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everybody1Hashtag suggerita: #IdontGetIt. Premessa paracula: pare che sia piaciuto a tutto il resto del genere umano.
Detto questo, a distanza di un paio di mesi da quando ho avuto la possibilità di vedere il nuovo, osannatissimo film di Linklater descritto come il seguito spirituale di Dazed And Confused, la mia impressione è che farei bene a rivederlo prima di parlare, operazione a cui non mi sottoporrei manco morta.
Se è vero che nel territorio più indie fighetto statunitense la mancanza di una storia vera e propria è la nuova storia, rimane il fatto che al di là della sua giocosità e del suo ritmo ineccepibile, mi riesce difficile trovare qualcosa di forte e memorabile in questo film e ve lo giuro, a parlare non è la mia irritazione per quel doppio punto esclamativo orrendo piazzato nel titolo.

Texas, 1980. Negli Stati Uniti ancora culturalmente e visivamente immersi fino al collo negli anni ’70, Jake è una giovanissima matricola appena arrivata nella casa che condividerà con i compagni di squadra del college, a cui è stato ammesso grazie alle sue doti sportive.
Il film ripercorre in una sorta di countdown sempre più incalzante gli ultimi 7 giorni di libertà e i primi 7 di permanenza nella nuova realtà scolastica e sociale, come membro della squadra di baseball, matricola e stella sportiva di Jake. Il ragazzo verrà presto svezzato insieme agli altri novellini dai veterani della squadra a una vita di goliardia, bevute, festini, ragazze dagli shorts striminziti e un continuo senso di competizione nel gruppo.

Everybody Wants Some

Fine. Non nel senso fine del riassunto, proprio fine dell’intera trama del film, che non fa di una narrazione complessa il suo punto forte. Come già in La Vita è un Sogno, Richard Linklater è interessato a ricreare un’infinita sequenza di momenti di cazzeggio quotidiano, facendo tesoro dell’estraneità di Jack e soci dal mondo del college, dalle sue regole e dai suoi ritmi, per introdurre con un ritmo sempre crescente il protagonista e il pubblico nella vita goliardica ed eccessiva del gruppo degli sportieranti dell’istituzione sportiva.

Certo, lo studio dei singoli personaggi raggruppati sotto l’etichetta stereotipata de “lo sportivo con la borsa di studio” è accattivante e raramente banale, così come la sottile, continua tensione che intercorre tra un gruppo di sconosciuti in perenne competizione tra di loro ma costretti ad entrare velocemente in sintonia gli uni con gli altri.
Detto questo è veramente poco quel che rimane, anche considerando la regia tanto compiaciuta quanto ineccepibile con cui il regista mette in scena la sua nuova sceneggiatura.

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Ero e rimango una scettica di Richard Linklater, il cui raffinato genio mi rimane ancora parzialmente precluso. Forse l’avrò affrontato io con lo spirito sbagliato o nel momento errato, ma a distanza di mesi saprei citare solo un paio di episodi memorabili di un film abbastanza compiaciuto di una ripetizione infinita della sua struttura e divertente e trascinante solo sul momento. Il fatto è che forse avrei bisogno di rivederlo una seconda volta per cogliere la scintilla che ha fatto innamorare tutti di questo film, ma la sola idea mi appare sgradevole.

Anche prendendola sul ridere, questa sequela infinita di sfide fisiche, smargiassate alcoliche e ragazze più riassunte dalle lunghe gambe che spuntano dagli shorts che dalle corte frasi che sono autorizzate ad emettere di tanto in tanto, voglia di rivederla proprio non l’avrei e anzi, se in una prima visione il ritmo concitato e la confezione impeccabile (con attori resi irriconoscibili da basettoni, baffoni e shorts) lo rendono trascinante, il solo pensiero di assistere di nuovo al tutto (che a onore del vero mi è parso ben più lungo dei suoi 117 minuti) mi ispira solo noia.

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Lo vado a vedere? Ero e rimango scettica su questo autore, sicuramente dotato di grande professionalità sia in fase di scrittura che di ripresa, ma spesso troppo concentrato su di sé, sulle sue sperimentazioni o sulla proiezione di quanto di più odioso e stereotipato il cinema indie statunitense sappia generare. Il che vuol dire che probabilmente se il cinema di Richard Linklater è la vostra tazza di tè questo film vi piacerà davvero molto. Se invece siete solo alla ricerca della commedia casinara e smargiassa, avete un 50% di possibilità di uscirne soddisfatti: quanto vi potrebbe dare sui nervi il tono autoriale e compiaciuto del suo direttore?
Ci shippo qualcuno? Mhhh, direi di no, ma è meraviglioso tentare di indovinare senza alcun successo chi si nasconda dietro quelle zazzere corredate da basettoni e baffoni.