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deepwater_posterDeepwater Horizon è un film di Peter Berg. Lapalissiano, direte voi, ma già sottolineando come mi sia convinta della cosa a 10 minuti dai titoli di testa di un film inserito per puro sentito dire nell’agenda delle proiezioni stampa, ecco, bisognerebbe cominciare a chiedersi cosa sia così personale e caratteristico nella sua produzione cinematografica.
Non è un grande artista, non è nemmeno un notevole mestierante e quasi certamente non è uno che sentiremo mai nominare nella lista dei registi preferiti di qualcuno.
Eppure è uno dei nomi più rappresentativi della Hollywood di oggi, un factotum (fa il regista ma anche il produttore e ogni tanto compare persino come attore) di cui quasi tutti ignorano il nome ma che almeno una volta all’anno, in TV o al cinema, si finisce per incrociare.
Quello che rende ogni film di Peter Berg unico e riconoscibile, al di là del livello qualitativo, è il fatto che il suo creatore è il più grande patriota statunitense al cinema.
Dopo il disastro di Battleship (chiaramente calatogli dall’alto, nel tentativo di renderlo l’alt!Michael Bay, per dirla alla Fringe), Peter Berg si è rifugiato in un format poi rivelatosi davvero congegnale per le sue caratteristiche di regista e narratore. Lone Survivor è stato un successo insperato, che ha salvato la sua carriera e quella di uno dei suoi (e miei) attori/manzi feticcio, Taylor Kitsch. Certo era un film talvolta problematico e talvolta un po’ troppo militante, ma di fronte a uno sviluppo d’azione di stampo militare e a una storia naturalmente votata all’eroismo, Berg si è rivelato l’uomo giusto per parlare a una certa America, forse quella che abbiamo paura di veder votare alle imminenti elezioni presidenziali. deepwater4
Mi è capitato di leggere parecchi articoli dedicati al film in questi giorni, in cui giornalisti (sort of) che ammettevano candidamente di non aver ancora visto il film lo massacravano, perché tentava di mitizzare il più grande disastro ecologico statunitense, quello della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, causato dalle negligenze e dalla cattiva gestione del colosso petrolifero BP.

Ora, sorvolando sulla possibilità di dare un giudizio così preventivo e categorico a un film senza nemmeno averlo visto, non ci vuole un genio per intuire che se uno dei capoccia della BP lo interpreta John Malkovich, allora la compagnia farà la parte del villain della situazione. È vero, il film racconta solo le concitate ore prima e dopo la rottura della pipeline da cui, per i mesi successivi, è uscita una quantità abnorme, inimmaginabile di petrolio.
Si dimostra però di non comprendere davvero la filosofia di Berg, che non è nemmeno così complessa, pensando che voglia difendere qualcuno.

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Peter Berg ha fatto benissimo a scegliere questa storia, perché ha i 2 requisiti base per esaltare al massimo il suo tipo di cinema: un sacco di azione (esplosioni, morti improvvise o improvvisamente eroiche), set grandiosi, concitazione da disaster movie e soprattutto l’uomo comune americano che diventa un’eroe. Scorrendo la filmografia di Berg è facile notare come non solo sia un fervente credente nel Grande Sogno Americano, ma anche il suo credo non sia mai annacquato da dubbi, incertezze o qualsivoglia contradditorio.
Non solo poi Peter Berg crede nella grandezza (ricordando la pasticciata gestione di arabi buoni/talebani cattivi di Lone Survivor, verrebbe da dire superiorità) del popolo statunitense, ma lo fa anche in chiave risorgimentale. Nei suoi film non è mai un’istituzione o una figura storica a incarnare lo spunto eroico, bensì la classe proletaria, l’uomo comune, che tiene famiglia e lavora duramente. Là erano i soldati che combattevano gli afghani, qui sono i dipendenti a contratto della piattaforma petrolifera.

Le istituzioni che raccolgono il denaro e il potere anzi nella visione di Berg contengono tutta l’ambiguità possibile (che nel caso di Berg, è comunque poca) e a loro sono indirizzate la totalità delle critiche. Sgravato dal compito di un villain problematico come i talebani (come fai a dipingerli come male assoluto, senza tirar in ballo le popolazioni arabe e i musulmani moderati?) Berg trova il suo contrappunto perfetto nella BP: una multinazionale dall’avidità così grottesca e dal comportamento così criminale da essere già un cattivo da antologia, senza bisogno che il regista debba ricamarci particolarmente su.

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Per questo Deepwater Horizon è il miglior film sfornato da parecchi anni a questa parte da Peter Berg. Nelle sequenze da disaster movie non ha nulla da imparare dai colleghi mestieranti che girano per Hollywood (e anzi finisce per avere uno stile personale, che lo rende riconoscibile), aiutato anche da un budget che gli consente di sfruttare set imponenti ed esplosioni grandiose. Sul lato umano, nessuno come lui sa mitizzare l’eroismo dell’uomo comune americano che lavora duro per etica e ha come faro morale la propria famiglia e la fedeltà ai propri colleghi.

Berg qui trova un equilibrio insperato, coprendo la sua nuova musa Mark Wahlberg, Kurt Russell e il giovane Dylan O’Brien di petrolio e azione, tanto che eventuali carenze recitative saranno ignorate, rendendo epico il loro eroismo, ma senza dimenticare mai la tragedia. Non quella ecologica, che il regista affida chiaramente a chi si occuperà di quella parte della storia, ma quella proletaria, di una classe di onesti lavoratori le cui vite sono ostaggio di codardi affaristi che non sanno nemmeno di cosa stanno parlando quando danno loro ordini catastrofici. Insomma, Berg è il tipo di regista che alle feste dell’Unità verrebbe acclamato come un’eroe.

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Lo vado a vedere? Pur essendo davvero riuscito, rimane un film di Peter Berg (e senza Taylor Kitsch, che disdetta). Il che vuol dire spettacolarità, eroismo ma anche un grado di profondità analitica inesistente, una divisione nettissima tra buoni e cattivi, bianco e nero, eroismo e viltà. Tra i suoi tanti meriti, stavolta, c’è quello di aver realizzato la rappresentazione perfetta della mia tag momento patriottico bandiera inclusa, in questa memorabile scena. Nessun altro autore a Hollywood ha una così profonda, incrollabile e ingenua fiducia negli Stati Uniti tale da poter far funzionare una scena di quel tipo a parte Peter Berg, il più grande patriota degli States.
Ci shippo qualcuno? Non direi no. Ho sentito tanto la mancanza di Taylor.