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petsPrendete uno dei maggiori successi commerciali del 2016, Zootropolis. Bene, ora immaginatevi una versione del film scritta, girata e prodotta dalla Illumination Entertainment, lo studio d’animazione che deve rispondere della creazione dei Minions di fronte all’umanità.
Sostanzialmente lasciate la carineria animale e la coccoloseria dei protagonisti che vorreste accarezzare ogni 10 minuti, ma tirate via l’esperimento utopico e poliziesco.
Poi sottraete anche il tentativo di dare un messaggio importante e contemporaneo, anche se un po’ semplificato, sul razzismo e sulla vita nelle megalopoli urbane.
Insomma, tirate via il classico qui Disney/Pixar. Fatto? Ecco, avete già un’idea più che precisa su cosa e come sia Pets Vita da Animali.

L’affermazione più vera e la garanzia più sicura per il successo di Pets è il fatto che in fondo questo film lo avete già visto. Bastano pochi minuti di trailer per comprendere il tono della pellicola, intuire a grande linee dove si andrà a parare e tarare al millimetro le proprie aspettative.
Abbiamo Max, il cagnetto protagonista e re del vicinato, stimato dagli amici e oggetto dell’amore a senso unico della vicina batuffolosa Gidget. Il suo idillio con la sua padrona umana si rompe all’improvviso quando lei torna a casa dal canile con Duke, un enorme cagnolone che mette in pericolo lo status quo di Max e suscita immediata antipatia nel protagonista.

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Da questo scarno punto di partenza il film mette il pilota automatico e si lascia guidare sicuro da un canovaccio più che collaudato: scaramucce, dispetti e litigate, salvo poi finire insieme in pericolo e tirarsene fuori imparando a volersi bene e comprendere il valore dell’altro. Tipo Toy Story, ma con i cani al posto dei giocattoli, al netto di qualsiasi singulto di originalità.Senza dimenticare un vasto assortimento di spalle, villain e personaggi secondari sempre in cerca della facile battuta sullo stereotipo, stavolta animale.
Teoricamente Pets potrebbe attingere qualche spunto interessante dalla sua buffa diesamina della vita segreta degli animali domestici. Il problema che è questi segreti domestici tra il buffo e il divertente sono ampiamente stati utilizzati per promuovere il film, quindi sono tutto tranne che una novità.

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D’altronde basta esaminare alcuni personaggi a campione, ad esempio la gattona pigra e cinica Chloe o il psicopatico coniglietto Palla di Neve (capo della banda degli Sciacquonati, gli animali abbandonati dagli umani che vivono nelle fogne), per capire che alla Illumination sta a cuore proprio rimanere il più possibile nel territorio dell’usato sicuro a prova di bomba, preferendo la ricerca di un nuovo tormentone alla Minions che quella di un qualche tipo di messaggio o singulto creativo da trasmettere al proprio pubblico.

Ovviamente l’edizione italiana pone anche lo spinoso problema del doppiaggio, dovendo rimpiazzare voci carismatiche come quella di Louis C.K.
L’introduzione dei famosi funziona a due velocità: se Cattelan non se la cava poi male, Lillo risulta così fuori forma nell’inseguire Duke e la sua mimica che finisce persino per creare una sorta di stacco tra emotività della voce e del personaggio, che talvolta risulta fastidiosa e distraente.

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Lo vado a vedere? Mai scelta fu più semplice, perché quando acquistate il biglietto sapete già cosa state pagando: una sequela di gag basate sui luoghi comuni sui cani e i gatti, tra carinerie, tormentoni e battute che rimangono sempre nel politicamente corretto. Certo, potrebbe rivelarsi anche un’immersione di 2 ore in un’atmosfera scacciapensieri e rilassante, ma a distanza di poche ore scivola addosso senza lasciare dietro di sé la minima traccia.
Ci shippo qualcuno? Mhhh, direi di no.

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