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chevuoichesia_Se c’è un filone che è sotto-rappresentato su questo blog, oltre al horror (che ci volete fare, son fifona) è il cinema italiano e immagino non abbiate problemi a capirne il motivo. Vediamo un po’ di approfittare di un paio di uscite a colpo di sicuro per colmare questa lacuna.
Difficile trovare una commedia più promettente di Che Vuoi che Sia in questi mesi di uscite italiane traballanti: stavolta l’attore feticcio dei film italiani più riusciti del biennio 2015/2016, Edoardo Leo, sta anche dietro la macchina da presa, oltre che ad interpretare il protagonista di questa commedia cinica e disillusa.
Dopo Smetto Quando Voglio e soprattutto Perfetti Sconosciuti era lecito aspettarsi un film non banale e accattivante e Che Vuoi che Sia mantiene in parte la promessa, pur non brillando rispetto ai predecessori.

Il tecnico informatico Claudio (Edoardo Leo) e l’insegnante precaria Anna (Anna Foglietta) sono una giovane coppia di precari che sbarca il lunario a Milano, assieme allo zio fotografo (Edoardo Papaleo) che dorme nella stanza di un futuro bebè che i due per ora non si possono permettere di allevare. Spazientito da un crowdfunding per una sua rivoluzionaria app che non ha avuto il successo sperato, Claudio da ubriaco sfoga la sua rabbia e promette di girare un porno con la compagna se la gente lo aiuterà a raggiungere i 20mila euro per avviare la sua impresa. La Rete però finirà per prendere davvero sul serio il suo gesto goliardico e la situazione di famiglia precipiterà.

A sorprendere di Che Vuoi Che Sia è soprattutto il cinismo con cui la sceneggiatura descrive i 30enni italiani di oggi, ironici e disillusi, perennemente pronti ad irridersi senza però avere la capacità di vedere e pianificare un domani più lontano di qualche ora. Il dilemma morale del film è quello dei social e del selfie promozionale: buttarsi come tutti gli altri per cogliere l’attimo e il prodotto omaggio o mantenere la propria integrità e la propria vita privata?
La risposta sembra arrivare dalla generazione precedente, parsimoniosa ma anche più coraggiosa, meno disposta a cedere sui propri desideri. Che Vuoi Che Sia è davvero cinico, forse troppo: dopo aver fustigato i vizi dei precari d’oggi, si adagia su una soluzione qualunquista quasi quanto il suo titolo. Si ride abbastanza, spesso a denti stretti, ma rispetto ai suoi predecessori incappa in qualche scena poco riuscita a livello narrativo, come per esempio la telefonatissima (pun intended) chiusa del film.

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Lo vado a vedere? Il pubblico ideale di questa pellicola, quello del gruppo di amici che va al cinema e si fionda sulla commedia italiana di turno, non rimarrà deluso, ma dopo due grandi sorprese stavolta il film è bello e convincente, ma solo a metà.
Ci shippo qualcuno? No, etero al potere come sempre.

faibeisogni3Massimo (Valerio Mastandrea) è un giornalista di punta della Stampa costretto a tornare nella fredda casa natale dopo la morte del padre, con cui non ha mai avuto un rapporto affettuoso. Mentre sistema le sue cose e si prepara a venderla, Massimo ripercorre la sua vita a partire dal momento che l’ha cambiata e influenzata per sempre: la morte della madre, avvolta in silenzi e bugie, avvenuta quando lui aveva solo 9 anni.
Se c’è un regista che mai avrei pensato di vedere associato all’adattamento cinematografico del best seller di Massimo Gramellini quello è Marco Bellocchio, ma forse sono stata superficiale io: il tema dell’abbandonato e, per dirla alla Tanizaki, della nostalgia della madre attorno a cui ruota la vita di un uomo (con relativi sentimentalismi, nessuno mi capisce e complicati rapporti con il mondo femminile) non è certo una novità nella sua produzione e nemmeno nelle proposte italiane per Cannes degli ultimi anni (dopo questo e Mia Madre, dobbiamo rassegnarci agli sfottò mammoni dei francesi). Bellocchio è un regista d’esperienza e sa trovare la chiave giusta per trasporre al meglio il tanto vituperato sentimentalismo di Gramellini, reinterpretandolo con un taglio netto, uno stile che sottolinea la freddezza dell’infanzia del protagonista e dei suoi rapporti con il padre, misurando ogni sentimento e sottraendo, più che calcando la mano, nelle vette emozionali, persino permettendosi di irridere il protagonista. faibeisogni4
Lo vado a vedere? Tanta misura nel affrontare una storia drammatica, piangerona e triste come questa però rendono Fai Bei Sogni un iceberg di cui intuiamo, più che vedere davvero le profondità. Un film splendidamente realizzato ma tragicamente minore, per affrontare un argomento abusatissimo soffrendo il confronto con Mia Madre di Moretti.
Ci shippo qualcuno? No, è la drammatica vicenda di orfano, ma come vi permettete?

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