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cannes_manifestoFinalmente è cominciata a Milano la rassegna Cannes e dintorni, perciò è arrivato il momento in cui, con circa un mesetto di ritardo, posso cominciare a recensirvi pellicole passate sulla Croisette quest’anno e che arriveranno in Italia non si sa bene quando (e in alcuni casi, se).
Quest’anno ho in programma di recuperare 5 film della rassegna e in questo primo post affronterò uno dei trend più forti e chiacchierati del 2016 sulla Croisette, ovvero la new wave del cinema romeno.
Con i due film in concorso, Sieranevada e Bacalaureat, la scena cinematografica in Romania si conferma in ottima salute e di grande vitalità.

Trovate il sunto del festival di Cannes 2016 QUI.

SIERANEVADA di Christi Puiu

sieranevadaInsieme ad Aquarius, il film del padrino della New Wave romena è quello che pone la sfida più ardita allo spettatore, con i suoi 173 minuti di dialoghi familiari sempre serratissimi.
Non mi faccio remore ad ammettere che, come sovente accade quando si fanno le ore piccole tra una proiezione e l’altra, credo di aver passato almeno una quarantina di minuti con le palpebre abbassate in un leggero stato di dormiveglia…dormire al cinema è da sempre la miglior difesa rispetto ad autori che preferiscono farsi seghe allegoriche rispetto che parlare con lo spettatore.
Non è però il caso di Christi Puiu, anche se il fatto che sia riuscita a seguire la parte finale del film senza grandi problemi è molto indicativo del fatto che, seppur mai superfluo o gratuito, il film avrebbe di molto beneficiato di un’asciugatura di almeno 30 minuti.
La pellicola dallo sgrammaticato titolo ruota attorno a una complessa riunione familiare della nuova borghesia romena, che si tiene 40 giorni dopo la dipartita del capofamiglia. Lary, il figlio medico del defunto, è il punto privilegiato di osservazione sulla vicenda, che ben presto assume i connotati ora molto tesi ora farseschi di una grande riunione tra membri familiari pronti a dare voce a sentimenti e ripicche taciuti da tempo.
Puiu segue questo diluvio di chiacchiere e confronti da due punti di vista ai margini: il sedile posteriore dell’auto di Lary e della focosa moglie e il corridoio dell’angusta casa della madre del protagonista, dove via via affluiscono figli, nipoti, sorelle e rispettivi coniugi. La camera è piantata a terra e restia a rincorrere i primi piani del protagonisti, preferendo mimetizzarsi in un movimento molto naturale, simile a quello di una persona che ascolta una conversazione e gira continuamente la testa verso chi prende la parola. Il risultato è indubbiamente autoriale anche se mai compiaciuto, una sorta di familiare silente che attraverso sapienti scorci di porte aperte e poi chiuse e personaggi che continuano a parlare fuoricampo dopo essere usciti dalla visuale, rende lo spettatore partecipante silenzioso al susseguirsi degli eventi.
La scrittura è davvero ricchissima e sapiente, perché anche di fronte alla banalità del quotidiano sa piazzare via via mine emotive su cui incappano Lary e fratelli proprio sul finale, che saprà piazzare almeno un paio di rivelazioni emotive davvero potenti.
Sicuramente non un prodotto per tutti, ma decisamente vitale e capace di imprimere un ritmo non indifferente (e mai “teatrale) a quella che di fondo è una lunghissima sequenza di serratissimi pianisequenza e campo/controcampo, per di più giostrati in interni angustissimi, con immagino grande disperazione di attori e troupe.

sieranevada

BACALAUREAT di Cristian Mungiu

cannes_BacalaureatIl cinema del connazionale Mungiu (già premiato con la Palma per 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni e quest’anno di nuovo vincitore come miglior regista) è decisamente più tradizionale e pacato rispetto a quello di Puiu, ma non per questo meno vitale nel ritrarre la Romania di oggi.
Se Puiu si concentra bonariamente a ritrarre le nevrosi di una famiglia benestante nella Romania che sta cambiando, Mungiu sembra più interessato a ricercare le ragioni di un immobilismo che tiene ancorata la nazione a logiche corruttive e clientelari rimaste quasi immutate dal regime comunista. Curiosamente entrambi i film faranno sentire parecchio a casa lo spettatore italiano; dal punto di vista cinematografico, il ritratto della Romania di oggi non è mai molto distante da quello dell’Italia, a cui è legata ormai da decenni per somiglianze linguistiche, gastronomiche ma anche di forma mentis collettiva.
Protagonista assoluta della piccola tragedia che si consuma nei pochi giorni raccontati dal film è Romeo (un ottimo Adrian Titieni), presentato come l’eroe di una generazione sconfitta dall’immobilismo romeno. Rientrato con la moglie dopo la caduta del comunismo, Romeo sente che la sua generazione ha fallito e si rifiuta di consegnare alla figlia Eliza una nazione corrotta e pericolosa come patria, lavorando alacremente affinché venga ammessa in un’università inglese e si rifaccia una vita lontano da casa.
Dopo aver ottenuto una prestigiosa borsa di studio a Cambridge, Eliza (Maria-Victoria Dragus, una delle bimbe de Il Nastro Bianco) verrà però aggredita proprio il giorno prima dell’esame di maturità, che da mera formalità per una studentessa così capace di trasforma in un incubo per il padre, cosciente che con un braccio ingessato e la mente sconvolta dal tentativo di stupro subito Eliza difficilmente potrà ottenere la media necessaria per andarsene dalla Romania.
Quella di Romeo diventa insomma una vera e propria scesa a patti e compromessi sempre più infernali per ottenere la tanto agognata libertà della figlia, in un complesso intreccio pieno d’incognite e zone d’ombra che, privo di patetismo o indifferenza, finisce per dare un’amarissima risposta ai problemi che tanto assillano l’uomo, fotografando lucidamente come le sue risposte siano esempio di una generazione che, impunita di fronte a un sistema corrotto, riceverà la condanna più dura dallo sguardo dei propri figli.
Cristian Mungiu non è certo uno che ha bisogno di lezioni di cinema e esegue il suo compito perfettamente. Tutto sommato però è un bel film ma non altrettanto potente e dolente rispetto al messaggio che presenta.
bacalaureat
Se siete interessati, è probabile che lo vedrete in sala nei prossimi mesi, distribuito da BIM. Ora rimane solo da capire su quale di questi due ottimi cavalli sceglierà di puntare la Romania per gli Oscar.
Di sicuro c’è che Cannes ha saputo fotografare davvero bene un momento magico per la cinematografia autoriale del Paese.