Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

xmen_apocalypse_destroy_2Dato che una delle immutabili regole non scritte ma monolitiche dell’era cinematografica dei cinecomics è che tutto inizia e finisce in rigorosi cicli di trilogie, arrivati a X-Men:Apocalisse tocca inevitabilmente fare un bilancio.
A conti fatti, il ritorno degli insuperabili X-Men e l’approdo di una seconda generazione di (grandi) interpreti è un esperimento dai risultati più che lusinghieri. Nato con un film che voleva essere un po’ un esperimento, un po’ un deciso punto di rottura, un po’ un investimento su giovani attori, un po’ un colpo a caso, è finito per diventare un curioso reboot e prequel dello stesso progenitore da cui la necessità di allontanarsi aveva dettato il tono del suo punto di partenza. First Class rimane una boccata d’aria e un unicum nell’intero panorama supereroistico, qualcosa di così diverso che ha permesso di rilanciare l’intero universo mutante e di riconsegnarlo, svecchiato, nelle mani di chi riesce a farlo girare ai massimi livelli: Bryan Singer.

C’è molto del lento e inesorabile ingranaggio hollywoodiano nel fatto che un successo inaspettato e insperato riporti in sella proprio il regista che aveva lanciato i mutanti ma che li aveva anche fatti invecchiare precocemente.
Superato questo paradosso amaramente ironico, è davvero difficile fare dei distinguo precisi tra The Last Stand e Apocalypse, perché sono film così tematicamente e strutturalmente vicini da confondersi l’uno nel territorio dell’altro. Il che significa che anche questo Apocalisse è intrattenimento godibilissimo, capace di essere angst e comico, lieve e drammatico, senza mai eccedere in nessuna direzione. Ancora una volta Singer dimostra di essere l‘interprete più autentico dell’estetica e del gusto degli spillati Marvel, giocando con le luci, i costumi, le presentazioni dei suoi personaggi, osando più che nella prima trilogia e risultando molto meno ridicolo nelle rare esagerazioni in cui incappa.
Quando persino il lungo spezzone introduttivo ambientato nell’antico Egitto tra faraoni, mummie e piramidi dorate evita agevolmente l’effetto patacca, si capisce come i mutanti di Singer stiano davvero dentro il mondo dei comics e parlino di quello reale senza mai bisogno di allontanarsene.

xmen_apocalypse_1

Chi è cresciuto con la mitica serie animata degli anni ’90 non potrà che fare un paragone con questo film, che mette al suo centro un canovaccio classico di quel prodotto: Magneto fa casini, Xavier crede nel genere umano, i mutanti si accodano alle spalle dei due leader ma poi si uniscono di fronte a una comune minaccia. Ognuno sfrutta al massimo il breve tempo che ha di fronte a un cast sterminato, presentandoci i suoi poteri e patemi, fino a quando arriva Fenice a metterci in chiaro chi è che veramente sta su un altro livello.

Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che purtroppo Singer non è impermeabile all’influenza dei Marvel Studios e purtroppo sta cominciando ad assimilarne anche i difetti.
Innanzitutto è palese come riesca a giostrarsi molto meglio del concorrente Civil War nella sua pletora di personaggi vecchi e nuovi (anche se a uscirne davvero soddisfatti immagino saranno quanti sono già familiari con new entry di spicco come Psylocke e Angelo), però lo scotto da pagare è il concentrarsi più sui poteri dei mutanti che sulle capacità degli attori e vedere così sotto utilizzati interpreti come Michael Fassbender e Jennifer Lawrence fa comunque storcere il naso.

Cosa dire poi del cattivo dietro cui ci dicano si nasconda Oscar Isaac? Sulla carta è il padre onnipotente di tutti i mutanti, ma sullo schermo sotto il mascherone e la CGI ci potrebbe essere veramente chiunque. A parte qualche riuscitissima sequenza (ereditata non a caso dal cartone) dentro la mente di Xavier, è il classico villain alla Marvel Studios, tanto teoricamente onnipotente quanto praticamente insulso, incapace di tenere testa ai carisma dei protagonisti.

xmen_apocalypse_3

Un ultimo morbo che però potrebbe tranquillamente aver trasmesso Singer ai concorrenti è la continua, perpetua ripetizione del medesimo film. Appena qualcosa funziona, viene ripetuto fino allo sfinimento, vedi spezzone di Quicksilver. È vero che con la sostanziale eliminazione di tutta la prima generazione il franchise è in un momento critico con tantissime facce nuove e nessun leader (salvo poi concedersi un easter egg che forse creerà parecchi grattacapi in fase di futuri casting), però è anche vero che ormai il rapporto Fassbender-McAvcoy dentro e fuori lo schermo è così rodato che possono tranquillamente essere loro a guidare il gioco. Purtroppo, per orgoglio o sindrome della coperta di Linus, il regista si volta un po’ troppo spesso a guardare cosa sta lasciando dietro di sé, senza accorgersi che il meglio ancora una volta è tutto nelle new entry, che già si meriterebbero un First Class tutto per sé.

