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suicide_posterSin dall’uscita delle prime recensioni della critica statunitense, che questo terzo film del nuovo corso cinematografico della DC fosse suicida in senso letterale era apparso abbastanza chiaro. Ora però sarebbe davvero ipocrita salire sul carro dei fustigatori e massacrare un film che fino a poche settimane fa pareva avere tutte le premesse per entusiasmare il pubblico degli amanti del cinecomics e per pareggiare la partita tra Marvel e DC, che invece esce ancora una volta sconfitta da questo confronto tra i due giganti del mondo fumettistico statunitense.
L’amara realtà è che credo che davvero nessuno tra quanti hanno visto in anteprima Suicide Squad si aspettasse di vedere una pellicola così sgraziata e con poco da dire, tanto che il confronto con i peggiori fallimenti della prima fase cinematografica Marvel non sono davvero (solo) un’inutile punta di cattiveria. Segue recensione spoilerfree.

Se la strategia oscura e realistica di portare avanti il registro nolaniano ha inabissato i primi due Superman di Snyder, DC sembra incapace anche di scimmiottare in maniera convincente la leggerezza di toni di Marvel (svolta humour che dal trailer pare avrà luogo anche in Justice League). Il problema è però più a monte, perché questo film doveva in qualche modo sfruttare anche il traino di una certa voglia di volgarità e scorrettezze NC-17 che Deadpool con i suoi superlativi numeri al botteghino ha messo in luce. Suicide Squad si presenta senza rivali supereroistici al botteghino e summa di due tendenze cinecomics in crescita (grupponi di supereroi scanzonati + rating destinato a pubblico maturo) e questo forse lo aiuterà ad avere una buona performance, ma a livello artistico e cinematografico è davvero difficile trovare qualcosa da salvare.

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L’impressione è che chi sta dietro a questa operazione se ne sia reso conto molto presto e sia corso ai ripari, allestendo una campagna promozionale ad opera d’arte, coronata da un trailer così magistrale nel nascondere le pecche e limare la noia da essere quasi truffaldino. Il film che annovera tra le sue file attori finiti in serie B ma sempre pronti al rilancio (Will Smith), attrici in grande spolvero (Margot Robbie e Viola Davis) e persino una top model che si sta ritagliando una vera e propria carriera cinematografica (Cara Delevingne) non riesce a mettere a frutto l’enorme potenziale di personaggi e attori che si trova per le mani e perciò si affida all’unico asso nella manica che ha: Harley Quinn.

Margot Robbie è divertente e divertita, completamente a suo agio in un ruolo che fa risaltare come forse mai prima d’ora la sua bellezza da diva del cinema di un tempo aggiornata ai canoni di bellezza cinematografici del 2016. Il film lo sa e utilizza anche sin troppo questa carta, sperando che nel rimanere incantati ad ammirarla ci si dimentichi di tutto il resto.
Se Robbie tira fuori dal cappello un personaggio super sexy, palpitante e davvero coinvolgente, questa riuscita performance evidenzia ancora di più il deserto d’idee e di coraggio in cui si muove. L‘Incantatrice di Cara Delevingne sarebbe davvero interessante se il film non la calasse in un ruolo di una banalità assordante e lo stesso si può dire della prevedibile cattiveria del personaggio di Viola Davis, sottoutilizzata in maniera criminale.

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Va molto peggio però al comparto maschile, francamente indistinguibile, con Will Smith che non si è ancora guadagnato un lasciapassare per essere davvero cattivo e il resto di personaggi davvero incapaci di avere un carattere oltre che ad un superpotere davvero distinguibile. Il super reclamizzato Joker di Jared Leto appare così di rado (e in scene così inutili e pretestuose, come quella dei coltelli) che diventa davvero difficile anche solo darne una valutazione.
Difetto che diventa ancora più macroscopico se consideriamo che il film si prende buona parte del suo minutaggio per una lunghissima, esasperante sezione introduttiva dei vari personaggi, che sembra non avere mai una chiara fine.

Il problema più grave non è una regia tutto fuorché impressionante né una colonna sonora ricolma di brani già ampiamente sdoganati che paiono selezionati da un 40-50enne che pensa di arruffianarsi il pubblico dei giovani, no. Si travalica persino una sceneggiatura così povera in termini di scrittura e di narrativa che non riesce mai nell’impresa di restituire il carattere o il pensiero di uno dei protagonisti attraverso poche immagini o una battuta folgorante.

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Il vero problema di questo film è che sembra dettato dalla prudenza più tradizionalista e fastidiosa di casa Disney o per meglio dire del cinema commerciale statunitense tutto, tanto che a ben rifletterci nessuno qui è davvero cattivo (con la sola eccezione di Viola Davis, a cui non viene fornito uno straccio di motivo per fare il giro e diventare un personaggio davvero temibile, cosa che persino Shonda Rhimes è riuscita a fare in una singola puntata pilota di How To Get Away with Murder). Nessuno è davvero cattivo né davvero folle, non ci sono psicopatici veri che compiono azioni davvero riprovevoli e se lo fanno ne sono così intimamente pentiti e sconvolti da sembrare solo supereroi in attesa di una redenzione dai loro superproblemi. Il colpo di grazia a un immaginario in cui Joker, Deadshot e compagnia sono davvero villain perché possono compiere l’indicibile a Batman e ai cittadini che protegge senza doversene scusare, è una controparte cinematografica che si sente in dovere di giustificarli con vere o supposte pene d’amore che li hanno portati sulla strada sbagliata, tanto che in nome della crisi amorosa altrui sono pronti a rischiare la vita.

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Lo vado a vedere? Suicide Squad non è un brutto film in quanto nato da un’idea grandiosa sfuggita di mano per la troppa vitalità, è al contrario una storia piccola piccola che non ha nemmeno il coraggio di fare della cattiveria dei suoi personaggi un motivo narrativo oltre l’ovvio richiamo commerciale, facendo sembrare Deadpool quel baluardo di scorrettezza che non è. Insomma siamo lontanissimi dalla profondità psicologica e dalla controversa iconoclastia che dovrebbe contraddistinguere l’universo DC. Tutti i punti forti di Suicide Squad sono rimasti su carta ed è arrivata come amara, magrissima consolazione la controparte in carne e ossa delle pin-up da copertine illustrate, anch’essa purtroppo coinvolta in una storia amorosa da delirio melò della peggior specie.
Ci shippo qualcuno? Ma magari.

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