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leragazzecoverProfezia che si autoavvera, caso editoriale o passaggio obbligato del 2016 letterario? Difficile stabilire dei confini precisi per un titolo che vanta i numeri e le attenzioni di Le Ragazze di Emma Cline, appena sbarcato in Italia con Einaudi. Anche l’arrivo nel nostro Paese, con tanto di presentazione con la scrittrice, è stato seguito con l’attenzione di un grande evento, ma è solo l’ultima tappa di un viaggio che hanno portato l’autrice e il suo romanzo d’esordio a conquistare le attenzioni della critica vecchia e nuova (paginate su ogni testate e video dedicati su ogni canale booktube di una certa rilevanza) in decine di nazioni e Hollywood a lavorare alacremente a un adattamento.
Il gioco vale la candela, il primo scritto non breve di Emma Cline è all’altezza di quell’anticipo fantasmagorico che lo ha messo in prima istanza al centro dell’attenzione? Si tratta della solita domanda da un milione di dollari. Anzi, in questo caso da 5.

Per rispondere bisogna lasciare un attimo da parte tutti i numeri, i dati e gli eventi extraletterari e tornare a questa 27enne figlia della California che, dopo qualche racconto breve sulle riviste letterarie che contano, decide di esordire tornando a raccontare forse l’omicidio più celebre del Novecento statunitense insieme all’assassinio del presidente Kennedy: il massacro di Sharon Tate e del suo entourage nell’ex villa dei coniugi Polanski del 1969.
Certo non è una landa inesplorata, anzi: la mattanza compiuta dalla Famiglia – la setta pseudoreligiosa e comune di Charles Manson – è proprio uno di quegli episodi che ben presto hanno travalicato i confini della cronaca nera diventando mito, una vera e propria manifestazione culturale di un’epoca. Ad ogni macabro dettaglio rivelato al pubblico e ad ogni biografia o ricostruzione dedicata alla bellissima vittima sacrificale Sharon Tate o al folle Manson e ai suoi accoliti, quella serie di omicidi è diventata un oggetto culturale (al pari dei film e dei dischi iconici, della moda, dei lunghi capelli degli hippie e dell’amore libero) e un punto di svolta storico, capace di minare la sensazione di onnipotente sicurezza interna della nazione, di far scattare le serrature prima trascurate alla sera.

Emma Cline coglie in maniera acuta la vera fine degli anni ’60, poco prima che la strage diventi il sintomo della conclusione di un’era e che la California si risvegli con questo sanguinoso schiaffo dall’illusione che la spirale autodistruttiva e decadente in cui si è infilata possa davvero cambiare il mondo. Da vera figlia della sua terra, è capace di evidenziarne le tracce di quello sballo morale e culturale che ancora oggi affiorano sulla costa, per chi è capace di coglierle, forse perché le porta ancora addosso.

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Così almeno è per Evie, assoluta protagonista del romanzo, voce narrante e testimone diretta, anche se di striscio, dell’intera vicenda. Nella cornice contemporanea è la voce dell’innocua signora di mezza età che rivede ovunque i fantasmi del passato e sente una montante sensazione di pericolo e imminente violenza ad ogni incontro inaspettato sulla spiaggia. Attraverso i suoi occhi ormai adulti e la consapevolezza di essere stata solo sfiorata dal male, senza mai divenirne partecipe, conosciamo la Evie 14enne, la più giovane delle accolite di Manson.

Il romanzo è attraversato da un continuo senso di distacco dal reale quotidiano, non sempre indotto dal massiccio uso di droghe. Talvolta passa una minacciosa nuvola di presagio che getta un’ombra sul progressivo avvicinarsi di Evie alla vita nel ranch di Russell (la controparte fittizia di Manson), talvolta è l’atmosfera sognante della confusione adolescenziale a immergere i ricordi di Evie di una dimensione fatata. Non c’è nulla di fiabesco però nella storia, perché la fate che popolano il ranch sono creature talvolta ermetiche, ferine, libere eppure soggiogate fino a divenire pericolose.
La loro stessa apparizione ad inizio romanzo porta una sensazione di disagio persistente nella realtà di grigliate e hambuger in cui Evie attende pigramente la rivelazione che la farà entrare nell’età adulta.

I waited to be told what was good about me. […] All that time I had spent readying myself, the articles that taught me life was really just a waiting room until someone noticed you- the boys had spent that time becoming themselves.

Il passaggio poco distante di tre ragazze, coetanee eppure ultraterrene, sfacciate e ferine nel loro muoversi in gruppo tra le famiglie, cambierà per sempre la sua vita. In particolare sarà la bella e inquieta Suzanne a suscitare una tale ossessione in Evie da dare il via a quel vertiginoso correre verso la fine dell’innocenza, che si rivelerà ben diverso da quanto sperato.

