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strange1Stavolta per il film Marvel dell’autunno prediligo il post time sensitive, con un paio di impressioni assolutamente spoiler free buttate giù a poche ore dalla visione in sala, nel cuore della notte (perciò disattivate la modalità automatica di grammar nazi che è in voi, perché scriverò scempiaggini senza ombra di dubbio).
Prima di passare ad analizzare i risvolti di quello che si presenta come il film Marvel più consapevolmente fangirlistico di sempre, un avviso di servizio: a questo giro ci sono due scene extra nei titoli di coda. La prima, una mid credit scene, è praticamente tratta da un mio sogno erotico tipo, ma si dà il caso che sia anche la più interessante e ne riparliamo nel paragrafo spoiler in fondo. La seconda invece è tutta fuffa, peraltro ampiamente attesa da chi una certa famigliarità col mondo strano di Strange già ce l’ha. In ogni caso vi tocca star dentro proprio fino alla fine.

Sembra che in casa Marvel sia scattato il divieto di innovazione, almeno fino a quanto tutte le fila di questa armata di origin stories, supereroi minori e secondi e terzi capitoli, gemme dell’infinito cacciate dentro a forza incluse, arriverà alla sua già tanto annunciata conclusione nel maxi filmone multisaga Infinity. Nel frattempo, per ingannare l’attesa, considerati gli incassi astronomici che ogni volta si tirano su, si è deciso di puntare sulla forma di usato sicuro più sicuro che ci sia: grandi, grandissimi attori in ogni slot disponibile.
Finita l’era degli illustri signor nessuno scovati chissà dove e lanciati a livello planetario, Marvel va a rischio zero, scegliendo per Strange forse l’attore più simbolico del momento, Benedict Cumberbatch. Se la somiglianza è indubbia e aveva già a suo tempo fatto scomodare confronti e photoshop, rimane il fatto che praticamente solo Disney può permettersi di scomodare un nome di questo calibro per assegnargli un ruolo teoricamente secondario nel suo universo di supereroi.

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Certo Cumberbatch è uno che non disdegna di mettere il suo enorme talento a servizio di saghe popolari e pop; dopo Star Trek e Lo Hobbit, non poteva farsi di certo mancare un’incursione nel kolossal del nuovo millennio, quello in cui i mantelli sostituiscono i pepli. Mantelli al solito così belli da sconfinare nella lussuria pura, dato che ormai Alexandra Byrne è la stilista dei supereroi e la signoria dei mantelli svolazzanti: già solo le pieghe del costume dell’Antico meriterebbero una tesi di laurea dedicata.

Tornando al nostro e considerando che è un attore che basa buona parte del suo carisma sulla voce (e quindi in doppiaggio tende a perdere parecchio), cosa poteva andare storto in un personaggio che è un mix familiare del genio di Sherlock, della fuffa medica di Doctor House e dell’arrogante maschio supereroe alfa tipo dell’universo Marvel? Niente, e infatti nonostante il suo talento venga scomodato raramente, Benedict Cumberbatch si muove con l’agilità di un felino in un ruolo oltremodo convenzionale, ricordandoci che sta solo aspettando che qualcuno punti finalmente sulla sua verve comica.
Il talento di Rachel McAdams invece è chiamato tutto a raccolta per tentare di rendere interessante il ruolo più monotono della storia, quello davvero letterale della crocerossina (sentimentale) del protagonista. Se alla sua controparte televisivo netflixiana Rosario Dawson va molto più di lusso, la McAdams riesce nel difficile tentativo di azzerare qualsivoglia sottotesto omoerotico che pare appiccicarsi addosso a Cumberbatch a ogni personaggio, proprio come il mantello del film.

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Se è vero che ogni fangirl è provvista innanzitutto dell’enorme dose di fantasia necessaria per vedere interazioni laddove non esistono, qui serve davvero uno sforzo titanico per vagare con la fantasia. Colpa di un villain ridicolo che viene delittuosamente affidato a Mads Mikkelsen. Dopo Lee Pace e Christopher Eccleston uno pensava di averci fatto il callo ad ottimi attori ignobilmente costretti a interpretare cattivi del tutto inespressivi e privi di qualsivoglia motivo di interesse per lo spettatore, ma qui la situazione è così drammatica che a Mads Mikkelsen non viene nemmeno concessa la digniità dello spiegone sul perché sia/sia diventato un villain. Capisco che con le regole risibili che sono state gettate il riciclo del cattivo è sempre dietro l’angolo, capisco che oggi uscirà in qualcosa come 600 sale nella sola Italia, però è francamente inaccettabile. Scomodate attori meno bravi e meno totemici per noi fangirl per ruoli così risibili, per favore.

Altra salvatrice di una origin story stampinata da tutti i film Marvel d’inizio ciclo degli ultimi anni è Tilda Swilton con il suo antico: la sua magia più grande è quella di scansare la noia in parecchi dei passaggi più banali, merito che condivide con effetti visivi da stregoni che sembrano una versione di Inception sotto steroidi.

Di fronte alla regia amorfa e assolutamente priva di carattere di Scott Derrickson, uno pescato nel filone dei film horror così così e che lì avrebbe fatto meglio a rimanere, il vero salvatore della patria è Michael Giacchino, che con la sua OST prende più di una volta in mano la regia della storia, donandole il carisma e il carattere che sceneggiatura e regia non stanno nemmeno provando a cercare. Quante colonne sonore sforna Giacchino in un anno? Un’infinità. Quante volte si ripete? Raramente. È tra le prime colonne sonore di un film Marvel monosupereroe ad essere realizzata con la volontà di rappresentare qualcosa di nuovo e unico, legato indissolubilmente al protagonista.

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Lo vado a vedere? Doctor Strange è un po’ come il confort food. Anche se la qualità degli ingredienti di base è ottima, metodi di cottura deleteri tendono a rendere il risultato dozzinale, industriale e senza carattere, ma veloce, di semplice reperimento e capace di dare immediato piacere al palato. Certo che alimenti e film così ipercalorici, se consumati eccessivamente come stiamo facendo in questi anni, prima o poi daranno un senso di stanchezza e vaga nausea.
Ci shippo qualcuno? Non so nemmeno io come capacitarmi del livello di eterosessualità inaccettabile di questo film. No davvero. Insieme alla mancanza dei guantini leopardati, la delusione più cocente di Doctor Strange.

[SPOILER] Quale modo migliore può esistere di distrarci dall’inconsistenza infruttuosa degli ultimi lavori Marvel che mettere nello stesso film Cumberbatch, Hiddleston e Hemsworth? No, perché è questo che ci sta suggerendo la chiacchieratina tra Strange e Thor, giusto? Quindi è per ficcare dentro Cumberbatch in Thor 3 che le date di uscita sono state invertite con quelle dei Guardiani della Galassia? Vi prego, qualcuno faccia sì con la testa.