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royalnightDurante la visione ci si diverte garbatamente, come d’obbligo in quel genere di commerdia inglese dal gusto un po’ antico in cui è versato il regista di A Royal Night Out. L’effetto straniante arriva nel considerare quanto l’ennesimo film sulla vita della regina Elisabetta II (ad oggi il personaggio vivente realmente esistente su cui si sono girate più pellicole) abbia non più di qualche contatto nominale con la storia vera di quella notte in cui l’Inghilterra celebrò la vittoria della Seconda guerra mondiale e le due giovani principesse uscirono da palazzo per festeggiare.
Insomma, Una notte con la Regina sembra attingere quasi di più al territorio fiabesco, con regnanti saggi e savi che assistono con divertito aplombe agli scivoloni delle giovani figlie che ruzzolano giù per le scale e per la strade di Londra, in un accostamente tanto favolistico che riesce a far uscire indenne ed impeccabile la futura regnante persino da un postribolo dei bassifondi. 

Londra, 1945: la nazione si prepara a riversarsi per le strade per festeggiare la notizia ufficiale della vittoria sull’asse RoBerTo. Unito in una notte di festeggiamenti e follia prima di darsi da fare per ricostruire sulle macerie, il Regno si prepara ad ascoltare il discorso del suo Re e ad esultare. L’occasione è così storica che, seppur tra molte reticenze, persino alle principesse Elizabeth e Margareth viene concesso di uscire da Buckingham Palace. Il piano della madre per mantenerle sotto controllo però sfuma presto e, nel tentativo di star dietro alla rutilante sorellina, l’impettita Elisabeth correrà per mezza Londra, affiancata da un soldato di umili origini ignaro della sua identità, in una notte indimenticabile.

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Difficile davvero credere che l’erede al trono Elisabetta II se ne sia andata in giro a inseguire la sorella notoriamente più vivace Margaret, da Trafalgar Square al piazzale esterno di Buckingham Palace, tra bordelli di leali sudditi di sua Maestà e contrabbandieri della pericolosa Soho con le sue case distrutte. Sono riflessioni che però arrivano dopo la conclusione del film, uno dei più riusciti della carriera recente di Julian Jarrold, regista che, dall’incompreso Becoming Jane a Ritorno a Brideshead passando per Kinky Boots, sembra aver fatto suo questo posato tradimento di icone inglesi a livello globale. 

Stavolta però l’operazione è particolarmente riuscita perché, a patto di scordarsi il personaggio vero e quello delineato al cinema in questi anni (dall’affilato The Queen in poi), Una notte con la Regina scorre senza alcun intoppo, sostenuto da una sceneggiatura brillante, capace di far ridere e sorridere, persino quando lambisce lo squallore dei bassifondi e la disperazione di chi ha perso tutto, messo opportunamente in pausa per una notte di festeggiamenti.

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Persino Rupert Everett e Emily Watson, regalmente scandalizzati dalla vivacità delle figlie, passano in secondo piano di fronte a una scrittura apparentemente retrò (in realtà molto contemporanea, in primis considerando la scelta di girare un film partendo dallo spunto biografico su un episodio di una sola notte) ma in realtà capace di catturare lo spirito perduto dell’Inghilterra del dopoguerra romanzandone l’ultima notte di libertà di una delle sue più longeve e controverse regine.
Per questo motivo anche Sarah Gadon sembra funzionare come risposta britannica alle vacanze romane della Hepburn che come più che generosa ed estetizzante interprete della giovane Lillibeth. 

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Lo vado a vedere? Se gli aggettivi cortese e garbato descrivono il vostro tipo di film ideale (o quello del vostro accompagnatore, ruolo in cui vedrei bene certe signore o certi signori che amano replicare le medesime visioni di principesca comicità che popolavano le sale cinematografiche della loro giovinezza, ecco, avete trovato la giusta pellicola. In estrema sintesi è una commedia inglese di Julian Jarrold in cui tutto va per il verso giusto.
Ci shippo qualcuno? No.

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