Tre cose che mi hanno fatto impazzire citate in ordine sparso: il look e la confezione anni ’80, la frecciata ai “terzi capitoli delle trilogie che fanno sempre pena” e i mutanti figli del blocco sovietico. Angelo ubriaco punk è pazzesco.

xmen_apocalypse_7

Lo vado a vedere? Apocalisse soffre degli stessi problemi di Civil War, ma grazie ai suoi personaggi più carismatici, ne esce meglio, almeno sull’immediato. Appena usciti dalla sala non si può che essere colpiti dall’impressione vivida e fumettistica che lascia questo terzo capitolo, che porta in maniera fedele, giovane e scanzonata tanti personaggi della prima trilogia nel prequel/reboot della seconda. Il problema è che la sua vivacità è una fiammata, consumata in fretta nella memoria dello spettatore da una rassomiglianza troppo marcata con il capitolo precedente e da un canovaccio a cui manca davvero tanto l’elemento dirompente che aveva regnato in First Class. Un ottimo compito, ineccepibile, divertente ma incapace di colpire a fondo.

xmen-psylocke
Ci shippo qualcuno? Ed ecco un altro film pronto a confermare la mia teoria che quando una pellicola sente il bisogno di ficcare irrisorio minutaggio dedicato a una storia etero farlocca, allora le fangirl dovrebbero cominciare a fregarsi le mani perché sta per arrivare il meglio.
Dato che io stravedo per il professor Xavier e per le storie angst, potete immaginarvi quanto mi sia deliziata alla vista di un film riassumibile con la dicitura: tutti vogliono (bene a) Charles. Che poi anche nel fumetto la storia è un eterno rincorrersi di spezzoni in cui chiunque vorrebbe mandarlo a quel paese salvo poi arrivare il momento in cui tutti hanno bisogno della sua amicizia/amore.
Magari non è così buttata in faccia come First Class, ma qui è una continua e intensa allusione per dettagli…e non mi riferisco solo al maglioncino rosa incriminante che McAvoy sfoggia a fine film (ma come gli è venuta, seriamente?). Insomma, io già mi struggevo quando ho visto Xavier leggere ai suoi pulcini The Once and The Future King (il libro preferito di Magneto, che appariva anche nella prima trilogia) e già ghignavo mefistofelicamente di fronte alle faccette di Magneto quanto sente nella mente il professor X. Ecco, quando puoi il punto di svolta che lo riporta sulla retta via è il flashback dei momenti felici della loro storia d’amore (e non osate correggermi perché dai, come altro potremmo definirli?), io trattenevo a stento segnali ultrasonici di apprezzamento.
In più la tenerissima Sophie Turner è già in modalità figlioccia dei nostri,uhhh mamma.
Già qui sarei contenta eh. Quello che non mi aspettavo è che a concupire l’amato rompipalle Charles fosse anche Oscar Isaac, che vuole entrare nel suo corpo (fufufufu) e nella sua mente. Che ripeto, è sempre una cosa super classica delle run del fumetto, però vederlo fare a James McAvoy che per tutta risposta comincia a dimenarsi e a sgorgare lacrimoni dai suoi azzurrissimi occhi (confermandoci che no, non vedremo mai un film senza una ripresa con la sua intensa single manly tear) eh beh, ragazzi miei, eh beh. È un bel modo per celebrare l’estate che cambiò Tumblr, il Fassavoy e le nostre giovani menti.
Per i maschietti c’è sempre Olivia Munn strizzata in un costume filologico di Psylocke.

Ship SheepShip SheepShip SheepShip Sheep

FCM Spotting – c’è un bellissimo fottuto cervo metaforico all’inizio del film, ma di quelli che proprio metaforoni sparati a caso. Forse sottointende alla parentesi eterosessuale di Magneto e, come la stessa, non va a finire bene. [SPOILER] La bimba di Magneto aveva un potere abbastanza inutile ma era proprio carina.