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girltrain2La crime story diretta da Tate Taylor è un adattamento cinematografico ancor più fedele del previsto del romanzo best seller mondiale scritto da Paula Hawkins.
Da thriller più letto del 2015, La Ragazza del Treno sbarca al cinema, forte di un cast femminile di tutto rispetto (capitanato da Emily Blunt) e delle medesime ambizioni della sua fonte letteraria di successo.
Sin dall’inizio questa storia che scava tra le tinte più fosche del crime e del thriller era guidata da un solo obiettivo: essere l’epigono e l’erede di Gone Girl; che fosse il libro si Gillian Flynn o il film di successo di David Fincher.
In entrambi i casi però il modello rimane davvero distante, mentre la copia esprime tutta la sua mediocrità.

Rachel (Emily Blunt) prende ogni mattina il treno verso New York per fingere di recarsi al lavoro. A causa del suo essere alcolizzata, nell’ultimo periodo ha perso l’impiego e il matrimonio: il marito, stanco delle sue scenate, l’ha lasciata e si è sposato con l’amante Anna (Rebecca Ferguson), da cui ha avuto una figlia. Per ingannare l’amica che la ospita in casa, Rachel ogni giorno finge di andare al lavoro e, complice alcuni rallentamenti per lavori al binario, osserva dal finestrino la sua ex casa e quella di una coppia di sposini felici, l’unico vero motivo di gioia della sua vita.
Una mattina però anche quest’ultima illusione si sfalda, quando la bella e bionda Megan (
Haley Bennett) fa qualcosa che infrange l’immaginario fantastico che Rachel aveva creato attorno a lei e al marito. Piena d’ira e ancora più ubriaca del solito, la donna scende dal treno. La mattina dopo si sveglia nel suo letto, vittima di un vuoto di memoria, coperta di sangue, la testa ferita e la foto di Megan su tutti i giornali. La donna è scomparsa e Rachel non ricorda abbastanza da poter stabilire se sia una testimone importante o un carnefice coinvolto nella sua sparizione girltrain1

La Ragazza del Treno è il classico film a cui non sarebbe servito nemmeno troppo lavoro per risultare la versione migliorata della propria fonte letteraria: bastava occultare meglio le tracce del colpevole, velocizzare i ritmi, dare un po’ più spessore ai personaggi. In questo caso però non si può parlare di obbiettivo mancato, ma di mancanza di interesse a un qualsivoglia tentativo di avvicinarsi alle comunque altissime vette tra cui si aggirava il predecessore Gone Girl.
Basta una smarmellatura tremolante in uno dei lunghissimi flashback completi di voice over messi in piedi da Tate Taylor (The Help) per capire che non solo si è lontani dai pascoli di Fincher, ma che si è pericolosamente vicini a certi film TV di ricostruzione vouyeristica di crimini più o meno efferati che popolano il palinsesto di Top Crime e Giallo.

Laddove la sceneggiatura doveva asciugare certe lentezze e alleggerire la struttura della storia, il tutto rimane intoccato, salvo poi trasferire la vicenda inspiegabilmente da Londra a New York.
Anche nel comparto tecnico non c’è nulla di particolarmente memorabile da segnalare, per un film che punta a tentare di portare in sala gli stessi spettatori che videro Gone Girl al cinema o quanti hanno letto il best seller di Paula Hawkins. Se Fincher (che con il thriller ha grande familiarità e confidenza) aveva fatto fare il salto di qualità al film proprio puntando anche sullo sguardo di un uomo che per la prima volta viene costretto a guardare con attenzione le donne e la temibile rappresentante dello stesso che gli dorme accanto, qui il tutto viene ridotto a un cast femminile di livello che annichilisce controparti maschili piuttosto anonime, consapevoli della loro marginalità.

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Posto che il discorso originale della Hawkins è più una banalizzazione di una visione alla Uomini che odiano le Donne più che lo sguardo pieno di umorismo nero di Gillian Flynn, il film non sfrutta come potrebbe il traino di una protagonista inconsueta, per di più ottimamente incarnata dalle espressioni taglienti e da una certa dura compostezza della al solito ottima Emily Blunt. Non lo fa nonostante a più riprese sia palese quanto il ritmo e la riuscita del film migliorino quando si lascia perdere il caso poliziesco inconsistente e si confrontano le vite celate delle 3 protagoniste: l’amante Rebecca Ferguson, la ex Emily Blunt e la presunta vittima Haley Bennett.

La migliore del gruppo però rischia di passare inosservata: pur avendo un ruolo tutto sommato marginale, Allison Janney riesce a rendere senza sforzo apparente l’aria minacciosa e sulfurea che emana la sua detective, il suo tono tagliente, capace di scoprire il fianco anche un trio di donne rese insospettabilmente più taglienti dai rapporti con le loro metà. Il che è precisamente la descrizione che fornisce il libro, resa attraverso una manciata di battute e un enorme non detto di posture e sguardi di grande cinismo.girltrain5

Lo vado a vedere? La Ragazza del Treno poteva capitalizzare su una storia non solo famosa, ma soprattutto aperta a notevoli e semplici migliorie. Non è che non riesce a lavorarci su, è che proprio non vuole, accontentandosi della versione economica e priva d’ambizioni, affidandosi a un cast in realtà svilito dal un contesto che non lavora certo per esaltarne le performance e da una storia che, senza modifiche utili, come nel libro mostra troppo presto le sue carte. Si può tranquillamente attendere il passaggio TV.
Ci shippo qualcuno? No, ma chi non vorrebbe Laura Prepon che ti ospita a causa sua e ti rimette a letto dopo una sbronza colossale?

La recensione del libro da cui è tratto il film la trovate QUI

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