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microbe1Pochi giorni fa è uscito nei cinema italiani un film di Michel Gondry. Sì, quel Gondry, il genio visivo di alcuni dei migliori videoclip musicali della storia della musica dopo la nascita di MTV, artefice di quella pietra miliare di Eternal Sunshine of a Titolo Tremendo Italiano che ormai fa parte del fascino di citare questo film. Regista francese poi persosi un po’ nel mezzo delle sue stramberie, vera cifra stilistica del suo cinema.
Certo, Microbo e Gasolina non è proprio il massimo come titolo (un contrappasso micidiale dei titolisti italiani, dato che stavolta è la traduzione perfetta dell’originale) ma il silenzio quasi assoluto sotto cui è passata questa uscita mi spinge a interrogarmi: il tempo delle stranezze visionarie di Michel Gondry si è chiuso per sempre lo scorso decennio e ora lo ignoriamo? Non saprei, ma sicuramente tralasciare questo ultimo film è un vero peccato, perché è una pellicola di formazione solita e francese come poche e dove curiosamente le stramberie stanno  quasi a zero.

Versailles (città di, non palazzo di): un gracile e femmineo ragazzino soprannominato Microbo dai compagni di classe finisce per dividere il banco con il nuovo arrivato, rinominato Gasolina a causa del puzzo distintivo della sua persona. Derisi e ignorati dal resto della classe, i due stringono una di quelle amicizie adolescenziali magiche, capace di dare l’input a uno strano viaggio a bordo di un ancor più strano veicolo per le strade francesi. Tra adolescenti ribelli e sorprendentemente profondi, gesti liberatori alla Truffault e contesti che ti fanno mormorare “è tutto così francese”, i due vivranno una breve ma intensa parentesi estiva di formazione e perfetto coming of age.

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Oltre a una fugace e nevrotica apparizione di Audrey Tautou nel ruolo di madre lobotomizzata da strani seminari new age sulla sessualità (ruolo che le avrebbe fatto comodo una decina di anni fa per demolire quell’aura in cui è rimasta imprigionata nel post-Amelie, fino a rendersi odiosa), l’elemento più sorprendente di questa pellicola è quanto sia difficile trovarci dentro una traccia del Gondry con cui siamo abituati a rapportarci. Il versante visionario è infatti sorprendentemente controllato, limitato a un paio di scene in cui non è un’espressione visiva compiaciuta quanto un espediente davvero al servizio della storia.

Il risultato di questa scelta è che, non più distratto da una visionarietà che negli ultimi anni appesantiva più che far risaltare i pochi buoni spunti in cui si era imbattuto il regista francese, il film diventa un racconto di formazione sorprendentemente intenso e ben calibrato. Il legame tra il metafisico e malinconico Daniel e il ribelle, spiantato e altruista Theo suscita comparazioni che vanno a parare nelle coppie di adolescenti ribelli più memorabili del cinema.

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Anche lo strano viaggio senza capo né coda, alimentato da un piccolo motore a due tempi e dagli sbalzi d’entusiasmo incoerenti che percorrono l’adolescenza, costituisce un cuore narrativo solido e davvero ben calibrato, alternando momenti umoristici quasi sempre ben riusciti a quell’intensa sensazione di irripetibile estate dorata, un momento magico che, quando ti accorgi che è terminato, ti ritrovi irreversibilmente diverso da quando è iniziato, pronto a riesumare il tuo vecchio te stesso solo nella memoria.

Ovviamente il talento dei giovani Théophile BaquetAnge Dargent è stata condizione necessaria alla buona riuscita del film, di cui secondo me il merito maggiore rimane comunque quello di affrontare con grande coerenza e misura il suo percorso di formazione, sapendo anche mettere la parola fine in maniera forse non rassicurante, ma probabilmente più coerente con la brevità che contraddistingue questi momenti di stasi e presa di consapevolezza. Se poi pensiamo che la pellicola più simile in campo italiano ultimamente è stata Un Bacio di Ivan Cotroneo, allora possiamo confermare ancora una volta la capacità del cinema francese di azzeccare le produzioni giuste in innumerevoli contesti narrativi, anche molto differenti tra loro.

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Lo vado a vedere? Non c’è nulla di particolare da dire perché questo è un film davvero riuscito a cui c’è davvero poco da contestare, sia a livello cinematografico sia a livello narrativo ed emozionale. È così maturo da costituire una bella visione per i più giovani, pur essendo in grado di comunicare allo stesso livello anche con il pubblico adulto. Un gioiellino da non trascurare insomma.
Ci shippo qualcuno? Sapete com’è con queste amicizie adolescenziali…non puoi dir niente perché sono tutti più che minorenni.