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our_kind_of_traitor_locandinaL’ultimo di una lunga e fortunata serie di adattamenti tratti dai romanzi di spionaggio di John Le Carré approda curiosamente in Italia una settimana prima della sua uscita ufficiale nel Regno Unito.
A livello letterario, Il nostro traditore tipo viene ricordato come una delle migliori prove dell’ultima produzione di Le Carré, pur non arrivando ai livelli dei suoi capolavori, quelli con lo sfuggente e indimenticabile George Smiley.
A dare nuova linfa creativa allo scrittore è stato l’improvviso ritorno dell’ultimo decennio di tensioni diplomatiche e tentativi di spionaggio industriale tra Occidente e Mosca, che ha visto proprio Londra teatro di incidenti degni delle fasi più concitate della Guerra Fredda (l’avvelenamento da Polonio fa così guerra nucleare, non vi pare?).
A livello cinematografico invece su entrambe le sponde dell’Atlantico nessuno perde l’occasione per portare al cinema qualche nuovo pezzo della bibliografia dello scrittore: se i risultati variano dal molto buono alla perfezione, nessuno ha mai davvero lasciato un forte impatto sulla memoria collettiva del pubblico. Mi sento già da ora di escludere che Our Kind of Traitor possa farcela dove i suoi predecessori hanno fallito.

Perry (Ewan McGregor) è un noioso professore universitario in vacanza con la moglie Gail (Naomi Harris), nella speranza che una meta esotica possa riparare l’incrinatura che sta compromettendo il loro matrimonio. Una sera viene arruolato da un misterioso magnate russo di nome Dima (Stellan Skarsgård), che lo coinvolge nella vita notturna del suo clan e fa di tutto per incontrarlo nei giorni successivi. Prima della partenza, Dima farà una confessione choc a Perry: è un contabile della mafia russa che i vertici dell’organizzazione vogliono uccidere, perciò è pronto a rivelare importantissime informazioni al governo inglese in cambio dell’immunità. Perry e l’inconsapevole moglie sono stati scelti per fare da tramite in questo delicato scambio, in quella che diventa via via una partita sempre più pericolosa.

il nostro traditore tipo

Pur avendolo visto pochi giorni fa, il mio ricordo di Il nostro traditore tipo sta già sbiadendo in fretta. Nonostante come i suoi predecessori vanti un cast davvero solido, nessuno riesce ad essere incisivo e ad attirare l’attenzione dello spettatore, con l’eccezione di Damien Lewis, davvero a suo agio nei panni di un funzionario dello MI6 dalla spiccata venatura british (ad esclusione del suo accento impostatissimo). Anche Stellan Skarsgård è tutto sommato piacevole, nonostante non sia chiaro se sia più stereotipato il suo volgare magnate russo o il fatto che si ritrovi a interpretare l’ennesimo cattivo nordico della situazione.
A uscirne malconcia è invece la coppia di protagonisti, Ewan McGregor e Naomi Harris, imprigionati in personaggi così prevedibili e monodimensionali da non riuscire nemmeno a far preoccupare lo spettatore per la loro sorte.

La mia è solo una sensazione, ma credo che la colpa principale di questo film non stia né nella regia sufficiente ma senza guizzi di Susanna White (insomma, siamo ben lontani da Anton Corbijn e Tomas Alfredson, ma ci si può accontentare) né nell’adattamento sceneggiato da Hossein Amini (I due volti di gennaio), per non parlare della suggestiva fotografia di Anthony Dodd Mantle.
No, la mia impressione è che sia lo stesso romanzo di Le Carré ha fornire un materiale di partenza di qualità decisamente inferiore ai precedenti A Most Wanted Man e Tinker Taylor Soldier Spy (beh, qui siamo fuori scala), deficienza che si riflette anche nel confronto tra i tre adattamenti cinematografici.

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Sulla carta il riacuirsi delle tensioni tra Mosca e Londra e il tentativo d’infiltrazione russa nella City sembrano già frutto della penna di Le Carré più che una delle tante storie a tinte fosche che si consumano nel cuore dell’impero inglese. C’è poi da considerare un nuovo elemento che si presta splendidamente alla scrittura malinconica e quietamente disfattista di Le Carré, ovvero il fatto che, a differenza dei tempi di Smiley, qui il tradimento della Corona non si perpetra in nome di un’ideologia nemica, ma comunque un pensiero morale in cui si crede, bensì proprio nella mancanza completa e disarmante di una nazione, un credo, una religione, un sogno al di fuori del profitto economico.
Invece la capacità di incidere chirurgicamente la sua storia con un apparente distacco davvero british sembra mancare completamente qui al celebre scrittore, o quantomeno il film lascia questa impressione, battendo strade assai più prevedibili e rassicuranti, non sviluppando mai i suoi protagonisti sotto la superficie, esponendone la carne viva e la materia grigia, lasciandosi sfuggire l’occasione di regalarci una nuova history of violence.

il nostro traditore tipo

Lo vado a vedere? È peggiore di La Spia e La Talpa, ma questo non significa quasi nulla, dato che stiamo parlando di due grandi film con grandissimi cast e registi eccezionali. Purtroppo però Il nostro traditore tipo è a malapena sufficiente, una copia sbiadita e dimenticabile del film che avrebbe potuto essere con una storia più efficace e un approccio più mordente.
Ci shippo qualcuno? Ma che domande sono, è un film basato su un libro di Le Carré per cui la risposta è ovviamente sì. Anzi, potete anche dilettarvi nel scegliere se preferite concentrare le vostre attenzioni sull’insistenza con cui Dima ricorre Perry (talvolta anche nudo) o se vi piace di più immaginare quale leccornia cucinerà Lewis a McGregor. Rispetto a La Talpa però qui c’è un grande passo avanti. Ci sono persino delle donne parlanti nel cast.

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