leragazze_coverIl dramma della giovane Evie di fondo è lo stesso di quello dell’adulta che ne racconta la storia: Suzanne. La famiglia, gli omicidi, l’ossessione paranoide di Russell, la fame, lo sporco, le droghe, gli abusi, il sesso desiderato o non richiesto: tutto è vicino e emozionante, ma filtrato dalla presenza o assenza di Suzanne, dal desiderio di farla felice o di attirarne l’attenzione.
I momenti di beatitudine sono quelli in cui la distanza con la Suzanne e le altre si azzerano, salvo poi ripiombare con la supersonica velocità delle curve emotive adolescenziali nel baratro quando il solco torna ad allargarsi. Evie infatti, più o meno consciamente, non darà mai lo strappo definitivo tra sé e due genitori, adulti così alla ricerca di sé e della propria felicità da essere tragicamente ignari dell’allontanamento fisico ed emotivo della figlia. Non abbracciando completamente la vita del Ranch e la paranoia di Russell, sarà irrimediabilmente esclusa dai circoli più stretti della setta, dalla redenzione giudiziaria della condanna, dal sollievo del tormentoso dubbio che si è mangiato tutte le ambizioni di Evie adulta: se fossi stata presente quella notte in quella villa, come sarebbe potuto accadere, cosa avrei fatto?

Le Ragazze di Emma Cline dichiara già nel suo titolo lo scorcio che dovrebbe restituire a questa rilettura romanzata degli eventi una freschezza e una novità che l’anticipo della casa editrice e tante recensioni suggeriscono rivoluzionaria. Non parlerei di un romanzo vittima del suo hype, anche se mi è parsa una lettura gradevole e con dei punti di forza, ma senza mai entusiasmarmi.
L’aspetto più interessante per me è come il suo stare, nel bene e soprattutto nel male, nei corpi e nelle menti delle ragazze l’abbia reso per alcuni dirompente ed emozionante. Per caso o per gusto personale la mia vita letteraria trascorre molto tempo tra occhi e voci femminili (di personaggi o anche di autrici), per cui in Emma Cline non scopro, ma ritrovo punti di vista forse non così comuni per i lettori forti di una certa fascia, quelli che prendono a riferimento la scena statunitense contemporanea come esponente quasi esclusivo della Letteratura che è e sarà in futuro.

Il fatto che io le contesti un po’ gli stessi difetti che mi rendono tiepida verso questi galvanizzatissimi autori di literary fiction contemporanea statunitense (una prosa di qualità ma spesso forzata nel suo essere intelligente e altamente sottolineabile, una propensione a ricercare la vulnerabilità femminile fino quasi allo scadere nel voyeurismo della degradazione) finisce quindi per rassicurare buona parte dei lettori forti italiani che hanno proclamato il successo di queste firme da noi e che probabilmente renderanno Le Ragazze uno dei titoli più chiacchierati di questo autunno. Non fatevi spaventare da quest’aura di femminismo militante nel caso temiate ragazzine inquiete con cui sentite di non poter simpatizzare; il turbo-femminismo sta altrove e, lo dico con parecchio orgoglio, spesso nella tanto vituperata letteratura di genere si è ben più rivoluzionari di così.

Poor Sasha. Poor girls. The world fattens them on the promise of live. How badly they need it, and how little most of them will ever get.

Ecco, le ragazze di Emma Cline potrebbero fungere da perfetto entry level per tutto un parco di lettori forti che scorre la classifica del Corrierone sui libri più belli del 2015 e non si stupisce di non trovarci nemmeno un nome femminile in 10 posizioni. Sono palpitanti e inquiete, la loro amicizia ha un buon grado di autenticità, ma si muovono su tematiche e registri comunque familiari a questi lettori.

Le scelte dell’autrice però sono un po’ troppo blindate e consuete per essere rivoluzionarie quanto vorrebbero, e tutta la loro debolezza si rivela nella parte finale. A tradire Emma Cline è l’incapacità di essere all’altezza del mito e dell’enorme corpus della letteratura precedente che gli assassini della Famiglia hanno già creato. Forse una vicenda meno nota e meno iconica avrebbe giovato, così come una storia in cui, non importa il punto di vista adottato, è davvero difficile far uscire completamente le protagoniste da un certo ruolo succube della controparte maschile.

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Lo leggo? Le Ragazze di Emma Cline potrebbe essere davvero un romanzo di svolta per molti, capace con una vicenda già nota e la cui fascinazione morbosa non si è mai sopita di farli finalmente calare in un punto di vista diverso ma di certo non privo di cose interessanti da dire. Certo se siete alla ricerca di rivoluzionarie amicizie femminili, davvero autentiche, Emma Cline rimane solo e soltanto un buon entry level.
Ci shippo qualcuno? Il rapporto tra Evie e Suzanne mi ha un po’ ricordato alcuni passaggi de Il Cardellino di Donna Tartt. In mano al giusto regista e alle giuste interpreti, potrebbe tirar fuori il potenziale forse sfruttato solo a metà nella controparte cartacea.

La traduzione italiana di Martina Testa mi ha fatto davvero un’ottima impressione. Pur non avendo fatto controlli sistematici, leggendo il romanzo in italiano ho provato una sensazione molto simile a quella della lettura di literary fiction in lingua originale. L’impressione è che si sia fatta molta attenzione a mantenere invariati registri e sensazioni linguistiche nel passaggio da una lingua all’altra.

Disclaimer: la casa editrice mi ha inviato una copia gratuita dell’opera, su cui si basa questa mia onesta recensione.

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