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newyorkadacemySangue, sudore, dedizione e accademia: non c’è Glee o Pitch Perfect che tenga, il fascino immortale della formula postulata dall’eterno Saranno Famosi continua ad essere più forte di ogni tentativo di aggiornamento alla contemporaneità.
High Strung è ambientato a New York, fa uno smodato uso di scaldamuscoli e vede lo scontro tra ballerine di danza classica caucasiche e artisti di strada afroamericani, in una curiosa ostinazione ad ignorare tutto quanto successo in questo filone cinematografico prolificissimo da Save The Last Dance in poi.
Fraintendere i segnali che manda questo film circa le sue intenzioni poi è pressoché impossibile, dato che ha un livello tale di sottigliezza da aprirsi con la scena di un giovane che suona indiavolato il suo violino, con primo piano insistito sul tatuaggio che dal suo avambraccio strilla: sforzando.
Il blando e generico titolo italiano New York Academy di certo è meno evocativo dell’originale, ma decisamente più onesto nel raccontarci l’ennesima pellicola che si dichiara pronta a svelarci i misteri del mondo delle accademie musicali statunitensi, salvo poi sembrare più impegnata a non mancare nemmeno uno degli assurdi topoi che si sono imposti in questo tipo di film, a partire da squattrinati artisti sognatori che vivono in incredibili loft newyorkesi, così leccati ed esagerati da sconfinare quasi nella presa in giro allo spettatore.

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Non mancheranno altri paradossi e stereotipi, quali competizione tra ballerine che si risolve con un paio di battibecchi, la giovane e ingenua ragazza appena sbarcata nella Grande Mela che si innamora del problematico ragazzo tenebroso ma geniale, la rivalità per conquistare il suo cuore tra il suddetto e il compagno di accademia promettente e per bene ma un po’ stronzo, l’amica che si mette nei guai perché fa le ore piccole, senza farsi mancare neppure i severissimi professori con accento russo.
Insomma, il punto forte di High Strung non sta certo nella sceneggiatura, un autentico disastro tra stereotipi, sviolinate melense e banalità assortite, con l’aggravante di presentarsi come qualcosa di nuovo e anticonvenzionale dopo aver bellamente ignorato quanto invece di fresco questo filone un po’ scolastico e un po’ sportivo e un po’ musicale ha sfornato negli ultimi anni (un paio di idee da Glee e Pitch Perfect sarebbe stato meglio scopiazzarle).

newyoekacademy3Il film è così insignificante che rischia quasi di passare in secondo piano quel poco di buono che invece c’è e che ci ricorda che tutto il progetto è il classico prodotto tremendo ma lastricato di buone intenzioni. Rischia insomma di sfuggire che su questo canovaccio inconsistente hanno lavorato una ballerina del Mariinsky, una star di Youtube e i coreografi più acclamati di crew statunitensi.
Keenan Kampa in particolare è un’aggiunta preziosa al cast, perché ovviamente la sua qualità di ballerina di professione dà una marcia in più al alle scene di ballo, patinate più di un videoclip musicale ma davvero ottimamente gestite, forse l’unico momento in cui si respira una certa contemporaneità di gusto e di scelte.
La sua interpretazione dona al film una certa dimensione naturale e quotidiana di cui ha disperatamente bisogno, e il fatto che una non professionista come lei risulti ben più gradevole a livello recitativo del coprotagonista Nicholas Galitzine la dice lunga sulle doti attoriali di quest’ultimo.
Sonoya Mizuno
era più memorabile quando ballava con Oscar Isaac in Ex Machina, ovviamente, nella speranza di vederla un giorno in un ruolo diverso dalla spalla di qualche personaggio ben più importante di lei.

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Lo vado a vedere? Tutto il mare magnum dei film scolastico-accademici-cinemozioni5 completamente slegati dalla realtà presto o tardi passa dal mio radar. Quando ho voglia di qualcosa di simile, affronto qualsiasi cosa e non vado nemmeno troppo per il sottile. Ecco, coreografi o interessati ai numeri di danza a parte, dovete essere fan senza pretese e senza speranza del genere per uscire indenni da questa visione. D’altronde è il fine settimana dopo ferragosto, cosa volete trovare nei cinema?
Ci shippo qualcuno? No.