Tag

, , , , , , , , , ,

jem1Alla luce del catastrofico risultato mondiale in tanti hanno puntato il dito contro il tentativo di capitalizzare sulla nostalgia canaglia di un’operazione riuscitissima negli anni ’80, dimenticando due fattori fondamentali: già allora si trattava di una mossa squisitamente commerciale – il cartone animato di Jem aveva come finanziatore la Hasbro che produceva l’omonima bambola – e operazioni similari sono state già tentate  a più riprese (Battleship) e in qualche caso azzeccate alle grande (Transformers), almeno dal punto di vista commerciale.
Non che il prodotto in sé, il secondo film meno che mediocre diretto da Jon M. Chu che sbarca in Italia a Giugno, faccia venire voglia di prenderne le difese. Francamente un po’ se lo merita di non essere riuscito nemmeno a ripagare il budget ridicolo di 5 milioni di dollari con lo sfruttamento su scala mondiale.
Il grande dubbio per un film che aspirava ad essere, tra le altre cose, il nuovo Pitch Perfect era questo: a che target puntare? Il pubblico su cui il nome di Jem ha una qualche sorta di presa veleggia ormai verso i trenta, perciò serviva ben di più della solita è nata una stella per attirarli al cinema. La pellicola sembra quindi orientarsi verso il target adolescenziale, scelta incarnata dalla chiamata di Jon M. Chu, uno che nel curriculum vanta numerosi episodi della serie Step Up e un paio di documentari su Justin Bieber.

Della cantante bella e stravagante che aveva stregato le bambine negli anni ’80 a colpi di look cangianti ed estremi anche considerando la moda dell’epoca e di inni pop rock che strizzavano già l’occhio a un certo girl power (anche se sempre armato di chitarra elettrica) rimane dunque pochissimo. Dal rosa accesso della capigliatura originale passiamo a un gentile caramello con qualche riflesso rosa pastello, per un film che si ammanta di un’innocenza e un’ingenuità che va ben oltre quella della protagonista Jerrica, ugola d’oro e brava ragazza.

jem2

All’incolpevole Aubrey Peeples e al resto del cast belloccio ma mai davvero messo alla prova da una battuta che valga la pena ricordare viene rifilata una storia che non ci prova nemmeno ad essere rock ‘n roll come millanta.
Ci poteva anche stare questo aggiornamento della nascita di Jem con un upload su Youtube e anzi, la sua misteriosa identità segreta poteva molto giovare da questo format. Si poteva insomma creare una sorta di Banksy del pop femminile, ma il film non si azzarda mai ad uscire dal solco tracciato da Step Up sin a risalire a Saranno Famosi, aka la giovane talentuosa e pura che si scontra col successo e rischia di perdere i valori importanti, la famiglia e l’amore.

jem6Quello che colpisce di più è l’implausibilità delle basi già molto vaghe su cui viene costruita la storia. Passi il padre genio incompreso della Silicon Valley, ma risulta davvero inspiegabile come il reparto sceneggiatura abbia potuto rifilarci questa favoletta dell’identità misteriosa di Jem quando il film si apre con l’affermazione che la sorella Kimberly passa il suo tempo a postare ogni singolo dettaglio della sua vita sui social. Se è improbabile che qualche meches di colore acceso abbia potuto sviare la comunità globale, che dire del fatto che a tutt’ora è difficile capire quale sia l’età di Jerrica e delle sorelle arruolate nel gruppo delle Holograms? Posto che l’età delle attrici nella Hollywood dei Dawson cast conta poco o niente, l’impressione è che si voglia spacciarle per liceali, ma l’assoluta mancanza di qualsivoglia riferimento alla scuola o ai loro amici (a parte il ragazzo limonato e poi cacciato da una delle sorelle in apertura) rende il tutto estremamente irreale. Se fossero un poco più grandi, verrebbe da chiedersi perché nessuna cerchi un lavoro per riparare alla disastrosa situazione economica familiare, elemento che genera quell’unica nota di conflitto in un film che ne è completamente privo.

Una gestione terribile della storia rende quindi davvero indifendibile questo film, irrilevante per i millennials e irritante per chi è cresciuto nel mito di Jem. Peccato, perché quando per esempio è il comparto visivo a prendere il timone si notano alcuni sviluppi interessanti, tipo l’utilizzo di filmati musicali amatoriali presi da Youtube come colonna sonora strumentale delle scene con un crescendo di tensione o la seconda esibizione di Jem, prova che forse Jon M. Chu dovrebbe lasciare perdere il cinema e darsi ai videoclip musicali.

jem3

Lo vado a vedere? Non riesco davvero ad immaginare una persona a cui consigliare questo film, figuriamoci considerando che dovrebbe pure pagare un biglietto. È estate ma non siamo ancora così disperati.
Ci shippo qualcuno? No.

Segnalo per chi andrà comunque a vedere il film che, con le sue ambizioni persino supereroistiche, ha piazzato una scena extra dopo la prima parte dei titoli di coda, mostrando la presunzione di sacrificare un elemento del cartone originale che avrebbe fatto un gran bene al ritmo del film nella sua stolida sicurezza di poterci ricavare un franchise.