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warcraftC’è una prima volta per tutto, per cui mi godrò questo raro momento in cui mi ritrovo a recensire un adattamento che affonda le sue radici nella cultura pop fantastica senza una conoscenza diretta della sua fonte. O meglio, mi limito a un’esperienza del livello di dipendenza che l’universo Blizzard Entertainment sapeva generare e ai tempi, con incredibile saggezza, decisi che bastava un solo videogioco totalizzante nella mia vita (maledetto strozzino Nook).
Forse per questa mancanza di conoscenza diretta il mio giudizio non è così nettamente negativo rispetto al massacro consumato dalla critica mondiale, che ha mostrato di non gradire per niente Warcraft. O forse avevo ben calibrato l’asticella delle mie aspettative verso il palinsesto di Italia 1 la domenica pomeriggio.

Il mondo degli Orchi sta morendo. Il loro capo, utilizzando il potentissimo incantesimo Vil, riesce a trasportare un’Orda ad Azeroth, mondo in cui la pacifica convivenza tra regni umani e nani è stata faticosamente ottenuta grazie all’Alleanza. Mentre gli Orchi attaccano i villaggi e cominciano a radunare i prigionieri necessari all’apertura del Portale che traghetterà il resto del loro popolo sul nuovo pianeta, il guerriero Anduin Lothar (Travis Fimmel) organizzerà la difesa umana, assistito dal potentissimo Guardiano (Ben Foster) e dal suo ribelle discepolo Khadgar (Ben Schnetzer).

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Sarà che negli ultimi anni ho avuto la sfortuna di assistere a orrori così tremendi in campo fantasy cinematografico, ma non mi è parso così tremendo questo Warcraft. Chiariamo: se l’intento era quello di conservare la tanto chiacchierata complessità narrativa che stregò milioni di videogiocatori per anni, è un obiettivo palesemente mancato. L’impressione è che però il film non ci provi mai a prendersi davvero sul serio e anzi si goda le sue atmosfere high fantasy fino in fondo, spadone e pietruzze colorate incastonate ovunque.

Le citazioni da quel che mi è parso di capire si limitano alla mera dimensione visiva, coronata da effetti speciali e 3D così amalgamati al parte realistica da avere più volte impressione di assistere a un videogioco ad alta risoluzione, dove la presenza di veri attori in carne ed ossa non è prevista.
Concorro a quest’impressione non solo i costumi e le ambientazioni che hanno davvero poco di realistico (e va benissimo così) ma soprattutto la mancanza di ispirazione che sembra aver colto collettivamente il cast: le donne poco più di fantasie erotiche medioevaleggianti, Ben Foster che sbaglia completamente tono, Travis Fimmel in modalità cosplayer di Aragon.

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Forse il vero peccato capitale di Warcraft è di non tentare nemmeno di dettare le sue regole e creare il suo mondo, bensì di adagiarsi allo standard di Il Signore Degli Anelli per organizzare la pellicola. Errore capitale, perché assumendo quel tono tutto sembra una parodia più pacchiana e mal orchestrata, soprattutto considerando una sceneggiatura dalle buone intenzioni (niente buoni contro cattivi, ma un interessante mix da ambo le parti) ma dalla profondità nulla.

Rimane il fatto che l’estate si avvicina e un film che ha come quasi unico pregio il fatto di prendersi così poco sul serio ci può anche stare, se è questo quello che si cerca. Peccato che se non avesse puntato così tanto ad essere l’inizio di qualcosa, forse non ne sarebbe diventato così inequivocabilmente il flop del botteghino che ne decreterà la prematura fine.

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Lo vado a vedere? Dite grazie a Italia1,emittente paradigmatica nel descrivere questo tipo di film. Altamente accessorio, ma nel caso aveste voglia di vedere qualcosa di questo genere, ci potrebbe stare.
Ci shippo qualcuno? È così aderente allo stereotipo dell’high fantasy che la relazione tra guerriero e apprendista mago è altamente equivocabile.

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