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geniusIl problema dei progetti che rimangono nel cassetto per tanti anni è che appunto, il mondo cinematografico e non intorno a loro continua ad avanzare e mutare. La sceneggiatura di Genius se ne è stata tranquilla in un cassetto dal 1999 a poco tempo fa, quando un John Logan finalmente sulla cresta dell’onda (dopo il successo di Penny Dreadful) ha potuto accarezzare l’idea di produrre un biopic dedicato a Maxwell Perkins, basato sul lungo saggio biografico di Andrew Scott Berg letto a fine millennio.
Dopo aver ottenuto la collaborazione dell’autore e l’ingresso del cast di un interprete affidabile come Colin Firth, cosa poteva andare storto?
Solo e purtroppo una cosa: la sceneggiatura appunto, figlia di un John Logan molto diverso da quello che conosciamo e amiamo oggi.

Maxwell Perkins è un editore di grido nella New York del 1929. Nonostante la concorrenza dei grandi editori, ha revisionato, migliorato e pubblicato i manoscritti di scrittori e amici come Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald. La sua bravura nell’esaltare i manoscritti è tale da essere considerato il genio dietro il lancio di tante carriere di successo. La sua tranquilla vita da yankee puritano, conservatore, posato e attaccato alla famiglia viene però per sempre cambiata dall’incontro con Thomas Wolfe (Jude Law), rutilante e prolisso scrittore con cui Max lavorerà all’editing di 2 libri di enorme successo, sviluppando un rapporto profondissimo ma talvolta difficile col brillante scrittore.genius2

Il problema principale di Genius è che si sente che è scritto dal John Logan di 15 anni fa, quello che sfornava blockbuster commerciali per Hollywood, quello in cui non si intravedeva ancora la sensibilità e l’introspezione che l’hanno reso così celebre e amato negli ultimi anni.
È davvero difficile scorgere il Logan religiosamente tormentato ed estremamente toccato dalle sofferenze silenziose delle minoranze e dei perseguitati in un film che assegna a due interpreti come Nicole Kidman e Laura Linney due ruoli muliebri e ancillari così marginali e stereotipati, quando sotto i loro personaggi s’intravede addirittura un intero film con il loro punto di vista di donne, mogli e madri messe da parte in favore del genio creativo, della comunanza di spirito, di un father issue grosso così. genius5

Certo nel rapporto chiaramente sentimentale in cui si intersecato i bisogni di un orfano e le delusioni di chi ha sempre voluto un figlio maschio si sente molto la mano di Logan (per la gioia di tutte le fangirl), ma ahimè è il Logan del 1999.
Si fosse trattato di un altro genere cinematografico lo sceneggiatore e il film se la sarebbero cavata molto meglio, ma se c’è un filone che nell’ultimo decennio si è evoluto e ha cambiato pelle, è proprio quello biografico. Così la vita di Perkins e il suo rapporto drammatico con Thomas Wolfe, per come sono tagliati e adattati al grande schermo, risultano indelebilmente figli di quegli anni ’90 che grondavano angst, recitazione sopra le righe (con un Jude Law comunque bravo ma vittima del suo posticcio accento americano e della sua voglia di strafare) e Oscar vari alla Miramax.

In questo guazzabuglio di stampo ormai retrò, c’è comunque qualcosa da salvare: l’inossidabile Colin Firth che, con placida bravura e consumata esperienza porta a casa un ruolo e un film non semplici da esaltare, un po’ come aveva posto freno alla regia e alla sceneggiatura strabordante de Il Discorso del Re.

In certi passaggi a vuoto e certe lungaggini narrative si rischia anche di perde l’ottimo esordio cinematografico di un grande regista teatrale inglese, Michael Grandage. Di certo appartiene alla scuola delle inquadrature e luci studiatissime, ma a differenza di chi fa il percorso inverso (Polanski in Carnage ad esempio) non tradisce mai le sue origini, quanto piuttosto una certa deriva estetica che qui comunque ben si addice ad atmosfere e intenzioni. La sua estraneità a certe convenzioni narrative per film tratti da una storia vera poi alleggerisce notevolmente il film dal suo fardello retrò, tirando fuori soluzioni spesso sorprendenti come il taglio che chiude il film.genius3

Vado a vederlo? Se vi aspettate il solito Logan di cui fidarsi a scatola chiusa, rimarrete delusi. Genius è un film molto ben prodotto e recitato, ma così figlio di un modo ormai sorpassato di raccontare questo genere di storie che lo consiglierei solo a chi ama vedere le vite private degli scrittori pubblici al cinema o ha un debole per il genere biografico o uno degli attori implicati.
Ci shippo qualcuno? Lo so che con il nome di John Logan uno si aspetta che questa sezione sia particolarmente nutrita, e infatti almeno sotto questo aspetto il nostro non delude. Tra father issue stratosferici e mogli che lanciano frecciate a supposte omosessualità platoniche, io vi dico: Colin e Jude (due con dei precedenti da non sottovalutare, tra l’altro) appoggiati uno alla spalla dell’altro, mentre osservano il tramonto che cala su New York.
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