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startrekbeyondA Star Trek Beyond non sarebbero nemmeno servite le agevolazioni di una distribuzione italiana votata a rimandare tutti film estivi a settembre per essere incoronato provvisoriamente film dell’estate, non in un’annata così povera di pellicole davvero riuscite. Un traguardo ancor più importante se consideriamo il punto di partenza davvero precario che aveva questo terzo capitolo del reboot cinematografico. Beyond è innanizuttutto l’orfano di J.J. Abrams in veste di regista, non solo passato all’avversario di sempre, ma anche dopo aver lasciato in eredità un film molto riuscito ma vero e proprio tradimento dello spirito della saga come Into Darkness (sempre al netto dei 5 minuti finali più disastrosi e inammissibili del 2014). Con una continuity più ingarbugliata che mai, un regista senza esperienza nel genere e un budget comunque meno favolistico di un tempo nonostante l’arrivo di capitali cinesi, Beyond sembrava destinato a ripiegarsi su se stesso. Nonostante una campagna promozionale cominciata nel peggiore dei modi e preoccupanti notizie di reshooting dell’ultima ora, Star Trek Beyond ha saputo ritrovare in sé lo spirito originale della saga e cercare una nuova via, capace di rinnegare gli errori del predecessore e slanciarsi verso territori non proprio inesplorati ma comunque meno paraculi del remake del film migliore dell’Enterprise.

Il segnale giusto è stato l’ingresso di Simon Pegg nel team di sceneggiatori di un film che da subito ha chiesto di ignorare i toni cupi e militari di Into Darkness. L’arrivo di un appassionato fan storico della saga ha segnato il ritorno alla Federazione come istituzione fondamentalmente pacifica (ma sempre con un’arma nelle capsule d’emergenza o nella cintura, just in case) e volta all’esplorazione, alla scoperta scientifica e alle missioni diplomatiche, come ben dimostrano i primi 10 minuti del film, meno suggestivi del bellissimo pianeta introduttivo del predecessore ma decisamente più vicini al mood originale della serie.

idriselba

Certo abituarsi alla regia a rotta di collo di Justin Lin richiede qualche minuto di concentrazione e lunghi respiri per evitare una sensazione di mal di mare ma, pur restando lontani dallo stile accattivante post lens flare di J.J. Abrams, il regista di Furious 7 si dimostra capace di fondere la sua componente tutta cuore e action in un film di genere che richiede anche prospettive meno concitate.
Se purtroppo qualche limite di produzione evidenzia e di molto il gap monetario con Il Risveglio della Forza e lo stesso Into Darkness, il film sfodera innanzitutto una serie di visual strabilianti – tra pianeti artificiali, sciami di navicelle nemiche che attaccano l’Enterprise e una sorta di immersione nei viaggi spaziali vintage – ritrovando un gusto per il sense of wonder tipico di certa space opera. Inoltre il bravo Michael Giacchino dona qua e là la grandiosità orchestrale quando quella visiva mostra i suoi limiti e persino l’inusuale power ballad sfoderata da Rihanna (con un gran tocco di Sia) conferiscono freschezza a un film che ne ha grande bisogno.

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Beyond va oltre (pun intended), arrivando là dove J.J. Abrams e la Bad Robot non erano mai riusciti ad approdare, creando un personaggio femminile davvero riuscito e gradevole, senza nemmeno la necessità di tramutarlo nel love interest di turno: a fine film uno spera di trovare presto a bordo dell’Enterprise Jaylah (il cui meraviglioso make up alieno nasconde la bella Sofia Boutella, ultima aggiunta gnocca in un cast di fotomodelli) e questo è il miglior risultato possibile. Certo rimane un vero peccato che il prezzo da pagare per questa Jennifer Lawrence in salsa scifi sia ancora una volta il sottoutilizzo pretestuoso della povera Uhura di Zoe Saldana, specie quando il film funziona proprio per aver concesso spazio a Sulu e Bones, senza dimenticare di far crescere e maturare quella faccia da schiaffi di Kirk, rafforzandone ancora di più la dipendenza da Spock (eheheh).
Beyond riesce ad incorporare in modo molto più naturale e organico del passato la memoria storia della serie TV e questo succede proprio perché non le oppone un netto rifiuto, ammirandola apertamente, come si evince dai due omaggi presenti nel film

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Sfortunamente i pregi di questo film estivo godibilissimo e per una volta davvero leggero ma non sciocco finiscono per essere i suoi grandi limiti, per un franchise che si meriterebbe ampiamente una collocazione prestigiosa come quella natalizia di Star Wars e invece si ritrova a fare il divertimento estivo insieme a franchise che non ne hanno né la storia né soprattutto la profondità morale, etica e immaginativa.
A coronare tutta questa sostanziale mancanza di aspirazione c’è il cattivo di Idris Elba, che come Eric Bana nel primo Star Trek ha la consistenza di una velina e non coinvolge mai il pubblico dentro la narrazione delle sue sfighe, figuriamoci se riesce quindi a incutere un qualche timore circa la sorte dell’equipaggio. Sottoutilizzare così un attore come Elba – in quello che è il modus operandi tipico della Marvel con i suoi villain altamente dimenticabili – è stato davvero una svista di cui rammaricarsi, perché con un’antagonista più Khan, beh, chissà dove si poteva finire.

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Lo vado a vedere? Sicuramente non sono la persona più qualificata per dare un giudizio obiettivo sull’intera faccenda (o forse sì), ma se ci andate con ben in testa piantato il concetto di film estivo non ne rimarrete delusi. Per le grandi aspirazioni e la speranza di un ritorno in grande stile, citofonare Bryan Fuller, al lavoro sulla serie TV che dovrebbe arrivare a gennaio (hype inenarrabile già da mesi, da queste parti).
Ci shippo qualcuno? Prima che mi esploda l’awwwww, forse andiamo un filo spoiler ok? AWWWWWWWWW! Quando una entra in sala ben consapevole che niente potrà arrivare ai livello di Cumberbatch+la scena della manina di Into Darkness, trovarsi di fronte a così tanto ammmmore è il risarcimento migliore.
Se Sulu si ritrova in mezzo a una tenerissima e davvero ben giostrata coppia gay, che dire della coppia di fatto Kirk e Spock a parte AWWWWW, appunto? A parte che sono lì che si preoccupano uno per l’altro tutto il tempo e non riescono a superare l’awkward infinito quando si ritrovano in ascensore a soli (fufufufu), ma possiamo parlare della reazione di Bones quando Spock gli rivela il suo piano? Tipo che gli molla lì un “Ma Spock, Kirk cosa farà senza di te? Non ce la può fare, tu sei essenziale per lui, non lo puoi lasciare!” (no, non sto particolarmente parafrasando io). D’altronde il film postula chiaramente come i rapporti nei tre anni di missione siano cambiati no? Ecco, a quanto pare in sala di comando ormai fanno tutti il tifo per loro. Sorry Uhura.

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