora sistemato lo shop online. Piuttosto ve lo porto io: via posta, a nuoto, in arrampicata, lanciandomi dallo spazio (e non che non l’abbia già fatto, credetemi).

ANIME E FILM

Vi ho già accennato al fatto che questo manga è una super hit nel suo comparto in Giappone, vero? Tanto dall’aver generato una serie animata da 26 episodi nel 2008. La casa di produzione è la Mad House, ma purtroppo la trasposizione non si avvicina al livello emotivo e razionale del manga. Il consiglio è di vederlo solo dopo aver letto il fumetto, che gli è sempre, decisamente superiore.

Voi non potete capire lo sconcerto di noi Principessiani all’annuncio che il prossimo 6 agosto uscirà in Giappone il film tratto dalla pellicola. Non bastasse il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi questi adattamenti sono prodotti imbarazzanti, qui c’è un grande problema di fondo: nessun essere umano è abbastanza bello e dannato per interpretare Maki (men che meno un giapponese). O almeno, nessuno ci potrà mai andare così vicino come Dane DeHaan, fan cast d’ordinanza da queste parti. A parte la somiglianza fisica, il suo ruolo tipo è la drama queen isterica con sottotesto omo…ecco.
Per il momento abbiamo un trailer che sembra ben lontano dal manga…vedremo. Qui siamo già in lieve panico.

LO LEGGO?

ASSOLUTAMENTE Si’. Se proprio proprio vi turbano moltissimo le tematiche siete esonerati, altrimenti farò leva su tutti i titoli che in questi anni vi ho fatto scoprire, facendovi urgenza di provarlo il prima possibile.
Himitsu è un’opera bellissima e terribile, essenziale e graffiante esteticamente, complessa e sfaccettata a livello di narrativa e capace di turbarti e farti riflettere con messaggi mai banali. Sarà uno dei migliori procedurali e uno dei migliori prodotti fantascientifici che approderà in Italia quest’anno, senza dubbio.
Ha anticipato prodotti quali Black Mirror e Hannibal e non è inferiore per casistica e filosofia a nessuno dei due (anzi, in certi archi narrativi risulta persino migliore).

CI SHIPPO QUALCUNO?

*sospirone infinito*
Reiko Shimizu è una matta furiosa. Chiariamo, io la amo di un amore purissimo e tormentato, ma voi non potete immaginare come alla complessità delle storie abbini vette di storie maledette grondanti angst, bishonen e situazioni da far arrossire i più miti shounen ai.
Maki è un idolo inarrivabile, drama queen incontestabile, che alterna momenti in cui se la mena micidialmente a crisi isteriche e svenimenti da prima donna. Il mantra di Suzuki è stato una litania continua da un decennio a questa parte per i Principessiani. Nelle fasi successive della storia la palese, potentissima, irrinunciabile ship MakixAoki si apre su scenari inaspettati (team Okabe, fatti sentire).
Comunque MakixAoki è una delle ship della mia vita, un angst che non posso nemmeno cominciare a I CAN’T EVEN e che, per farvi capire, eguaglia momenti antologici come Will e Hannibal Murder Husbands (anche quando più avanti Maki esteticamente diventerà sempre più una donna), perciò:

Ship SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip SheepShip Sheep
Ai ragazzoni all’ascolto che già alzano gli occhi al cielo vorrei dire due parole: fighe atomiche. Reiko Shimizu ama tanto lo shipping più selvaggio quanto le belle donne, formose e seducenti (con derive dall’androgino alla dominatrice) e non ha davvero paura di metterle al centro della storia e dei vostri sogni erotici.
Ve l’ho detto che è un capolavoro, no?